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Benevento, 01-09-2019 08:54 ____
Aveva, forse, cinque o sei anni, Elvira quando io mi accorsi della sua esistenza sulla terra, lei della mia... Poi tutto fini' per una mia impuntatura
Le regalai, con la complicita' di mia madre, una borsa di paglia quelle piccole, destinate proprio alle bambine. Pensavo la portasse con se' al successivo incontro da "Ciccio 'u bar" ed invece niente. Oggi chissa' se e' diventata una nonna come me...
Nostro servizio
  

Peppino De Lorenzo, questa settimana, apre un altro cassettino della sua memoria in cui è custodita una nuova esperienza.
Nel descrivere, quest'ultima, ci si accorge che la stessa si accomuna a tante simili che noi tutti abbiamo vissuto.
Guarda caso, rivivendola, oggi, lui la ricorda nei particolari.
"L'estate - scrive De Lorenzo - è praticamente alle spalle.
La città, giorno dopo giorno, si sta ripopolando.
I ragazzi si apprestano ad iniziare un nuovo anno scolastico.
Per questi ultimi, è stato sempre così, ogni estate ha lasciato il segno.
I primi amori, le prime illusioni, le prime notti insonni, il primo bacio, molto spesso, conservano il sapore del mare.
Ogni età, comunque, ha le sue esperienze.
E' solo necessario vivere, intensamente, queste ultime.
Così, sopporteremo la triste realtà che ci circonda, in un mondo che non è mai quello che si vorrebbe.
E' per me consuetudine trascorrere il breve periodo di vacanze agostane con i miei cari.
Quest'anno ho dovuto evitare l'albergo in quanto, per gradita costrizione dei miei nipotini, sono stato ospite nella loro residenza estiva.
Il caso ha voluto che mi sono ritrovato, parafrasando Lino Banfi, a rivolgermi, più volte, alla Madonna dell'Incoronata, come quest'ultimo fa spesso nei suoi film, quando si trova in situazioni delicate.
Tra l'altro, ripetendo una mia incarnata abitudine di sbagliare, puntualmente, i percorsi, refrattario, per natura, all'uso di navigatori e qualsiasi mezzo elettronico, imboccando, erroneamente, una strada diversa per raggiungere la località marina, mi sono ritrovato, in Puglia, dinanzi, appunto, al Santuario dell'Incoronata.
Solo seguendo, poi, un ciclista, cortese oltre misura, cui avevo chiesto lumi, dopo un tortuoso percorso, sono ritornato sulla strada giusta.
Essendo ospite del villaggio, per evitare di usare, sulla spiaggia, lo stesso ombrellone dei miei familiari, sono stato allocato un pò distante dai tanti beneventani che lì si trovavano.
Ho ripetuto spesso di essere in esilio a S. Elena.
A me piace molto incontrare, quando sono fuori, miei concittadini, ma, oggi, ormai, fors'anche sbagliando, preferisco la solitudine che, quando non è disperazione, rappresenta un grande arricchimento di noi stessi.
Mi sono privato, però, lo ammetto, della gioia di vivere, sempre molto bella, che, in ogni attimo, il caro Enzo De Angelis, sprizza da tutti i pori, come della piacevole presenza di Annamaria Palombi, dell'Asl, una donna dolcissima, con una finezza senza eguali. E' stata lei, senza essere invadente, ma sempre con il garbo che la contraddistingue, a venirmi a trovare nel mio esilio ove mi ha ripetuto, uno per uno, gli argomenti da me trattati, qui, su "Gazzetta", ogni domenica.
In solitudine, ho ascoltato, ad un tratto, con immenso piacere, i progetti per l'avvenire che due giovani torinesi, poco più che ventenni, Andrea e Sara, facevano tra di loro, senza interruzione.
E' stato gradito ascoltarli ed ho pensato che spesso sbagliamo a ripetere, sino alla noia, che i ragazzi d'oggi, siano privi di ideali.
