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Benevento, 03-09-2019 21:05 ____
Le norme antidiscriminatorie del lavoro sono state discusse nel corso di un seminario internazionale tenuto dal Corso di laurea in Giurisprudenza
Le Cattedre di Diritto del Lavoro di Marco Mocella e Rosario Santucci ospitano tre docenti spagnoli per comparare gli ordinamenti. Le norme sono progredite ma molto e' ancora affidato al giudice che deve valutare gli elementi presentati
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Nella Sala Convegni del Dipartimento Demm di piazza Arechi II, il Corso di laurea magistrale in Giurisprudenza, con le cattedre di Diritto del Lavoro dei docenti Marco Mocella e Rosario Santucci, ha presentato il secondo segmento sul tema: "Le norme antidiscriminatorie del lavoro nell'Unone Europea".
A condurre i lavori, che hanno avuto certamente anche il carattere della internazionalità vista la presenza di tre docenti universitari dell'Università spagnola di Leon, è stato Felice Casucci, docente di Giurisprudenza di Unisannio, che ha saputo ben gestire ed anche contenere nei tempi più o meno giusti, i tanti partecipanti ad un pomeriggio di fatti di importanti riflessioni su temi che sono sotto i nostri occhi, quotidianamente.
Ed infatti, Casucci ha sottolineato in apertura che è grande il merito per queste iniziative di cui spesso si contraddistingue la disciplina di Diritto del Lavoro.
Quindi, attingendo al suo insegnamento che è quello di Diritto e Letteratura, ha sottolineato come la parola discrimine in sé non sia da ritenersi necessariamente negativa perché in pratica significa distinguere e separare.
Si carica, la parola discrimine, di significato negativo quanto illecitamente si pongono in essere azioni discriminatorie, appunto.
Ed allora, ha concluso Casucci la sua introduzione, non dobbiamo avere paura affatto delle parole ma occorre saperle leggere.
Mario Cerbone, docente di Unisannio, ha trattato il tema: "Le discriminarioni di genere" e subito ha posto una prima domanda: A che punto siamo sulla tutela antidiscriminatoria?
Il terreno privilegiato su tale attività, va colto anche sul piano della cultura di organizzazione del lavoro e non solo sul piano tecnico-giuridico.
Su tutto ciò il nostro Paese è oggettivamente in ritardo visto che tutto può incidere anche sul mondo del lavoro.
Nell'ottica processualistica, dunque, dobbiamo dire però siamo già alla sconfitta proprio perché dobbiamo tutelare un torto che, in pratica, è già stato subìto e questo dimostra che non ce l'abbiamo fatta ad intervenire in maniera preventiva.
Cerbone ha anche ammonito nell'uso della parola mobbing in quanto ci sono molti elementi che non la caratterizzano e certamente esso non si configura con un solo episodio.
Questa condotta vessatoria deve protrarsi per almeno sei mesi e quindi occorre che si perpetui nel tempo ed è inutile presentare da subito un ricorso alla magistratura.
Non c'è poi un modello unico tra azione di genere ed altre discriminazioni.
E' vero poi che il principio del favor, che mira proprio a cancellare la disparità, viene esportato anche sul campo delle discriminazioni, un po' come avviene quando si è in presenza del licenziamento di un lavoratore.
Allora, al di là delle indagini sulle intenzioni del soggetto, basta verificarne gli effetti per determinare la oggettivazione della discriminazione, senza bisogno di acquisire altre prove.
Altro elemento, ha ancora detto Cerbone, è la prova statistica, come ad esempio l'acquisizione dello storico delle varie carriere dei dipendenti.
Una attenzione il docente l'ha dedicata anche ai dirigenti pubblici per chiedersi se sia entrato nei loro obiettivi anche la cura della diversità e quindi il benessere del dipendente.
La dirigenza privata sta facendo già grandi sforzi in questa direzione, ha concluso Cerbone.
