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Benevento, 03-11-2019 08:22 ____
Non esito' a tuffarsi in mare per salvare due ragazze che stavano annegando. Riusci' nell'impresa ma le onde pretesero una vita, la sua
Peppino De Lorenzo ricorda Cosimo Nuzzolo, un eroe civile a cui e' intitolata una strada al Rione Ferrovia ma gli stessi abitanti del luogo non sanno chi fosse. In India un lebbrosario e' pero' intitolato al suo nome...
Nostro servizio
  

Questa volta, Peppino De Lorenzo sofferma l'attenzione, con venerazione mai sopita, su di un giovane beneventano, morto, tragicamente, a soli 26 anni, divenuto eroe civile.
Si tratta, nello specifico, di Cosimo Nuzzolo (nella foto di apertura) che la città ricorda con una strada a lui intitolata, nello stesso rione Ferrovia dove era nato.
Leggiamo quanto De Lorenzo ricorda di lui.
"Rivedo, ancora oggi, il volto di Cosimo Nuzzolo, all'epoca, giovane molto noto in città. Siamo, per la precisione, agli anni '60.
Nè ho dimenticato che sacrificò, generosamente, i suoi verdi anni nel tentativo di salvare altre vite umane.
Figlio di Angelo e Maria Carolina Scalzo, nacque nella nostra città, in un palazzina per terremotati, la prima a destra, in via I Maggio, al rione Ferrovia, il 27 giugno 1945.
Si laureò in Storia e Filosofia all'Università Cattolica di Milano.
Molte le iniziative dell'epoca che portano il suo nome. 
Negli anni '65, '70 fu direttore responsabile della rivista trimestrale "Il Ping" (nella foto in basso alcuni primi numeri), il cui sottotitolo era "prima battuta di un dialogo".
"Il Ping" fu fondato nel '63 e Cosimo Nuzzolo ne fu l'anima, la materia dell'entusiasmo, insieme al suo gruppo di amici.
Fra questi, si ricordano Sergio Moleti, Franco Donatiello, Mariantonietta Esposito, Mammolina Velotti, Michele Tretola, Bruno D'Amico, Giovanna e Sergio Santaniello, Pina De Rosa, Vito Gravina, Bianca Maria Esposito, Mario De Marco e tanti altri che rappresentavano la giovinezza di quegli anni.
Questa pubblicazione, rara ed unica per quei tempi, divenne, d'un tratto, una palestra dove i ragazzi di tutte le scuole cittadine potevano, liberamente, offrire il proprio contributo umano, letterario, giornalistico e sportivo.
Nella sua breve esistenza, Cosimo Nuzzolo fu impegnato, attivamente, nel volontariato prodigandosi con grande generosità ad aiutare quanti avessero bisogno.
Non di poco conto fu il suo interessamento a favore dei lebbrosi al punto da diventare uno dei più fedeli ed attenti collaboratori di Raoul Follereau che, nel 1966, venne a Benevento (sempre in basso le foto dell'incontro svoltosi in un Teatro Massimo gremito).
A Vimoto (Bombay), in India, un lebbrosario, con adiacente un complesso di abitazioni destinato ai malati di lebbra, è a lui intitolato (nell'ultima foto in basso).
A soli 26 anni, in Liguria, incontrò la morte.
Era in comitiva, in un piccolo centro spezzino. Il mare era agitato, ma, tuttavia, due ragazze francesi, senza valutare il pericolo, si tuffarono, comunque, in acqua.
Dopo un po', una delle due stava per essere travolta dalle onde.
L'altra la soccorse trovandosi, però, subito anche lei in difficoltà.
Le incessanti grida di aiuto furono raccolte dalla comitiva dei ragazzi beneventani e Cosimo Nuzzolo non esitò a tuffarsi per soccorrere le sventurate.
Riuscì a portare in salvo una delle due, prodigandosi al meglio per strappare a morte sicura anche l'altra.
Ci riuscì, ma, poi, fu lui stesso ad essere sommerso dalle onde, trovando la morte. Cosimo Nuzzolo fu insignito del meritato riconoscimento di eroe civile.
Lui, oggi, rimane un esempio per tanti giovani anche se, purtroppo, il suo ricordo sia caduto nell'oblio. Il che è gravissimo.
Anche se la nostra città gli ha intitolato una strada, chiedendo ai tanti abitanti della zona chi fosse Cosimo Nuzzolo, in molti non hanno saputo offrire una risposta. Ed anche i motori di ricerca su internet, oggi tanto in uso, non offrono riscontri, digitando il suo nome.
Rimane, tuttavia, fortunatamente, una sparuta minoranza di beneventani che con Cosimo Nuzzolo hanno trascorso gli anni spensierati della giovinezza.
Dopo quelli della mia età, tutto, dolorosamente, cadrà nel dimenticatoio. E' la triste realtà dell'esistenza umana".

 

 

comunicato n.126593



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