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Benevento, 13-05-2019 16:23 ____
Una classe politica come quella attuale, sempre meno preparata, fa comodo all'economia che fa cosi' ancora meglio i suoi interessi
E' un gioco molto pericoloso quello che e' in atto perche' quando la tigre poi ti prende la mano, ti sbrana e la collera puo' esplodere proprio come l'attacco dell'animale, in maniera tempestosa e senza controllo, ha detto monsignor Accrocca
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L'arcivescovo Felice Accrocca è stato oggi protagonista dell'incontro sul tema: "Economia ed etica: L'abbraccio difficile" nell'ambito del ciclo di seminari che l'Università del Sannio ha svolto con l'Istituto Superiore di Scienze Religiose della Diocesi di Benevento.
E' un incontro che avrebbe dovuto tenersi a "quattro mani", assieme al vescovo monsignor Franco Piazza, che dell'Ateneo sannita è stato docente, ma quel giorno il sindaco Mastella chiuse scuole ed università a causa dell'allerta meteo, quella che poi si rivelò praticamente inesistente e così anche quell'incontro saltò.
Oggi si è parzialmente recuperato.
Monsignor Accrocca, che è uno studioso di San Francesco e del francescanesimo, ha esaminato, per stare al tema, il periodo storico in cui ha vissuto il poverello di Assisi, il XIII secolo ma non ha disdegnato di dare qualche sciabolata al presente quando con voce alta ha detto che una classe politica, come quella attuale, sempre meno preparata, fa comodo all'economia che fa così ancora meglio i suoi interessi.
E' stato così negli ultimi 30 anni e lo è oggi.
E' sparita in pratica la classe media nella nostra società, quella che non riesce più a pagare le bollette mentre chi era ricco non è diventato povero ma più ricco ancora.
La politica deve badare alla distribuzione della ricchezza, è stato il monito dell'arcivescovo.
Paolo VI con la sua Populorum progressio parla del grido dei poveri.
E' un gioco molto pericoloso quello che è in atto perché quando la tigre poi ti prende la mano, ti sbrana e la collera può esplodere proprio come l'attacco della tigre, in maniera tempestosa e senza controllo.
Queste le conclusioni cui è giunto l'arcivescovo, parlando dei tempi moderni ma, come abbiamo detto, gran parte della sua relazione l'ha svolta parlando del francescanesimo preso come esempio di una società che deve organizzarsi quando cresce.
Così monsignor Accrocca ha portato tutti con la mente ai primi del 1200, quando in economia la chiesa non riconosceva assolutamente che ci potessero essere degli interessi sui prestiti di denaro.
Ovviamente questo monito non interessò gli ebrei che non temevano alcuna scomunica dal papa e quindi praticavano un tasso ritenuto lecito di interessi e lo facevano esclusivamente sul denaro.
Non investivano sui beni immobili perché erano costantemente sul punto di essere cacciati da uno Stato e far transitare il denaro per altre vie, non appena ci si accorgeva che le cose stessero andando male era una cosa, vendere o svendere proprietà immobiliari, era invece tutt'altro e richiedeva più tempo, quello che non avevano dovendo scappare.
I pensatori francescani, invece, fanno nascere i monti di pietà per sostenere le classi più povere e questo avviene quando l'attenzione è rivolta maggiormente alla città che riprende vigore agli inizi del XIII secolo, la città dove si gestisce la politica, l'economia, insomma il potere.
Nel panorama rurale restano i monasteri che vengono collocati sulle vie di passaggio rendendo peraltro importanti anche i luoghi dove essi vanno ad insediarsi.
Nel secondo millennio è definita decrescente la presenza monastica tagliata fuori dalle città dove invece si fanno le grandi speculazioni.
Ed è proprio per questo, per l'importanza che comincia a rivestire la città, che gli ordini questuanti ed i predicatori scelgono le città come approdo.
Francesco conosce bene la seduzione del denaro e della ricchezza, pur abitando in una piccola cittadina, Assisi.
Intorno a lui si comincia così a formare un gruppetto di 11-12 frati e quindi comincia a nascere la esigenza di coordinarsi e di rispondere alla domanda delle domande: Come campiano?
Bisogna mangiare, le chiacchiere stanno a zero, ha detto monsignor Accrocca col suo consueto realismo.
Ed ecco la scelta di organizzare il lavoro in base alle competenze di ciascuno, la questua viene dopo.
Mons. Accrocca ha parlato a lungo anche della Regola che si dettero i francescani, di una regola "bollata", autorizzata e validata cioè dal papa e di un'altra versione, non bollata, scritta successivamente.
Quella bollata conteneva tre correzioni che sarebbero state fatte, ha azzardato il vescovo, prima che il papa firmasse l'atto.
Di queste tre correzioni due sono state scoperte solo qualche anno fa, una invece l'ha identificata proprio l'arcivescovo Accrocca.
La regola non bollata, ha avuto una gestazione più lunga, circa 10 anni ed è stata attivata da un inizio propositivo ed è andata poi a seguire con l'esperienza.
Del denaro non si parla perché esso produce sempre ingiustizie tra le persone e per questo esso viene disdegnato.
Allora, ha detto monsignor Accrocca, dando voce ai francescano dell'epoca, noi viviamo lavorando e prendiamo ciò che ci serve, a parte il denaro e quando non basta andiamo per elemosina.
Questa, almeno nei primi tempi, è la strutturazione dei frati.
Poi l'Ordine cresce.
E' stato un po' come assistere alla gestazione di un feto.
Piano piano il corpo viene organizzandosi anche perché i frati nel frattempo sono diventati migliaia.
E dunque sulla concezione del lavoro e del denaro, si è retta la regola che ci si è data.
Sin qui l'arcivescovo che alla fine ha anche interloquito con i numerosi presenti rispondendo alle loro domande.
Giuseppe Marotta, direttore del Dipartimento Demm di Unisannio, ha detto che l'Ateneo ha sempre avuto tra i suoi principii attenzionati l'etica nell'economia.
Oggi in tutto ciò poniamo ancora maggiore attenzione per la crisi strutturale che ci attanaglia e proprio in ragione di ciò ci poniamo da anni la domanda sulla sostenibilità del modello economico attuale, proprio in presenza di una crisi da cui non riusciamo ad uscire da circa dieci anni.
Ed allora c'è bisogno giustamente di non badare solo al profitto ma di mettere la persona al centro del sistema.
Evochiamo per questo, ha concluso Marotta, la responsabilità sociale e sull'economia nel pensiero francescano, abbiamo perciò chiesto una prolusione all'arcivescovo Accrocca.
Un breve indirizzo di saluto è stato quindi portato all'Assemblea da don Leonardo Lepore, direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose e dal rettore dell'Università degli Studi del Sannio, Filippo de Rossi.
Francesco Vespasiano, docente di Sociologia della Comunicazione dell'Università del Sannio, animatore del Convegno, ha concluso dicendo che questo seminario chiude brillantemente un corso sulla dinamica tra economia ed etica ed ha volutio per questo ringraziare il rettore De Rossi che ha accolto con generosità e prontezza questa proposta di studio.
Allora Vespasiano si è chiesto, ribaltando sull'Assemblea tutta il suo quesito: Se i frati nel diventare in tanti hanno bisogno di rivedere le proprie regole di vita, l'esplosione demografica del mondo, non richiede anch'essa una riscrittura delle regole di base?
L'obiettivo di questi seminari vanno proprio in questa direzione, ha concluso Vespasiano, capire cioè se c'è stato e se c'è ancora un rapporto tra etica ed economia.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

 

 

 

 

comunicato n.122228



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