A questo punto la parola è passata a Juan José Fernàndez Dominguez, Universidad de Leon, in Spagna che ha trattato il tema: "La apuesta por la igualdad efectiva através de formento de la contrataciòn indefinida en España."
Il docente ha parlato dell'applicabilità di norme anche ai dipendenti di una catena di alberghi che evidentemente erano anche di diversa nazionalità e la risposta è stata di no.
E' possibile farlo solo nei confronti del lavoratore diretto e non a quello indiretto.
Notizia positiva, ha detto Dominguez anche rispetto al soft law, concetto di elaborazione dottrinale fondato sull'osservazione della realtà effettiva degli atti e strumenti utilizzati dalle istituzioni comunitarie, che andrebbe ad avere delle prospettive diverse.
Marco Mocella, docente dell'Università del Sannio ha parlato invece su: "Le discriminazioni diverse dal genere".
Mocella, che è stato organizzatore della visita dei tre colleghi spagnoli, che descritto Leon come una città spagnola molto simile a Benevento anche per grandezza e così anche la sua Università è delle dimensioni simili alla nostra.
Mocella, rimanendo nel tema da trattare, ha messo sul tavolo anche altre discriminazioni tra cui quella sull'età ed ha parlato delle cause di giustificazione.
Tendenzialmente le norme europee tendono ad uniformare le discriminazioni non di genere che sono di razza, di religione, di sesso.
Poi ci sono le discriminazioni non previste dalla normativa, come quella territoriale allorquando un'azienda pone come condizione per l'assunzione la residenza nel paese dove ha la sede la ditta.
Questo assomiglia molto, ha detto Mocella, al cartello esposto tanti anni fa quandio si diceva: "Non si accettano i meridionali".
C'è poi la discriminazione per handicap dove c'è l'obbligo per la sua risoluzione più evidente che è quella della eliminazione delle barriere architettoniche.
Alcune di queste discriminazioni, diverse da quella di genere, più nota, come quella per età, è trattata meno bene di altre.
E qui c'è un ampliamento delle cause di giustificazione.
in generale la direttiva europea, per l'età, dà un elemento diverso rispetto alle altre se persegue, ad esempio, l'intento di favorire il mercato del lavoro, quello dell'occupazione e la preparazione professionale.
La Corte di Giustizia ha chiarito che la direttiva lo consente ma c'è bisogno di provare che è un fattore positivo per l'occupazione discriminare.
insomma, non basta dirlo.
Sono accettabili quando ci sono cause discriminatorie legittime e tra queste certamente il credo religioso, il modo di vivere, il ceto politico.
E' evidente che un Istituto religioso possa discriminare, nell'insegnamento, un docente di religione cattolica rispetto ad un altro di altra fede religiosa.
La condizione in base al quale si può accettare la discriminazione è che essa sia essenziale, legittima e giustificata per l'attività lavorativa.
Cosa diversa è già se il riferimento è all'usciere, al bidello, dove non c'è la necessità della discriminazione neanche condotta da un Istituto religioso.
Insomma, su questi profili si scontrerà la giustificazione europea e nazionale.
La parola è quindi passata a Roberto Fernandez, dell'Universidad de Leon  Spagna che ha parlato sul tema: "La apuesta por la igualdad efectiva a través de formento de la contratacion indefinida ed España".
A seguire è intervenuta Rocchina Staiano, consigliere di parità della Provincia di Benevento e docente all'Università di Teramo che ha trattato il tema: "Le istituzioni di tutela delle discriminazioni".
Nel nostro ordinamento, ha detto Staiano, ci sono una serie di discriminazioni di categoria.
La prima è quella di sindacato, poi di genere. C'è poi l'azione giudiziaria per la discriminazione del disabile, di categoria per l'altra ipotesi che è quella riferita all'origine etnica e razziale o per handicap, convinzioni religiose, sessuali eccetera.
