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Benevento, 02-12-2019 11:44 ____
Sono stato quasi sei ore al Pronto Soccorso ed il mio spirito di osservazione si e' messo subito in moto anche per non annoiarmi nell'attesa
La situazione e' molto progredita anche se vi sono ancora margini di miglioramento, ci scrive Piero Mancini
Redazione
  

Piero Mancini (foto) ci ha inviato una nota con cui ha parlato della situazione in cui si trova il Pronto Soccorso dell'Ospedale "Rummo" di Benevento.
"Caro direttore - scrive - non ho fatto parte della delegazione che ha incontrato Madaro, nella sede dell'Asia, perché mi sono recato al Pronto Soccorso.
Il dito indice della mano destra era talmente gonfio che sembrava un wurstel.
Sono stato ospite per alcune ore, dalle 9.50 alle 16.00, dell'Ospedale.
Il mio spirito di osservazione si è messo subito in moto anche per non annoiarmi nell’attesa di essere curato.
Come sicuramene ricorderà, circa due anni or sono, sono già intervenuto sul suo giornale sulle molte carenze che erano allora evidenti, tanto che lo paragonai ad uno di Emergency in zona di guerra.
Devo subito sottolineare che la situazione è molto migliorata anche se, secondo il mio modesto avviso, vi sono ancora margini di miglioramento.
Di seguito le mie osservazioni e suggerimenti.
Dal punto di vista dell'utenza consapevole e razionale.
Evidenziando la professionalità, la gentilezza e l'umanità dei pochi operatori sanitari che ho visto lavorare con ritmi troppo alti visto l'altissimo numero di pazienti che, senza  soluzione di continuità, hanno chiesto soccorso, alle 13.00 tutte le 74 barelle erano tutte occupate oltre le dieci sedie, per i meno gravi.
Quindi, per evitare che il soccorso da pronto diventi lento bisogna almeno raddoppiare il personale.
Altro grande problema da superare, è quello di rendere più efficiente il triage, il luogo dove viene registrato il paziente appena arrivato. I familiari che lo accompagnano non sono di alcun aiuto ma intralciano e rallentano.
A volte ad assistere inutilmente nel pronto soccorso vi erano anche più di un familiare.
Il triage, quindi, deve essere staccato dal pronto soccorso.
Non deve essere il familiare, quasi sempre più familiari, ad accompagnare il paziente fin nei locali del Pronto Soccorso, dove si effettuano le prime importantissime operazioni, misurazioni dei dati fondamentali e tracciati, ma il portantino con la barella o l'infermiere, se il paziente deambula.
Non basta un solo macchinario che misura la pressione, l'aereazione e i battiti del cuore.
La stanza che ospita i familiari è troppo piccola e troppo vicina al triage. La porta che divide i due ambienti è letteralmente presa d’assalto.
C'è poi un secondo punto debole ancora più aperto, dove arrivano le ambulanze.
Per mancanza di personale ho visto l’addetto che gestisce il computer utilizzato per la registrazione girovagare con fogli nelle mani.
Il personale, quasi tutti giovani e efficienti, armati di buona volontà non riesce a superare le carenze organizzative.
I pazienti, in grande maggioranza anziani. Soprattutto donne scivolate in casa. Ho notato che nessuna di loro aveva pantofole ma calzature non adatte per l’età.
Una signora con l'alzheimer ha candidamente confessato alla gentilissima e affettuosa infermiera, che da venti giorni non prendeva le pillole per la pressione.
Sono solo due esempi per evidenziare che manca da parte dei familiari la dovuta attenzione e accortezza nella prevenzione, salvo poi mostrare apprensione intorno alle barelle ingolfando i locali e rallentando gli infermieri.
Il sistema sanitario nazionale, una grande conquista delle lotte degli anni settanta, un grande vanto sociale del nostro Paese, deve purtroppo sopperire anche a comportamenti non consoni dal punto di vista alimentare.
Purtroppo, ciò che più mi ha fatto male è stato vedere alcune ragazze obese che sulle barelle lamentavano forti dolori, riconducibili allo stato fisico.
La divisione degli spazi per accogliere i pazienti è migliorato nella difesa della dignità ma non è ancora sufficiente e razionale.
Bisognerebbe proprio ubicarlo altrove e ripensarlo in toto con nuove soluzioni più consone.
Ritornato a casa, senza aver superato il mio piccolo problema da codice verde anche se il dito disinfettato era pronto per essere inciso, ho riletto l'articolo: "Dove affonda le radici della crisi del Pronto Soccorso?" pubblicato da "Le Monde diplomatique", del mese di ottobre.
Si prospetta in Francia, tramite un progetto a lungo termine, la consegna ai privati.
Il neoliberismo avanza. Anche a Benevento.
Per una Tac urgente sono stato costretto a rivolgermi, pagando una cifra congrua, ad una struttura privata.
Stavo svenendo quando mi è stato detto di ritornare il giorno dopo.
Ricordo che da ragazzo ho partecipato alle lotte per unificare la sanità in un servizio unico pubblico e nazionale.
Per questo, mi sono sempre rivolto al servizio pubblico che, da qualche anno, è sempre più carente e per questo arretra sempre più in favore dei privati.
Mi rattrista molto la consapevolezza che lascerò, quando partirò, un mondo peggiore, in ogni ambito, di quando ero giovane".

comunicato n.127397



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