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Benevento, 09-10-2019 12:28 ____
La grande camera della Corte Europea dei Diritti umani ha respinto il ricorso presentato dall'Italia
Il commento del docente Giuseppe Maria Palmieri sulla condanna al carcere a vita "irriducibile"
Redazione
  

La grande camera della Corte Europea dei Diritti umani ha respinto il ricorso presentato dall'Italia contro la sentenza del 13 giugno scorso.
Con quella decisione, che riguardava il caso del boss di 'ndrangheta Marcello Viola, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che la condanna al carcere a vita "irriducibile", senza poter accedere a permessi e benefici, inflitta al ricorrente viola l'articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti umani.
La sentenza adesso influenzerà la situazione di 957 persone che in Italia stanno scontando condanne all'ergastolo per reati di mafia e terrorismo.
Un commento è giunto da Giuseppe Maria Palmieri (foto), docente di Diritto Penale dell'UniFortunato
"La decisione della Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, pronunciata il 7 ottobre scorso in occasione del "Caso Viola" - scrive - risulta di particolare interesse in quanto afferma il principio secondo cui il, cosiddetto, ergastolo ostativo, previsto dall'articolo 4 bis dell'op italiano, risulta in contrasto con l'articolo 3 della Cedu, che prevede che "nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".
In specie, dalla richiamata disposizione dell'ordinamento penitenziario viene preclusa, nei confronti dei condannati per determinate fattispecie delittuose, tra cui quelle in materia di criminalità organizzata, la possibilità di godere degli ordinari benefici previsti dalla legislazione italiana in materia di ergastolo, se non a condizione di divenire collaboratori di di giustizia.
Tale decisione, al di là di porre nuovamente l'attenzione sulla disparità di trattamento dei detenuti fondata sul possesso o meno della qualifica di "pentito", si pone come nuova occasione di riflessione sulla più ampia questione, già più d'una volta sollevata innanzi alla Corte costituzionale, relativa alla dubbia compatibilità della pena dell'ergastolo, ex articolo 22 del Codice Penale, con il principio rieducativo della pena affermato dall'articolo 27 comma 3 della Costituzione italiana".

comunicato n.125932



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