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Benevento,, 10-02-2019 19:22 ____
La drammatica storia di Apollonia Botticella raccontata con grande emozione nel corso della Santa Messa dedicata agli ammalati
L'arcivescovo Felice Accrocca ha rivelato anche un qualcosa di se': Quando a 20 anni ebbi la chiamata al sacerdozio anche per me ci fu dolore e ribellione: Perche' a me? Poi il gesto singolare della raccolta di pietre al posto delle offerte in denaro
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La chiesa di Santa Maria della Pace e di Santa Rita del parroco don Teodoro Rapuano, ha accolto la celebrazione della "Giornata dell'Ammalato" che in realtà è stata anticipata di un giorno essendo ad essa invece dedicata la giornata dell'11 febbraio, quella che la Chiesa dedica alla Madonna di Lourdes.
Sono stati tanti i momenti emozionanti nel corso della celebrazione eucaristica.
Ci auguriamo di poterne trasmettere almeno una minima parte di essi ai nostri lettori.
All'inizio della Santa Messa è stata Apollonia Botticella a prendere la parola descrivendo in pratica, con la voce spesso rotta dall'emozione, la sua lunga e tormentata vicenda di vita che a 30 anni l'aveva costretta a decidere circa un importante intervento sul suo apparato riproduttivo che l'avrebbe messa nella impossibilità di diventare mamma.
Subii un intervento ogni 8 mesi ed in totale essi ne furono ben 13 e mi chiesi, ha detto Botticella, perché Dio ce l'avesse proprio con me senza accorgermi che mi stava preparando a grandi eventi.
Dio, in modo discreto e misterioso era rimasto con me.
Poi la gioia di rimanere incinta e la nascita di Giada ma la bellezza di quel momento diventa preoccupazione ed angoscia quando ho saputo che la mia bambina era cieca.
Dio ancora una volta aveva messo alla prova i miei progetti di vita.
E fu allora che affidai Giada alla Vergine Maria pregandola di caricarmi di Dio.
A questo punto, in un'atmosfera carica di emozioni, la celebrazione è andata avanti e la prima Lettura è stata proprio affidata a Giada che con la mano leggermente passata sul foglio disposto per lei sul leggio, ha interpretato perfettamente in Braille il brano.
Poi, sempre accompagnata dalla mamma, premurosissima ma discreta, si è accomodata tra i coristi della parrocchia che hanno eseguito i canti che hanno accompagnato le fasi salienti della Santa Messa.
La seconda Lettura, invece, è stata affidata ad un'altra giovane ed immediatamente "tradotta", con la lingua dei segni, a beneficio dei tanti sordomuti presenti nella chiesa.
A questo punto è intervenuto l'arcivescovo mons. Felice Accrocca che commentando il Vangelo ha detto come sia facilmente immaginabile lo stupore e la rabbia di Pietro quando, dopo aver pescato una notte intera portando in barca nulla, si è visto dire da Gesù di gettare nuovamente le reti.
Una "indebita" ingerenza, quella, in definitiva, di un falegname, nel mestiere del pescatore.
E questo si rileva anche nella rispopsta un po' risentita di Pietro e cioè che ciascuno deve fare quel che sa fare.
E dunque non è stato un gesto di fiducia il suo, quello di rimmetere le reti in acqua, ma di sfida per dire: Te lo avevo detto che qui non si pesca nulla.
Ed invece dopo la copiosa pesca Pietro si butta i piedi del Maestro chiedendogli di allontanarsi da lui che altri non era se non un peccatore.
Il Signore, ha detto mons. Accrocca, non si serve di castighi e minacce, ma ci corregge con la bontà.
Ed a Pietro gli dimostra tutta la sua misericordia dicendogli: Non temere, sarai un pescatore di uomini e questa missione l'affiderò proprio a te, uomo fragile e pieno di peccati.
Ecco, ha detto l'arcivescovo, è alla luce di ciò che va riletta questa giornata.
Ce la prendiamo con il Signore quando siamo in difficoltà.
Dovremmo invece chiedere la forza, pur nel dolore, perché se lo integro nella mia vita lo riuscirò a vincere, il dolore.
Perché a me? ha detto Apollonia Botticella, ha proseguito mons. Accrocca.
Chiediamo al Signore che ci aiuti a capire che quei momenti difficili si superano se li accettiamo.
E qui mons. Accocca ha parlato di sé.
Avevo venti anni quando ebbi la chiamata al sacerdozio ed anche io mi chiesi: Perché a me e ci fu il dolore della ribellione.
Dopo tanti anni però devo dire che quella è stata la grazia più grande che io abbia mai ricevuto e chiedo e mi auguro che tanti giovani possano rispondere altrettanto generosamente al profeta: Manda me.
Ho partecipato, ha ancora detto l'arcivescovo, ad un dibattito in Carcere, sulla giustizia riparativa.
C'era il papà di un giovane ucciso per sbaglio dalla camorra.
Quest'uomo disse: Ho masticato rabbia per anni; ho tallonato la giustizia affinché si giungesse finalmente ad una condanna degli autori.
Questo poi finalmente avvenne e fu allora che dissi a mia moglie: Abbiamo avuto giustizia ma nostro figlio non ce lo ridarà più nessuno ed allora capii che bisognava fare della sua vita un dono.
Questo papà cominciò a lavorare con i carcerati, come quelli che avevano potuto uccidere suo figlio.
Quando sappiamo affrontare e vivere il dolore e trasformarlo in amore, ha concluso mons. Accrocca, la nostra vita diventa un segno eloquente, una parola vivente.
A questo punto della Messa c'è stato un canto che è stato tradotto nella immediatezza, dagli stessi cantori, nel linguaggio dei segni.
Tutto questo gruppo, che ha ricevuto il meritato applauso finale da parte dei fedeli, è stato composto da volontari, anche dell'Unitalsi, che hanno concluso il corso proprio per imparare la lingua dei segni.
Poi c'è stato un ulteriore e singolare gesto.
In sacchette capienti sono state raccolte delle pietre che erano state consegnate all'inizio della Messa a tanti presenti.
Il gesto è stato quello che ad ogni Messa si compie per raccogliere le offerte dei fedeli.
Siamo abituati a portare all'altare, ha spiegato Pasquale Zagarese, diacono e già presidente dell'Unitalsi, qualcosa di materiale come denaro ed altro raccolto tra i fedeli, ma tutto questo è un qualcosa che è fuori di noi.
Stasera, invece, questo sasso rappresenta la parte più intima di noi stessi che rimane chiusa e nascosta, spesso un macigno che non riusciamo a tirare fuori di noi. E' il dolore offerto per amore, ha concluso Zagarese.
La celebrazione eucaristica si è chiusa con la frase dell'arcivescovo: Grazie a tutti voi per averci donato questa bella opportunità.
Poi tutti all'esterno dove la coroncina del Rosario formata da palloncini colorati, è stata fatta volare in cielo.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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