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Benevento, 09-07-2019 15:34 ____
Salvini, da aspirante duce a iracondo truce. Di Maio, re travicello o inanimato manichino?
Il marasma senile in cui e' caduto il Paese, e' stato denunciato e contestato, incredibile ma vero, da chi meno te lo aspetti: dal Silp, sindacato di polizia, scrive Piero Mancini
Redazione
  

Da Piero Mancini (foto), una nuova nota di riflessioni.
"Caro direttore - scrive - come lo scorso anno l'anticiclone africano, che alcuno può fermare bloccandolo ai sacri confini della patria, picchia sulle nostre teste.
Come lo scorso anno, proprio di questi tempi, si tenta invano di non far sbarcare naufraghi, salvati da morte sicura.
Sembra di vivere in un eterno giorno della marmotta.
Oggi è tutto uguale a ieri e lo sarà domani.
Ci si chiede, finirà mai questo spettacolare circolo vizioso e frustrante?
Coazione a ripetere, imposta per un tornaconto politico personale da un truce iracondo per aumentare ancora un potere già enorme in una democrazia malata.
Che, giorno dopo giorno, perde contenuti e forma.
Sdraiati comodamente sui divani, stiamo passivamente assistendo alla più grande operazione di propaganda permanente in favore di un uomo che fagocita, con paurosa e pericolosa voracità, altrui prerogative di governo.
Ha persino convocato i sindacati al suo ministero, per discutere di provvedimenti economici.
Esautorando, nei fatti commissariandolo, il re travicello ministro Gigetto Di Maio, trattato come un manichino a cui far indossare i vestiti da lui confezionati.
Giusto per ribadire con forza chi veramente detiene il bastone del comando nel governo.
Che si presentava come quello del cambiamento e che, invece,  si è subito adagiato in una perfetta continuità con quelli di Renzi e  Gentiloni.
Vedi alla voce austerità.
Da accentuare, tramite altri tagli della spesa pubblica. Sanità, sistema scolastico, welfare, pensioni eccetera.
Come ha chiesto la Commissione europea.
Da: "Cambieremo le regole in Europa", all'immediata sottomissione a quelle regole.
Ligi e allineati, gettando alle ortiche il tanto sbandierato: "Prima gli italiani".
Prima vengono gli interessi politici personali, tanto i voti non li perdono.
Basta far finta, a favore delle telecamere delle tivvù, di fermare gli immigrati. I nuovi dannati della terra.
Per nascondere i macroscopici fallimenti in economia, che ricadranno su tutti noi impoverendoci, ecco il fumo negli occhi sollevato dalla pervasiva propaganda e manipolazione mediatica.
Eppure, non tutti hanno svenduto, per opportunismo, il senso critico e l'onestà intellettuale.
La contestazione ai repressivi provvedimenti di Salvini, arriva da dove meno te lo aspetti: dal Silp, un sindacato di polizia.
Chi lo avrebbe mai immaginato?
Per questo intendo evidenziare le concrete e equilibrate critiche.
Venerdì 4 giugno, il segretario nazionale del Silp, il savonese Daniele Tissone, è stato convocato in audizione per un parere in una Commissione della Camera dei deputati.
Il tenore delle affermazioni ha meritato un articolo scritto dal giornalista Marco Preve, della redazione genovese di Repubblica.
Fin dal titolo un duro attacco: "Il decreto Salvini è propaganda che criminalizza il dissenso e l'immigrazione. Scelte che incidono pesantemente sui diritti di libertà. I poliziotti non sono il braccio armato dell'Esecutivo".
L'articolo inizia con una mazzata: "E' un durissimo attacco al decreto sicurezza e al suo artefice, il ministro Salvini, quello che arriva dal rappresentante di migliaia di poliziotti".
Cito solo alcune delle importanti affermazioni del poliziotto-sindacalista.
"Si moltiplicano sanzioni e costruzioni giuridiche che hanno come presupposto l’insicurezza, percepita e veicolata, in gran parte, da campagne propagandistiche che instillano le paure, mentre tutte le rilevazioni e i dati oggettivi indicano i vari fenomeni criminali in diminuzione o comunque non rispondenti all'allarme sociale suscitato".
Rispetto all'introduzione di sequestri e confische nei confronti di navi con a bordo naufraghi migranti: "E' evidente l'intento di non sottoporre al preventivo vaglio della magistratura, potere indipendente in uno stato di diritto, atti ablatori di rilevante portata ed aventi riflessi di natura internazionale e, a cascata, ripercussioni diplomatiche...
Si assiste ad una escalation della criminalizzazione che è iniziata dall’immigrazione, dalle frontiere, ed è giunta alle riunioni in luogo pubblico o aperte al pubblico, nelle piazze cuore del paese e luoghi dove i cittadini esprimono opinioni".
Infine il timore principale: "Questo peggiorato clima di relazioni sociali, che vede nella sola repressione di condotte ritenute devianti o comunque difforme ed in contrasto con il pensiero e i desiderata di chi governa, rischia di portare alla strumentalizzazione delle forze dell’ordine, viste come braccio armato e violento dell’esecutivo del momento.
Quasi a voler far tornare indietro di quarant'anni la storia.
Il Silp si oppone a questo snaturamento della funzione democratica di tutela di tutte le persone e della civile convivenza".
Salvini non ha risposto ai rilievi, facendo finta di non conoscerli. Ciò non depone bene per il futuro del poliziotto.
Per onestà intellettuale, devo sottolineare che Salvini non è l'unico responsabile di questo stato si cose.
E' stato il ministro Minniti, del Pd, a creare ad arte questa situazione, suscitando strumentalmente allarmismo ingiustificato sull'arrivo di un numero di migranti non eccessivo, a fini elettorali.
Pensava, facendo cose di destra, di togliere voti alle destre.
Doveva essere una "raffinata strategia" che, come era prevedibile, è miseramente fallita.
Aprendo una vasta prateria al cinico leghista che ha solo approfittato del suicidio politico del Pd, accentuando, da par suo, l'ingiustificato allarme sociale. A volte notizie ritenute minori misurano lo stato delle cose meglio dei grandi avvenimenti, di cui tutti parlano.
A Genova, un vigile urbano, in applicazione di una legge nazionale, voluta dai ministri Minniti e Salvini, ha comminato una multa, 200 euro, a un senzatetto che dormiva su un marciapiede del centro cittadino.
Azione paradossale e illogica: a quale indirizzo è stata recapitata la multa che non potrà essere mai pagata?
Metafora di un Paese in cui il marasma, quasi senile, regna sovrano.
Creato e alimentato proprio da chi afferma di voler riportare ordine: "La pacchia è finita".
Da chi, nella personale e estrema gestione del potere, crea perfino nella stessa polizia una dissonanza mai verificatasi nel nostro Paese.
Che è prigioniero di una deriva creata ad arte da chi vuole portarlo in un approdo a lui solo conosciuto".

comunicato n.123813



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