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Benevento, 04-08-2019 09:27 ____
Per quarant'anni sono stato compagno di viaggio dell'amianto. Un collega mi ha detto: "Nemmeno quello ci ha potuto!" e forse non ha tutti i torti
Sono in corso all'Ospedale "Rummo" i lavori per rimuovere questo materiale inquinante. Ora rimane il dubbio per tanti medici ed infermieri, di quanti e quali possano essere stati gli eventuali danni lasciati al proprio fisico
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Oggi, Peppino De Lorenzo torna ad interessarsi dell'amianto presente in alcune strutture del "Rummo", problematica che, come si ricorda, da tempo, ha suscitato vasta eco.
Dopo anni, i lavori per la rimozione sono, finalmente, in corso.
Ecco quanto De Lorenzo scrive in proposito.
"I lettori avranno, di certo, memoria, della vasta eco che, nel corso di un lungo ed articolato periodo, ha suscitato il problema dell'amianto presente in molti edifici dell'Ospedale "Rummo".
Il padiglione più interessato è quello che, in precedenza, nel tempo, ha accolto il reparto di neurologia con annesso Pronto Soccorso psichiatrico e l'Urologia.
Oggi Ematologia, Anatomia Patologica, nonchè  il  Servizio psichiatrico di diagnosi e cura.
Per un lungo periodo vi è stata anche la scuola infermieri.
Dopo decenni in cui la problematica non era emersa in tutta la sua gravità, fu la Giunta Regionale della Campania, con delibera numero 276, dell'8 febbraio 2008, a dare precise e chiare disposizioni in tema di "miglioramento della salubrità dell'ambiente e della bonifica dei siti inquinanti."
La delibera poneva indicazioni, segnatamente, per la capillare mappatura ed il censimento degli impianti, edifici, siti e mezzi di trasporto con presenza di amianto o di materiali contenenti amianto.
Rimaneva compito specifico delle Asl, in collaborazione con le province ed i comuni, di provvedere alle opportune verifiche.
La normativa emanata dalla Regione Campania non si fermava, ed a ragione, qui, ma poneva, a chiare lettere, i termini massimi da rispettare per rimuovere le fibre di amianto, nel momento in cui queste ultime fossero state evidenziate.
Da allora, siamo al 2008, il problema emerge anche qui da noi considerando, in proposito, che l'individuazione della presenza del prodotto inquinante, presso alcuni padiglioni del "Rummo", costituiva un caso, senza dubbio particolare, in quanto, nello specifico, non si trattava di un comune fabbricato, bensì di un Ospedale.
Ritornare, in questa occasione, a ricordare, una dopo l'altra, le tappe dell'intera vicenda, che si sono succedute nel corso di undici anni, sarebbe oltremodo difficile. Prese di posizione, diffide, giuste e sacrosante, da parte del Comune, nei confronti del management dell'Azienda Ospedaliera, sperpero di danaro per lavori superficiali e non definitivi, hanno caratterizzato l'ultimo decennio.
Il tutto mentre il personale ha continuato a svolgere, quotidianamente, il proprio lavoro in ambienti altamente dannosi per la propria salute. Senza, è ovvio, dimenticare anche i malcapitati pazienti.
Oggi, finalmente, la rimozione ha avuto inizio (foto), dopo che, ripetendo un copione cui siamo usi, si sono ripetuti scontri, senza esclusione di colpi.
E', infatti, prassi che, nel nostro Paese, prima d'imboccare il percorso giusto, a difesa anche, come in questo caso, della salute dei cittadini, ci si debba prima cimentare in uno spettacolo degno del terzo mondo.
Ma tant'è!
Ora che la strada per affrontare, definitivamente, il problema è stata imboccata, comunque, rimane il dubbio, per tanti medici ed infermieri, di quanti e quali possano essere gli eventuali danni che una sì lunga permanenza in luoghi inquinanti hanno lasciato sul proprio fisico.
La delibera regionale disponeva anche un attento monitoraggio dei soggetti che, nel tempo, erano stati a contatto con fibre di amianto sul proprio luogo di lavoro.
Non è dato sapere se quest'ultimo sia stato posto in essere.
Anche i dipendenti che, nel corso del lungo tempo, hanno, giustamente, fatto ricorso alle vie legali, con i propri avvocati di fiducia, allo stato, continuano a percorrere, con le ipotizzabili difficoltà, i tortuosi meandri della nostra magistratura, non sapendo se e quando avranno giustizia. 
La legge, in proposito, prevede un risarcimento economico oppure anni di abbuono sull'intero percorso lavorativo.
L'importante, comunque, è, oggi, apprendere che, anche se con ritardo, la rimozione dell'amianto sia in corso.
Personalmente, per aver lavorato, ininterrottamente, sempre presso la stessa struttura, con amarezza, devo prendere atto che, per quarant'anni, il materiale inquinante sia stato un mio  compagno di viaggio.
Un viaggio già difficile da sè, cui, quale ciliegina sulla torta, si è aggiunto l'amianto, appunto.
Qualche collega, nel discutere con me, giorni fa, con affetto ed un velo di ironia, mi ha detto: "Nemmeno l'amianto ci ha potuto!". Gli ho risposto: "Forse, non hai tutti i torti".
La realtà rimane, tuttavia, deludente".

 

comunicato n.124446



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