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Benevento, 07-07-2019 09:36 ____
Dai ricordi dell'infanzia spunta Michele Garzarella, mitico istruttore di guida e maestro elementare con la sua mitica Fiat 600 targata Roma
Tento' con mia madre, con pieno dissenso di mio padre, a farle prendere la patente. Non so come ma ci riusci'. Il nostro primo viaggio a Napoli, per andare a pranzo alla "Zi' Teresa" fu terribile, racconta Peppino De Lorenzo
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Michele Garzarella, con la sua inconfondibile Fiat 600, targata Roma 288049, è il personaggio cittadino che, questa settimana, fa capolino da un altro cassettino della memoria di Peppino De Lorenzo.
Quello che segue è il ricordo del mitico istruttore di guida ed insegnante.
"I ricordi, malgrado i tempi difficili che si vivono, sono le monete dell'anima e così il paradiso di ciascuno di noi abita, come un tesoro sommerso, negli anni dell'infanzia e della prima giovinezza.
Giorno dopo giorno, un po'  tutti presi dalla odierna vita frenetica, vediamo, fors'anche senza renderci pienamente conto, scorrere il fiume del tempo.
In questo modo, riaffiorano i gesti, timbri di voci lontane che riparano la vita dal suo disfarsi.
Risalgono i ricordi sfuggiti alla prigionia dei decenni.
Oggi, mi è gradito ricordare, con affetto mai sopito, una cara ed indimenticabile persona, partita, qualche anno fa, per il viaggio che non conosce ritorno.
Michele Garzarella, mitico istruttore di guida e maestro elementare.
Le persone, come è stato lui per me, che hanno allietato la nostra esistenza, continuano a vivere con noi, dentro di noi, con il rimorso e la gioia.
Ecco perchè i funerali non dovrebbero esistere.
Per decenni, Michele Garzarella, a tutti noto quale professore Garzarella, è stato maestro di vita per generazioni di bambini, mentre, quale attività accessoria, ma non secondaria, ha preparato alla guida tantissimi beneventani, di ogni età.
In qualsiasi ora del giorno, d'estate e d'inverno, lo si incrociava, lungo le strade cittadine, accanto ai suoi allievi, si fa per dire, cui impartiva lezioni di guida, con la sua mitica Fiat 600, di colore celeste mare, targata Roma 288049 (foto).
Quell'auto era divenuta un simbolo e, come lui stesso era solito raccontare, ne era divenuto proprietario, negli anni '60, partecipando ad un'asta pubblica, appunto a Roma, dei beni di una nobildonna della capitale che era caduta in bassa fortuna.
Michele Garzarella aveva inesauribili energie ed i suoi occhi, osservandoli con attenzione, sembravano quasi magnetici. Non si fermò mai, per una vita intera, sino alla morte, che lo portò via, novantenne.
Con l'avanzare degli anni, mentre il corpo, per una legge della natura, incominciava a mostrare il declino, il suo spirito, invece, diventava sempre più acuto e lucido.
Il professore Garzarella, come io lo chiamavo, legato a mio padre, mi riservava, in quegli anni ormai lontani, ripetute testimonianze d'affetto.
Ed io gli volevo un mondo di bene. Spesso, la domenica mi portava a pranzo fuori, con la moglie. Meta preferita era il ristorante "Zi Teresa" a Napoli. Quelle gite domenicali fanno, intimamente, parte della mia fanciullezza.
Fu così che, un giorno, non essendo mio padre in possesso della patente di guida, convinto di non cimentarsi mai per averla, chiesi al professore Garzarella di tentare con mia madre.
Solo in questo modo anche noi avremmo potuto avere l'auto in famiglia e spostarci con più facilità.
Lui, da subito, ci cimentò nell'impresa, davvero ardua. Puntualmente, veniva a casa nostra, in piazza Santa Maria, per preparare mia madre a sostenere l'esame orale cui, dopo, doveva seguire, come consuetudine, quello pratico.
Fu un periodo indimenticabile, con la mia genitrice che si dimostrava, settimana dopo settimana, una pessima allieva e mio padre che assisteva incredulo.
Nel giorno della prova, vi fu una mobilitazione familiare ed, in ultimo, mia madre raggiunse l'intento.
Non so, ancora oggi, quanto fu opera dell'allieva o dell'insegnante.
In questo modo, sempre con il consiglio del professore Garzarella, fu scelta una Opel Kadett, vettura confortevole, per quei tempi.
Ebbero così inizio le gite fuori sede, anche se mia madre, ogni tanto, dimostrava di non essere una provetta guidatrice.
Comunque, ci spostavamo, segnatamente, ogni fine settimana.
L'unica difficoltà era riuscire ad affrontare il traffico, già allora caotico, di Napoli. Malgrado le nostre sollecitazioni, puntualmente ogni volta, vi era una secco rifiuto che non lasciava la più flebile speranza.
Fu, allora, che, ancora una volta, l'intervento del professore Garzarella divenne prezioso.
Si rese, infatti, disponibile, per rompere il ghiaccio, a seguirci, sino a Napoli, con la sua automobile.
Il giorno della prova, un sabato pomeriggio, mio padre si rifiutò di partecipare a quella che lui definì un'avventura da pazzi.
Noi, comunque, partimmo.
Mia madre alla guida ed io accanto a lei, mentre il professore Garzarella ci seguiva.
Il viaggio fu, nel complesso, tranquillo, sino a quando, fors'anche per colpa dell'ansia sopraggiunta, in pieno centro, a Napoli, mia madre bloccò l'auto sulle rotaie del tram, non riuscendo, malgrado i ripetuti tentativi, a riprendere la marcia.
L'autista di un tram, in quel momento sopraggiunto, da buon napoletano, dal finestrino, si rivolse, con tono ironico, verso mia madre dicendo:"Signo', ma chi ta' mis stu taral mano?".
Io, allora ero quattordicenne, dall'auto, gli replicai: "Il signore che sta nell'automobile dietro"
Fu, allora, che il professore Garzarella non si perse d'animo.
Scese dalla sua auto, una Lancia se ricordo bene, e, mentre mia madre, al massimo delle difficoltà, cercava di riprendere la marcia, con il garbo consueto, ma deciso, rivolgendosi al conducente del tram, gli disse: "E' bene che ognuno si occupi del suo tarallo. Tu, in questo momento, pensa al tuo".
L'interlocutore, non prevedendo una simile risposta, rimase basito.
Poi, la corsa fu ripresa ed il professore Garzarella ci portò, ancora una volta, al ristorante "Zi Teresa".
Fu lì che, rivolto al cameriere, che ci conosceva bene, affermò: "Ragazzo, oggi, con noi, c'è anche la signora.
Trattaci bene, anche perché, questo pomeriggio, abbiamo avuto a disposizione solo taralli".
Il cameriere non rispose. Forse, pensò che fossimo digiuni dal giorno prima, avendo cercato di fronteggiare la fame mangiando solo taralli.
I nostri, invece, erano taralli ben diversi da quelli che, quotidianamente, già allora, sfornavano i panettieri.
Anche questo era Michele Garzarella".

comunicato n.123755



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