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Benevento, 06-11-2019 18:52 ____
Quando un giudice monocratico o facente parte di un collegio, viene sostituito, che succede alle prove che sono state gia' sin li' acquisite?
Antonella Marandola, docente di Diritto Processuale Penale a Giurisprudenza di Unisannio, ha organizzato un Tavolo di giuristi con Giorgio Spangher per affrontare la non facile problematica in continua evoluzione, come il Codice
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Ancora una volta un argomento caro ai giuristi, stavolta di tecnica giudiziaria, è stato oggetto di attenzione da parte di Antonella Marandola, docente di Diritto Processuale Penale al corso di laurea in  Giurisprudenza dell'Università degli Studi del Sannio, che ne ha tratto spunto per un convegno di studi sul tema: "I nuovi orizzonti del dibattimento rinnovato davanti al giudice diversamente composto".
Sembra arabo per chi non mastica di diritto, ma non è così, nel senso che con qualche sforzo e forse con la lettura di questa nota di resoconto, si può giungere a comprendere che si parla della capacità, della possibilità e dell'obbligo di riassumere nuovamente al giudizio penale tutto ciò che in pratica sia stato sin lì già prodotto ma non dinanzi all'attuale collegio giudicante.
Insomma, il giudice, se monocratico, o il Collegio, se composto da più magistrati, deve essere informato su tutto ciò che è avvenuto nel processo visto che poi deve emettere una sentenza e se il giudice viene sostituito, al subentrante bisogna dare la possibilità di essere perfettamente a conoscenza delle dichiarazioni e delle testimonianze rese in precedenza.
Dunque, in parte, si ricomincia.
E' un argomento questo solo per operatori del diritto?
Certamente i tecnici sono loro e devono essere ben preparati per affrontare un processo, ma alla fine è bene che qualcosa la comprendiamo anche noi che malauguratamente dovessimo incorrere, a ragione o a torto, nelle maglie della giustizia.
Bene dunque l'iniziativa di Antonella Marandola che prosegue la sua azione divulgativa rivolta non solo ai suoi studenti ma anche agli Ordini professionali e più in generale alla cittadinanza ed ai curiosi che volessero cercare di capire qualcosa in più di una istituzione importante quale è quella della giustizia.
Il Convegno dell'Università degli Studi del Sannio, ha ottenuto la collaborazione dell'Ordine degli Avvocati, e della Camera Penale "Guido Del Basso De Caro".
Ad aprire i lavori, coordinati dalla stessa Marandola, sono stati i saluti portati dal rettore Gerardo Canfora che si è dichiarato soddisfatto di questo attivismo della sua Università.
Mi avevano detto che questa fosse una città dove si sonnecchia e che la nostra fosse una Università di provincia... ed invece queste sono affermazioni travianti perché partecipo una serie di realtà vive ed articolate e questo fa veramente piacere a chi si accinge a governare un Ateneo.
A seguire l'intervento di Massimo Squillante, anch'egli da poco eletto direttore del Dipartimento Demm, il quale ha detto di una Università, la nostra, ha una grandissima vivacità.
Il nostro Ateneo per tradizione ha una grandissima attenzione al territorio ed al proprio specifico disciplinare ed alla ricerca raggiungendo livelli di eccellenza. Il dalogo con la società e con le istituzioni, con l'intento di essere foriero di lavoro per i nostri laureati, è assolutamente vitale. Abbiamo avuto la visita della Commissione ministeriale per la valutazione dell'Ateneo ed in via ufficiosa sappiamo di riscontri assolutamente positivi ed alla nostra attenzione è stata sottolineata la forza ed il dialogo che riusciamo ad instaurare all'esterno in generale da parte di tutti i corsi di studio ed in particolare con Giurisprudenza.
Il presidente del Tribunale, Marilisa Rinaldi, riprendendo il discorso del rettore e del direttore di Dipartimento, ha confermato la disponibilità a fare grande questa nostra piccola Università.
Sapere che c'è un Ateneo che funziona, significa anche che c'è una cultura in cammino e sapere che Benevento può ben diventare un polo di cultura, mi fa ben sperare.
Venendo al tema del Convegno, Rinaldi ha detto che il nostro processo è un po' malato ma non è moribondo e questo perché oramai abbiamo a che fare con i tempi.
Velocizzare può andare però a collidere con le garanzie.
