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Benevento, 27-11-2019 19:52 ____
Il Codice Rosso passato ai raggi X evidenzia tutti i suoi limiti a cominciare dalla velocita' che si pensava si potesse dare alla procedura
Onore, dignita', fisicita', sono valori che dovremmo tutelare. Eravamo cosi' avanti come cultura giuridica ed oggi stiamo andando tanto indietro perche' mancano i corpi intermedi e tra questi certamente l'educazione
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Del cosiddetto Codice Rosso, la recente normativa che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe velocizzare le procedure a protezione di quella che, in quel momento, è ancora una vittima da tutelare in quanto non si è concretizzata ancora una tragedia, si è parlato nella sala della Biblioteca del Dipartimento Demm dell'Università degli Studi del Sannio dibattendo il tema: "Il Codice Rosso, le novità in materia di violenza domestica e di genere".
L'iniziativa è stata promossa da Patrizia Callaro, consigliere comunale delegato alle Pari Opportunità, insieme alla Consulta delle Donne presieduta da Sara Furno e con il patrocinio morale dell'Università del Sannio, dell'Ordine degli Avvocati e della Camera Penale.
Callaro e Furno hanno introdotto i lavori sottolineando come si sia voluto portare all'attenzione della gente il tema della violenza sulle donne, un fenomeno che spesso resta sommerso e quindi merita una forte attività di sensibilizzazione per riconoscerlo tempestivamente.
Clemente Mastella, sindaco della città, ha sottolineato come qualsiasi tipo di violenza vada contro natura, e tutto ciò è esecrabile. Bene dunque queste iniziative, che danno valore alla visibilità che talvolta è un po' carsica.
Gerardo Canfora, rettore di Unisannio, ha manifestato rammarico per il fatto che debba dispiacersi di dover parlare di un tema che non dovrebbe essere all'ordine del giorno:
Purtroppo la realtà è diversa e peggiora anche con l'uso sempre più frequente dei social dove si compiono azioni terribili quale può essere anche la messa in onda di un video porno solo per concretizzare una vendetta.
Rory Zamparelli, in rappresentanza dell'Ordine degli Avvocati, ha affermato che questa legge rappresenta un'altra piccola vittoria delle donne perché consente di accelerare l'iter processuale.
E' dunque, un passo in avanti nella tutela delle donne.
Domanico Russo, presidente della Camera Penale, ha detto che il ricorso alla legge penale dovrebbe essere un'attività estrema, residuale, perché quando essa è invocata, tutto o quasi è già compiuto.
E' dunque è a monte che bisogna invece lavorare per arginare il fenomeno.
Dobbiamo ovviamente anche chiederci se i tre giorni concessi dalla nuova normativa per ascoltare la vittima, siano sufficienti anche per verificare la veridicità di ciò che si racconta.
Infatti, a volte, ed in numero non insignificante, ha detto Russo, vi sono anche accuse calunniose e dunque c'è la necessità anche di tutelare l'ipotizzato accusato.
Ultimati i saluti istituzionali, Angela Nisco, della Consulta delle Donne, ha quindi moderato il dibattito che si è aperto tra gli esperti ed ha ringraziato per la presenza alcuni allievi del Liceo Artistico.
Luigi Bonagura, questore, a cui è stata passata la parola, ha sottolineato come in tre giorni questo sia il terzo incontro che si tiene sul Codice Rosso, questo vuol anche dire che la dice lunga sull'attenzione che viene riservata al tema.
C'è dunque un problema che va affrontato con l'intento di risolverlo ma questo non lo si fa con il Codice Rosso.
C'è una cultura positiva da alimentare e che deve partire dai giovani che ho già battezzato come sentinelle della legalità.
Per affrontare adeguatamente questo tema, ha detto Bonagura, bisogna lavorare sulla prevenzione e la conoscenza della normativa ed è quindi indispensabile fare rete nella consapevolezza di ciò che abbiamo di fronte e del problema che dobbiamo affrontare.
Quindi Bonagura ha descritto alcune funzioni che sono proprie del questore.