L'Autorità garante per le discriminazioni interessate dal disegno di legge del precedente Governo, nasce anche con la presenza del consigliere di parità.
Il lavoro del consiglire di parità, in Italia ce ne sono 260, è quello anche di far conoscere la cultura delle pari opportunità.
Bisogna far capire che ci siamo e che siamo a disposizione per una cultura di parità di genere per rimuovere attraverso azioni conciliative o azioni giudiziarie le disciminazioni in essere nelle aziende, sia pubbliche che private.
Henar Alvarez, docente dell'Universidad de Leon - Spagna, ha parlato sul tema: "Los retos del futuro del trabajo en clave de igualdad y no discriminacion por razon de genero".
La docente spagnola ha parlato di un tema non lontano dall'essere affrontato, in maniera ancora più corposa, negli anni a venire e cioè quello della robotica e dell'intelligenza artificiale che cambia il mondo dell'impresa.
E' questa una situazione apocalittica che taglia posti di lavoro?
Le imprese che utilizzano la nuova tecnologia stanno contribuendo alla nascita di una nuova economia al riguardo.
C'è il controllo assoluto dell'impresa sui lavoratori: Quanto e dove stai lavorando?
C'è poi anche la problematica della costante connessione ad Internet da parte del lavoratore che non appare essere di poco conto. Nei casi importanti è previsto anche il licenziamento.
La tecnologia sta cambiando anche nel mondo del lavoro dove viene usato l'algoritmo che crea discriminazione nel momento in cui organizza le condizioni per le assunzioni.
Non sono però pessimista, ha concluso Alvarez, perché confido nel dialogo sociale, nella negoziazione collettiva e nella rappresentanza dei lavoratori.
A questo punto sono intervenute Valeria Allocca, che ha parlato del ruolo del giudice nazionale nell'ambito dei Trattati europei; Marzia Pirone, sull'articolo 28 del Decreto legislativo numero 150/2011 e Pia De Pretis che ha parlato dei rischi delle discriminazioni nell'economia delle piattaforme del mercato digitale.
A chiudere i lavori è stato Rosario Santucci, docente dell'Università del Sannio, il quale ha ribadito quanto detto in apertura da Felice Casucci e cioè che il termine discriminazioone può essere usato anche in modo positivo.
La degenrazione è nel cercare le ragioni discriminatorie in quelle inaccettabili ed ingiustificate.
Ed è giusto dunque, nello stesso ambito delle discriminazioni, distinguere il lecito dall'illecito.
La sola parola fa già scattare in me l'attenzione, ha detto Santucci ed è dunque un tema che mi è caro.
Dobbiamo anche dire che abbiamo un ordinamentio molto attrezzato con le norme che disciplinano le discriminazioni, ordinamento in auge nonostante il neoliberismo.
Di fronte a questo apparato di norme, ha proseguito Santucci, ci si porta però sempre verso elementi di discriminazione.
Quella tra uomo e donna ha fatto certamente da apripista, ma oggi ne sono state individuate tante altre.
Di pari passo anche le norme sono progredite.
Molto però è ancora affidato al giudice che deve valutare gli elementi presentati alla sua attenzione per capire se c'è stata discriminazione.
Sull'onere della prova, infine, essa bisogna invertirla piuttosto che caricare il soggetto dell'onere di garantire tutte le indicazioni rese.
Sulla legittimazione delle aperture verso soggetti, anche collettivi o istituzionali, andrebbe garantita la prova anche senza l'intervento del soggetto.
C'è tutto un mondo che ruota intorno alla discriminazione e dunque ci sono anche azioni positive di legislazione improntata alla materia della discriminazione medesima.
A monte c'è comunque l'aspetto, è andato a concludere Santucci, della cultura che deve tutelare la ricchezza della diversità che non deve costituire un pericolo.
Sono contro la tirannia giudiziaria, ma la funzione dei giudici è molto importante e fondamentale ne è la interpretazione delle norme.

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