Ed allore insieme dobbiamo discuterne per vedere anche a che punto sia arrivato il processo penale.
Accennando alla prescrizione, (che dà la certezza che il processo non possa durare all'infinito ndr), non è edificante neanche per un magistrato che deve sentenziarla.
Ma bisogna dire che un processo giusto non deve avere così lunga durata.
La credibilità nei confronti dei cittadini, bisogna averla e far capire loro, che si chiedono perché debbano ripetere una deposizione già resa, che talvolta ci si trova di fronte ad un rito da rispettare.
Il presidente del Tribunale, dunque, a proposito dei tempi del processo e del fatto che debba essere anche giusto, ha detto che la Corte si è posta il problema della rinnovazione degli atti.
Si parlava della necessità di un processo veloce ma ci viene richiesta la rinnivazione per il cambiamento di un solo giudice sui tre del Collegio.
In realtà il problema esiste ed è stata chiamata in causa la Coste Costituzionale ma non si può abrogare questa rinnovazione, pena la nullità assoluta della procedura.
Può essere superata ma solo da una modifica legislativa essendo un diritto disponibile modulabile.
La stessa Corte, con sentenza del 29 maggio scorso, ha rinviato al legislatore per bilanciare il principio del ragionevole processo al diritto dalla difesa.
Aldo Policastro, procuratore della Repubblica, ha ringraziato Antonella Marandola per questa grande opportinità di portare la cultura giuridica nazionale, con il professore Giorgio Spangher, nel nostro territorio con l'intento di confrontarci e di migliorarci.
Quindi ha posto la domanda: Nel giusto processo costituzionalizzato, l'immediatezza c'è o non c'è?
La sentenza della Corte Costituzionale del 30 maggio sostanzialmente dice che non è costituzionalmente garantita tanto è vero che richiama il legislatore ordinario ad intervenire.
E' anche rispetto a questo che ci dobbiamo interrogare. L'immediatezza, è uno dei metodi per l'accertamento della verità nel processo oppure no?
Dobbiamo essere brutali e bilanciare la necessità dei due poli per capire alla fine quello che effettivamente serve e quello no.
L'immediatezza di cui si parla a che cosa attiene? Alla sensazione, è rimessa all'impressione del giudice?
Ma se è così io non mi sento garantito affatto.
Abbiamo bisogno di riferimenti precisi e documentali.
Dobbiamo allora porci il problema si siamo di fronte ad un simulacro di immediatezza o un principio veramente praticato e che produce decisioni più giuste.
Alberto Mazzeo, presidente dell'Ordine degli Avvocati ha parlato di un momento che richiede prudenza dettata dal fatto che il linguaggio mediatico può parlare contro tutti. Chi è ai vertici questo lo avverte ed allora emette un provvedimento di prudenza.
In virtù di questa richiesta di velocità non c'è un punto di arrivo in quanto spesso non dà il risultato sperato a tutela del cittadino:
Nel processo civile i testi sono ascoltati addirittura dagli avvocati o chiamati solo a confermare dei capi, ha proseguito Mazzeo.
Siamo in presenza di un processo svilito mentre più tutela bisogna dire si riscontra in quello penale.
Il problema è quello della cooperazione per far durare al minimo un processo.
Magari non bisogna neanche portare in udienza 40-50 processi. Bisogna invece iniziarli e concluderli.
Noi difendiamo i cittadini ma siamo male accompagnati perché sono assenti proprio i cittadini e la soluzione non può avere il suo riscontro positivo nella celerità.
Antonella Marandola, intervendo tra un relatore ed un altro, ha osservato che la sentenza in pratica butta giù l'ultimo baluardo del codice di procedura penale che ha 30 anni.
Domenico Russo, presidente della Camera Penale, ha innanzitutto sottolineato il temperamento vulcanino di Antonella Marandola utile a tutti gli operatori del diritto processuale penale.
La Camera Penale di Benevento è preoccupata e sconcetata per l'ennesima lesione difensiva.
C'è, in praitica, un preoccupante arretramento con il rischio che siano lesi i diritti della difesa e dell'impuitato.
Gli stessi giudici del dibattimento concorrono alla sentenza e c'è il diritto del cittadino di essere giudicato dal magistrato che ha raccolto le prove.
Questi passaggi, in pratica, non sono solo a tutela dell'impuitato ma anche della correttezza della decisione e del giudice stesso.