Egli infatti, può produrre l'ammonimento, all'aggressore, che può essere strategico e preventivo. Insomma, parafrasando la pratica sportiva, ha detto il questore, è come se esibissi un cartellino giallo alla persona che ho di fronte ammonendolo che quel cartellino può anche diventare rosso con la conseguenza della espulsione dal "terreno di gioco".
Tante volte la gente che ho avuto di fronte mi ha detto di non capire il senso di quell'ammonimento perché non era stato commesso nulla di riprovevole.
Relativamente ai dati sul fenomeno, il questore ha confermato quanto già dichiaratoci lunedì scorso a noi di "Gazzetta" e cioè che Benevento è nella media nazionale, senza fare alcuna eccezione.
Maria Colucci, sostituto procuratore della Repubblica, ha sottolineato come il tema affrontato sia fondamentale di evoluzione della nostra società.
La nuova normativa è stata in pratica mutuata in campo sanitario dando una corsia preferenziale alla procedura per farne una trattazione celere ed immediata.
Parliamo, ha proseguito Colucci, di una vittima vulnerabile che risulta dal sesso e, quindi, una donna, ma anche un omosessuale.
La particolare vulnerabilità dipende anche dalla dipendenza economica o affettiva da parte della vittima.
Il legislatore ha introdotto nuove fattispecie di reato.
E' previsto anche l'allontanamento dalla casa familiare ovvero il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima.
C'è poi da avere particolare attenzione per la diffusione di video con contenuto sessualmente esplicito.
Sono previste inasprimenti anche delle pene già previste.
Riguardo l'audizione che deve essere fatta entro tre giorni, il sostituto pocuratore ha detto che è delegabile tenendo conto che essa dovrebbe essere tendenzialmente unica anche per evitare che ci sia il continuo ricordo delle violenze subite.
Particolare attenzione Colucci ha anche prestato al minore, anche se esso, nella vicenda, sia stato solo spettatore.
E' considerato vittima anch'esso e persona offesa del reato acquisendo dunque la titolarità di una serie di diritti, tra cui la possibilità di costituirsi parte civile.
Colucci ha chiuso poi con una citazione e cioè che la famiglia è un'isola che il diritto può solo lambire, ma non è così.
Antonella Marandola, docente di Diritto Processuale Penale al corso di Laurea in Giurisprudenza di Unisannio (al convegno ha assisto anche il presidente di questo corso di laurea, Annamaria Nifo, nell'ultima foto in basso), che con la sua riconosciuta competenza, ha subito detto che una legge è come il diritto penale e che dunque dovrebbe entrare nella nostra vita solo come extrema ratio.
Se propendiamo, come appare, sul fatto che questa violenza sia generata da un problema di cultura, quella che ci circonda bisogna allora dire che certamente non ci aiuta.
La violenza di genere, e qui Marandola ha toccato un altro argomento di grande rilevanza, è anche questione di welfare, di assistenza, di sostegno cioè, perché il lavoro dà certamente dignità.
E la violenza si va ad insinuare proprio in un momento che viviamo e che può anche essere alimentato da trasmissioni televisive dove c'è violenza.
Tutto ciò dà anche l'idea di come sia cambiato il processo penale.
Si dice di fare giustizia. Io su questo assunto non sono affatto d'accordo perché noi non dobbiamo fare ma amministrare giustizia.
Marandola ha quindi ribadito: Onore, valori, dignità, fisicità, sono valori che dovremmo tutelare.
Eravamo così avanti come cultura giuridica ed oggi stiamo andando tanto indietro perché mancano i corpi intermedi e tra questi certamente l'educazione.
Noi insegnanti diamo il nostro sapere ai nostri allievi ed alla società. Lo facciamo perché abbiamo l'obbligo di dare alla collettività la nostra conoscenza.
Vincenzo Regardi, consigliere dell'Ordine degli Avvocati, ha detto subito che bisogna chiedersi se il Codice Rosso sia utile a combattere il fenomeno di cui ci stiamo occupando.
La vittima che va dall'avvocato, ha detto Regardi, cosa chiede, che vuole?
Un processo giusto o un intervento immediato?
