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Benevento, 08-11-2019 12:06 ____
Non appena stiamo per giungere a qualche risultato, succede qualcosa che blocca il meccanismo. La politica ci dica che sta succedendo
Sale, ed e' palpabile, il livello di esasperazione dei dipendenti della Samte, 41 famiglie senza stipendio da mesi. Oggi sit-in dinanzi alla Provincia e poi conferenza Stampa con parole di ferma condanna per quanto sta accadendo
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Sale ed è palpabile, il livello di esasperazione dei dipendenti della Samte, 41 famiglie senza stipendio da mesi, che quest'oggi hanno organizzato un sit-in all'ingresso della Provincia che, lo ricordiamo, è proprietaria della Samte in quanto società totalmente da essa partecipata, e poi una conferenza Stampa che Giannaserena Franzé ed Antonio Tizzani, della Cgil Funzione Pubblica e Michele Caso della Uil Trasporti, hanno tenuto nella Sala Giunta della Rocca dei Rettori.
Siamo ad un punto di non ritorno, ha esordito Franzé, e questo comporta anche la messa in atto di gesti che sono di disperazione.
La cosa grave è che non vi è una prospettiva o la ripresa di un discorso che pure, a fatica, era stato avviato.
La richiesta ora è che la politica si assuma le sue responsabilità ed in maniera chiara.
Siamo lungo un percorso segnato ma dove qualcosa è andato storto o ci stiamo prendendo in giro.
C'era stata una disponibilità, manifestata più volte anche con note ufficiali, di acquisire, anche se in maniera temporanea, alcuni dipendenti della Samte all'azienda Sapna del napoletano; all'Asia di Benevento; ad Irpinia Ambiente di Avellino ed anche alla società di Caserta.
Poi ad un tratto la quadra è stata smarrita, ha proseguito la sindacalista.
Non rispondono più alle nostre chiamate ed alle nostre sollecitazioni.
Facciano i politici e lo facciano in maniera seria.
Questo dimostra anche che c'è una grave assenza sul più generale discorso ambientale di cui questi licenziamenti rappresentano solo la punta dell'iceberg.
Ci era stato detto che entro il 28 ottobre sarebbero stati pagati gli stipendi. Siamo all'8 novembre e non si è visto nulla. Le Istituzioni rispettino le parole date.
Eravamo in vista del traguardo, ha ancora detto Franzé ma invece facciamo passi indietro.
La Provincia, per lo Stir e la discarica di Sant'Arcangelo Trimonte, entrambi gli impianti di competenza della Samte, dovevano essere resi 400mila euro, che rappresentano il grimaldello di tutto il discorso.
Che è successo?
Il Comune di Benevento si era assunto l'impegno di pagare il suo debito e di assumere qualche dipendente Samte, nessuno dei due è stato onorato.
Occorre poi l'impegno da parte dell'Ato, che ci appare essere completamente assente, in termini ufficiali. Le dichiarazioni giornalistiche lasciano il tempo che trovano se non ci sono atti istituzionali che le sostengono.
L'Ato del presidente Iacovella ci dica quali sono i suoi obiettivi strategici su questi impianti.
Michele Caso, ha annunciato che si pensa anche di fermare gli impianti per smuvere i soggetti interessati dalla latitanza.
Questa non è una battaglia solo per questi lavoratori ma è per l'intero territorio visto che stiamo parlando del Ciclo integrato dei rifiuti a valere per tutto il Sannio.
I Comuni intanto continuano ad incassare dagli utenti ma non pagano a loro volta le fatture alla Samte.
Oggi, sull'unghia, ciò praticamente in contanti, si accontentano di pagare per lo sversamento dei rifiuti a 260 euro a tonnellata mentre contestavano il prezzo della Samte che era di 190 euro, sempre a tonnellata.
Giannaserena Franzé riprendendo la parola ha detto che è evidente che ci sia in atto un gioco politico.
E' stata denunciata quella della Samte come una tariffa esosa mentre si paga una cifra quasi il doppio in impianti fuori provincia e non ci si ribella, così disconoscendo la validità dell'impiantistica del territorio.
I Comuni, amministrati da questi sindaci, non parlano, non dicono nulla.
Tasse più salate per i contribuenti e nessuno si ribella.
Allora, ci dicano la verità e cioè che questi lavoratori non li vogliono anche perché non appena stiamo per giungere a qualche risultato, succede qualcosa che blocca il meccanismo.
L'impianto di Casalduni riprenderà certamente a lavorare, perché esso è definito strategico nella politica regionale del Ciclo dei Rifiuti, ma con quali lavoratori sarà avviato?
Antonio Tizzani ha sottolineato come si sia di fronte ad una politica poco seria. Giù le mani dallo Stir di Casalduni, ha detto.
Michele Caso, infine, proprio a sottolineare la importanza dell'impianto, ha evidenziato come la Regione abbia rinunciato a 4.800.000 euro di crediti vantati dalla Samte. Una cifra importante.
Non lo avesse fatto, il concordato in Tribunale non sarebbe mai passato e l'Azienda ora sarebbe stata dichiarata fallita ed invece ne è stata permessa la sua sopravvivenza.

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comunicato n.126728



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