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Benevento, 10-07-2019 21:44 ____
Marcello Rotili ipotizza una diversa datazione della Cattedrale. Potrebbe essere del IV o V secolo e non del VII secolo
La relazione del professore all'iniziativa voluta dall'Universita' degli Studi del Sannio in occasione delle Universiadi. Il rettore de Rossi: Lo vogliamo al nostro Ateneo. Deve lasciare l'estero ha detto scherzosamente il vertice accademico
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Secondo evento, nell'ambito delle Universiadi, orgnizzato dall'Università degli Studi del Sannio.
L'intenso pomeriggio è stato quasi totalmente e piacevolmente impegnato da Marcello Rotili, docente universitario, che ha trattato il tema: "Benevento. L'immagine della città".
A seguire, si è tenuta a Palazzo San Domenico, sede del Rettorato, una relazione di Riccardo Cotarella, presidente dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani, cui ha fatto seguito una degustazione di vini del nostro territorio.
Marcello Rotili, all'Auditorium del Museo del Sannio, ha tratteggiato, in un tempo necessariamente ristretto, l'immagine, appunto, della città di Benevento, un sito pluristratificato.
Un centro marginale, il nostro, rispetto all'area sannitica anche se regge, in epoca antica, il mito di Benevento, luogo centrale del Sannio.
Ed infatti, nell'epoca longobarda si è sempre parlato dei duchi sia dei Longobardi che dei Sanniti, così venivano appellati, proprio per consolidare l'assunto della centralità di Benevento rispetto ad un territorio che era considerato omogeneo con Campobasso ed Avellino e quindi con la nascita della Regione Sannio che nel Palazzzo del Governo attuale, avrebbe dovuto avere la sua sede istituzionale.
La città ha messo in luce anche degli interri fortissimi causati dalle continue alluvioni.
Passando all'Arco di Traiano Rotili ha anche parlato dell'interesse che su di esso ebbe Luigi Vanvitelli, il noto architetto, che si interessò sia dell'Arco di Trionfo di Benevento che di quello di Ancona.
Vanvitelli, per come è noto, venne interessato dall'Amministrazione comunale dell'epoca al rifacimento del ponte sul Calore, detto ponte Sant'Onofrio per via della chiesa che insisteva nei pressi.
Vanvitelli, giunto in città da Napoli con un suo gruppo di collaboratori, incaricò anche Piermarini a redigere un rilievo del Teatro Romano.
Come andò a finire con Vanvitelli, lo abbiamo già scritto in un altro nostro articolo del 9 giugno scorso e di cui consigliamo la lettura al seguente indirizzo: (http://gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=123027).
La grande città di Benevento, che andava dalla zona di Cellarulo fino alla Rocca dei Rettori, è organizzata nel III-IV secolo a.C., in un'area molto vasta che fu poi abbandonata progressivamente a partire dal IV ecolo con il terremoto del 346 e l'intera città si racchiuse nell'area collinare.
Rotili ha anche confermato quanto da noi perimenti già scritto, visto che seguiamo il professore in tutte le sue relazioni tenute con l'Accademia di Santa Sofia e cioè ha confermato che siamo oramai in presenza di un falso storico rispetto all'affermazione che le mura cittadine siano di origini longobarde.
Non è così. Esse sono precedenti ed attribuibili al III-IV secolo.
Rotili ha parlato anche di una diversa datazione della Cattedrale che è attribuibile al IV o V secolo e non al VII secolo.
Anche sul Teatro Romano Marcello Rotili ha evidenziato delle difformità dalle considerazioni fatte da taluni storici.
Il nostro Teatro non aveva una strutturra capace di accogliere tra le 20mila e le 22mila persone, ma più verosimilmente, 7mila-7.500 persone un numero che in pratica si confà anche, più verosimilmente, al rapporto con la popolazione residente.
Relativamente alle mura cittadine, Rotili ha confermato che quelle di tufo, un materiale peraltro d'importazione in quanto non presente in città, sono databili al III secolo a.C.
E Totila, dunque, al contrario di quanto si afferma, non ha abbattuto alcunché anche perché non ne aveva i mezzi. Con ogni probabilità ha potuto aprire un varco, o buttare giù qualche porta, ma nulla di più.
Le torri di avvistamento sono invece del V secolo il che fa pensare ad un'opera di fortificazione realizzata in ragione degli attacchi dei Visigoti.
Rotili ha poi parlato delle 56 colonne di cui era composta la nostra Cattedrale, oggi ridotte ad 8 dopo i bombardamenti del 1943.
Le 56 colonne sono tutte uguali e dunque è ragionevole pensare, ha detto Rotili, che siano state asportate da altro manufatto ma questo deve essere stato fatto con tutte le autorizzazioni dell'epoca e quindi la realizzazione della chiesa è ragionevolmente attribuibile al periodo dell'Impero.
La Cattedrale venne poi accorciata nell'area cosiddetta Paradiso dove erano essenzialmente sepolti i principi longobardi.
Ultimata la relazione tenuta nel Museo del Sannio, Rotili ed i suoi attenti ospiti, sono discesi nella chiesa di Santa Sofia dove il professore ha svolto un'altra accurata relazione sull'edificio di culto accennando anche a recenti ricerche effettuate con una sua allieva, oggi docente universitaria parimenti, Silvana Rapuano.
Prima però ha avuto il plauso del rettore Filippo de Rossi il quale ha detto: Lo vogliamo all'Università degli Studi del Sannio. Deve lasciare l'estero dove si trova, ha detto scherzosamente De Rossi.
Rotili ha parlato dei mutamenti della chiesa ordinati dal cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento, dopo il terremoto del 1688 che distrusse la città.
Prima degli interventi di restauro, la chiesa aveva un nartece, un avancorpo, posto dinanzi all'attuale ingresso, di forma ovale che non è del XII secolo ma coevo al 758, all'età cioè della chiesa.
Ultimato anche questo intervento di Rotili, la comitiva si è portata a Palazzo San Domenico dove c'è stata la relazione di Riccardo Cotarella e poi un buffet con assaggio dei vini del territorio.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

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