In realtà la Corte di Cassazione si è sostituita al legislatore e questo non è affatto positivo, ha ancora detto il presidente Russo.
Questa operazione è resa in un momento debole della parte politica.
Se la interpretazione del giudice dichiara superfluo risentire il testo, in questo modo si dichiara superflua anche la norma.
E tuttavia, ha proseguito Russo, relativamente al rinnovamento della prova, stiamo parlando di percentuali bassissime e quindi questo ci fa anche comprendere poco il perché di questo intervento a gamba tesa.
Non si può dunque non manifestare dissenso rispetto al fatto che il giudice che decide debba essere lo stesso che ha assunto le prove.
Su questo non ci sono equilibrismi da fare.
Simonetta Rotili, magistrato giudicante, ha parlato di una interpretazione molto rigorosa dell'articolo 525 del Codice di Procedura Penale (Cpp).
Ha quindi citato la sentenza Iannassi che esige la rinnovazione al cambio del giudice monocratico o componente del Collegio.
Senza il consenso delle parti il giudice non può dare lettura degli atti.
Il diritto vivente, quello delle Aule dei Tribunali, aveva ritenuto di dover dare atto della diversa composizione nel momento costitutivo se non vi fosse opposizione delle parti.
Senza opposizione, appunto, il giudice è vincolato a risentire i testi ma una volta ascoltati gli atti già espletati fanno parte del fascicolo.
Questo prima della sentenza delle sezioni unite.
In caso di riacquisire la prova già assunta questa richiesta va accolta del giudice subentrante.
La superfluità va comunque valutata dal giudice
Il momento di interlocuzione, ha proseguito Rotili, non è elemento neutro della prova.
Il nuovo giudice, che è poi quello che decide, deve poter nuovamente interrogare, ha concluso il magistrato, perché guardarlo in volto mentre espone i fatti, è un momento importante che servirà poi molto al giudice per farsi un suo libero convincimento che lo porterà poi alla emisione della sentenza.
Assunta Tillo, sostituto procuratore della Repubblica, ha confermato una serie di perplessità su questa sentenza. Non sono d'accordo affatto, peraltro, che siano lesi i diritti della difesa e dell'impuitato, ha detto il magistrato.
Il bilanciamento lo cerca e lo ha deciso anche la Corte di Strasburgo.
Se la rinnovazione deve riguardare dall'inizio, al giudice nuovo deve essere data la possibilità di acquisire la prova ed il vaglio dell'ammissibilità della stessa.
In realtà le Sezione Unite della Cassazione si sono allineate alla Corte di Cassazione ed a quella di Strasburgo ed hanno effettuato un bilanciamento che non muta la capacità difensiva.
Bisogna in verità anche chiedersi: Dopo 5 o 6 anni dall'inizio del processo quali sono i punti ancora leggibili ai fini del libero convincimento?
Certamente il giudice non si ricorderà nemmeno del volto del testimone sentito anni addietro ed allora quello che dovrà supportarlo sarà la lettura degli atti.
Comunque, questa decisione modificativa, ha concluso Tillo, andava presa dal legislatore e non dalla Cassazione.
A chiudere i lavori è stato Giorgio Spangher, professore emerito dell'Università di Roma "La Sapienza" il quale ha subito posto la prima domanda: E' pragmatismo quello delle sezioni unite?
E' partito da lontano descrivendo finanche la organizzazione dell'Aula dove si tiene il processo e come devono essere disposti, giudici, avvocati, testi ed impuitati.
Nulla è messo a caso.
Questa norma esisteva anche nel Codice del 1930 che diceva altresì che i giudici che deliberano devono essere gli stessi. In pratica affermava la stessa cosa del novellato ma non conteneva la sanzione.
Il nuovo codice ha invece recuperato il concetto delle nullità assoluta come sanzione.
Comunque sia il Codice si muove ed è vivo ed è alimentato dalle sentenze della Corte Costituzionale.
Il professore ha quindi citato Ferri che, con il 1992 ed il 1994, le prove del contraddittorio entrano nel fascicolo anche se non c'era nella legge delega.
Il diritto si evolve continuamente.
Quindi, è arrivata la sentenza Frigo con la quale si afferma il diritto dell'imputato a confrontarsi con il suo accusatore.

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comunicato n.126676



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