Certamente chiede un aiuto e che questo venga dato subito, ora.
Ed allora che significa che nei tre giorni  la vittima debba essere sentita?
E chi la sente, atteso che sono aumentate tantissime le denunce da quando è stata introdotta la nuova normativa?
Dovrebbe farlo il pubblico ministero ma non può per il tanto lavoro che ha e quindi delega alla polizia giudiziaria.
E quale intervento si può fare, se non c'è la flagranza del reato?
E' per questo, per questi elementi, che la legge non può funzionare.
La vera emergenza, ha ancora detto Regardi, è quella piuttosto di velocizzare l'arrivo al dibattimento.
Il 53% degli omidici totali, ha proseguito l'avvocato, sono commessi in famiglia. E dunque la vera emergenza è la violenza e l'obiettivo è dove intervenire ed allo stesso tempo chiediamoci se il Codice Rosso ce lo fa fare o se viceversa esso butta solo un po' di fumo negli occhi del cittadino.
In definitiva, ha detto Regardi, facciamo in modo che Dio smetta di contare le lacrime di tutti e non solo delle donne.
Serena Ucci, avvocato, dottore di ricerca in Diritto Penale all'Università degli Studi di Napoli, "Federico II", ha esordito lanciando un messaggio: Il problema non è la disparità di genere ma la vilolenza che poi non si colpisce con la pena massima.
Bisogna partire dal lavoro, perché esso vuol dire dare dignità alla gente.
La violenza di genere ha come soggetto la donna e questi sono episodi in costante aumento ed è un fenomeno che appare difficile da arginare.
Non escludo, ha proseguito Ucci, che queste cose siano sempre esistite, e che forse semplicemente non se ne parlava.
Le donne non lo confessavano. Il senso della vergogna e dell'imbarazzo restano e restano in capo alla donna che si colpevolizza e che poi alla fine spera che quello che ha subito, non accada più.
Si parla di 88 vittime al giorno, questo significa una violenza contro una donna ogni 15 minuti con un reato che è commesso da chi, quasi sempre, è già in casa.
Riguardo il Codice Rocco, che è del 1930 ed è tutt'ora in vigore, anche se in più parti è stato modificato negli anni, esso è certamente sessista, ha detto Ucci.
Oggi in realtà siamo null'altro che lo specchio della cultura passata anche se dal Codice Rocco al Codice Rosso, qualcosa è stato fatto anche con la introduzione di nuove figure di reato quali lo stalking ed il femminicidio.
Con gli aumenti sanzionatori, ha ribadito Ucci, non si risolve il problema e ritengo che le leggi di oggi siano solo populiste. Si aggrega cioè il consenso dei cittadini intorno a norme che sembrano giuste.
Mi auguro, ha concluso Ucci, che possano almeno aiutare a mitigare il fenomeno.
Giuseppe Vacchiano, associato di Medicina Legale all'Universitàò degli Studi del Sannio, ultimo relatore del convegno, ha sottolineato innanzitutto la difficoltà del medico legale nel trovare lesioni sfumate ed alle volte poco tangibili ed alterazioni psichiche e di tutto questo poi informare l'autorità giudiziaria.
Queste difficoltà aumentano nei confronti dei minori.
Spesso in questi casi si delega all'ascolto personale che non risulta essere utile allo scopo, ha sottolineato il professore.
Vacchiano poi ha quindi "deviato" dal canovaccio che si era preparato ed è andato al cuore del problema: Non è questione medica o psicologica. Fondamentale è ricordare che la violenza la rivolgiamo contro di noi se solo ci ricordiamo che ciascuno di noi è stato accolto nel grembo materno.
Il problema investe la società mondiale se si considerano ad esempio i paesi del sesso, o le spose bambine o la mutilazione dei genitali anche nelle bambine.
E dunque il problema è fondamentalmente educativo e culturale e bisogna intervenire nella società e qui c'è il grande ruolo dell'Università.
Siamo in una società, ha concluso Vacchiano, che ha perso i suoi valori ed i corpi intermedi qual è certamente la famiglia.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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