Mentre, senza farmene accorgere, cercavo di seguirli, il che era bellissimo, ad un tratto, il ragazzo, con voce bassa, rivolgendosi alla sua fidanzata, ha detto: "Il signore che sta accanto a noi di ombrellone sarà, di sicuro, una persona importante."
Mi avevano, infatti, visto circondato da libri, giornali e compiuter e non riuscivano a capire chi potesse recarsi in spiaggia con un simile armamentario.
Così, rompendo il ghiaccio, ho detto loro: "Sono solo un modesto medico di provincia. Nulla di più".
Da quel momento siamo divenuti, da subito, amici ed è stato piacevolissimo ascoltarli. Spero di rivederli.
Non è stata questa l'unica nota lieta vissuta nel mio breve periodo di ferie.
Non immaginavo, infatti, che, senza volerlo, mi sarei imbattuto in un'altra delle tante esperienze insolite della vita, trovandomi al cospetto, si fa per dire, di ormoni che, d'un tratto, per una ferrea legge della natura, sono soliti impazzire nell'età adolescenziale.
Seduto, infatti, a leggere il giornale nel giardino di casa, avvolto dall'aria marina, a più riprese, ho notato un via vai di fanciulle dinanzi al cancello.
Alcune con il nasino schiacciato su quest'ultimo, per meglio guardare all'interno.
Inizialmente, non ho compreso. Poi, d'improvviso, una frase, ascoltata in lontananza, che una ragazzina diceva all'altra, mi ha permesso di capire: "Mi piace da morire!"
Così, giorno dopo giorno, ho vissuto, con piacere immenso, questo sbocciare alla vita, con la natura che, con i suoi crolli e le sue risalite, si ripete, senza sosta.
Al pari di Lino Banfi, facendomi spesso scudo con il giornale, ho scrutato, in silenzio, le scene di queste fanciulle intorno al primo dei miei nipotini, loro coetaneo.
Dinanzi agli occhietti estasiati di queste ultime, è stato allora che, sempre imitando il comico pugliese, un giorno ho fatto mia, appunto, una delle sue note battute: "Madonna dell'Incoronata, aiutami tu!"
Gli ormoni impazziti di questi ragazzi che stanno sbocciando alla vita, senza volerlo, mi hanno permesso di aprire un altro cassettino della memoria.
E' stato bello ritornare indietro nel tempo, ringraziando il destino per quanto mi ha dato.
Accompagnato, quale sottofondo, dal piacevole fragore delle onde, è riemersa un'altra indimenticabile esperienza.
Aveva, forse, cinque o sei anni, Elvira quando io mi accorsi della sua esistenza sulla terra, lei della mia.
Era una compagna di giochi al rione Ferrovia.
Ci vedevamo ogni tanto. Luogo d'incontro, dinanzi all'esercizio commerciale dell'indimenticato "Ciccio 'u bar" (nella foto, come appare oggi, rimodernato, appunto, il bar), all'angolo della strada che conduce alla Colonia Elioterapica.
Mesi e mesi passavano. Poi, tornava. Allora, ci si trovava, all'improvviso, più grandi. Silenziosa e dolce, aveva due occhi brillantissimi ed insieme dicevamo di essere fidanzati.
Il nostro, è logico, era un gioco di fanciulli, un gioco innocente che, comunque, ancora oggi, ricordo con immutata dolcezza.
Poi, un giorno, le regalai, quale prova del mio affetto, una borsa di paglia, quelle piccole, destinate proprio alle bambine.
Convinsi, dopo tante insistenze, mia madre a provvedere alla compera.
Nel mio animo, con l'innocenza dell'età, ero sicuro che, al prossimo incontro, Elvira avesse portato con sè il mio dono. Invece, niente.
Andai via, la lasciai da sola, dinanzi al bar di "Ciccio", e non la volli più rivedere.
Non so, oggi, Elvira dove sia. Ricordo che il padre era funzionario delle Poste.
Se queste povere righe capiteranno tra le sue mani, sarebbe bello, veramente bello, rivederla, anche se i bambini innocenti di allora sono diventati nonni, che rivivono le proprie esperienze infantili attraverso le nuove generazioni".

comunicato n.124970



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