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Benevento, 03-12-2018 19:41 ____
La relazione di Annamaria Nifo alla giornata sull'economia sannita disegna una provincia dalla economia piccola, fragile e molto volatile
Duro scontro alla fine del seminario di studio tra il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca e la senatrice del Movimento Cinque Stelle, Sabrina Ricciardi
Nostro servizio
  

Al Teatro "San Vittorino" è stato presentato il rapporto "Dove va l'Economia Sannita" realizzato dal Centro Studi di Confindustria Benevento con la collaborazione di Unisannio.
Necessariamente dobbiamo, però, partire dal fondo per dire che nessun garbo istituzionale, considerata la presenza in prima fila del senatore del Movimento Cinque Stelle, Sabrina Ricciardi, ha posto in essere il governatore della Campania Vincenzo De Luca nel descrivere, apertamente disprezzandole, le azioni del governo.
E' stato tutto molto imbarazzante, ci ha confermato anche chi ci circondava.
I toni usati da De Luca sono stati forti nei confronti dei Cinque Stelle e del vice premier Luigi Di Maio in particolare, anzi essenzialmente ed esclusivamente e Ricciardi che era seduta in prima fila accanto a Viespoli, ha resistito fino alla fine poi non appena De Luca è sceso dal palco lo ha affrontato e dopo essersi presentata gli ha detto: Non è nel mio stile fare piazzate e quindi non sono salita sul palco per replicare.
La sua però è stata una vera e propria caduta di stile.
E' facile accusare senza dare poi il diritto di replica.
E De Luca di rimando: La prossima volta si alzi.
Non faccio quello che dice lei, ha replicato il senatore pentastellato e comunque non era quella la sede. Mentre per lei è già campagna elettorale.
Se noi siamo a dover svolgere tutto questo lavoro, ha proseguito Ricciardi, è perché ci avete lasciato un cumulo di macerie...
De Luca se l'è presa essenzialmente con Luigi Di Maio, come abbiamo scritto innanzi, che rifiuta i dibattiti. Lui, De Luca, gli ha fatto tre querele.
Rinunciasse all'immunità parlamentare parlando con me, ha detto il governatore.
Di Maio sarebbe un delinquente perché avrebbe chiamato assassino De Luca.
Poi il gran finale: De Luca ha detto a Ricciardi di vergognarsi e la senatrice ha risposto: Lei a me non mi conosce, come fa a dire queste cose?
Sono una rappresentante del Movimento ed è mio dovere difenderlo.
Questo il colloquio, parola più parola meno, tra Ricciardi e De Luca svoltosi lungo tutto il percorso che dalla platea del San Vittorino hanno percorso i due fino all'uscita su via Tenente Pellegrini. Poi le strade si sono divise.
Più avanti, nella cronaca della serata, nel dar conto della relazione di Annamaria Nifo, docente di Economia del Dipartimento Demm di Unisannio, relazione molto apprezzata anche dallo stesso De Luca che le ha fatto i complimenti, scriviamo che Nifo ad un certo punto ha parlato della "qualità delle istituzioni come motore di sviluppo".
Forse bisognerà riflettere a fondo su quanto detto dalla docente di Unisannio altrimenti il rischio concreto è che non si va da nessuna parte.
Ora riavvolgiamo il film è torniamo all'inizio dell'evento.
Ad aprire i lavori è stato il vice presidente di Confindustria e delegato alla cura del Centro Studi, Pasquale Lampugnale, il quale ha parlato della necessità di conoscere per deliberare uno strumento all'interno del quale mettere prospettive di sviluppo.
Anche la scenografia, "La Montagna di Sale" di Mimmo Paladino, racconta di questo panorama, una distesa di rovine, che lascia però spazio alla speranza.
Spesso, ha detto Lampugnale, ci appiattiamo sul presente e non guardiamo al futuro.
L'Italia cresce in alcuni settori quali l'edilizia che è però grandemente mortificata dalla burocrazia. Anche la nostra agricoltura è al di sopra della media nazionale e regionale. Sui servizi c'è un export che cresce.
L'indice stradale è invece tra i più bassi della regione e la mancanza di mobilità rallenta lo sviluppo della nostra provincia.
La proposta di Lampugnale è quella di attrarre investimenti e non perdere nemmeno un euro di fondi assegnati.
C'è bisogno poi di un miglioramento dei servizi essenziali ed ancora di dare lavoro ai giovani.
A tale riguardo Lampugnale ha parlato del grande lavoro che fa l'Università degli Studi del Sannio consentendo l'uscita dalle sue aule di ottimi laureati che però poi vanno via.
Noi vogliamo andare avanti perché qui abbiamo le nostre radici e qui insistono le nostre imprese.
A questo punto la parola è passata ad Annamaria Nifo (nella foto di apertura riceve l'attestato di Confindustria dalle mani del presidente Liverini e del suo vice Lampugnale), docente di Economia Politica dell'Università del Sannio che ha parlato di un rapporto costituito da tre parti e cioè: L'immagine di come l'economia italiana sia sopravvissuta alla crisi; l'economia sannita nel contesto regionale e nazionale, un focus peraltro particolarmente difficile da curare, ha detto Nifo, proprio per la carenza di dati da analizzare ed infine la parte innovativa di questo rapporto che riguarda la qualità delle istituzioni ed il ruolo del contesto locale nelle performance di crescita e di sviluppo.
Nifo ha quindi sviluppato uno ad uno i tre segmenti del rapporto a cominciare dalla composizione del Prodotto Interno Lordo (Pil) che ci rappresenta una Italia debole già prima della grande crisi.
In due anni la nazione aveva perso il 6,6% di pil rispetto agli altri Stati europei e quando la crisi si manifesta nei momenti più bui e drammatici, il Mezzogiorno perde il 13,3% mentre il Nord ne perde la metà.
Le stime di crescita futura, in ragione della debolezza della struttura dell'economia italiana, sono molto prudenti rispetto agli altri partner europei.
Riguardo poi agli investimenti, ha proseguito Annamaria Nifo, in tutte le variabili, segnano il Pil ma dal 2007 essi sono praticamente crollati al 16,8%, soprattutto nel pubblico, mentre solo due anni prima, nel 2005, essi erano del 21,2%.
Il pubblico in pratica riduce gli investimenti durante tutta la crisi mentre in Paesi a noi vicini, come la Francia e Germania, essi sono rimasti praticamente immuitati.
In questo quadro l'occupazione è quella che ha risentito moltissimo dei mancati investimenti al punto che dall'inizio della crisi sono andati persi in Italia circa 2milioni e mezzo di posti di lavoro di cui oltre 2 milioni nella fascia di età che va dai 25 ai 34 anni, dove proprio si collocano al lavoro i nostri giovani laureati, il capitale umano di cui parlava Lampugnale.
L'Italia, dopo Grecia e Spagna, segnala la disoccupazione più alta per il nostro Paese, il 13%, ma il dato più drammatico è nella disoccupazione giovanile con il 36,9%.
Se si esamina poi il dettaglio regionale emerge che il tasso è a due cifre soprattutto nelle Regioni del Sud con alcune di esse, tra cui la Campania, in cui la disoccupazione giovanile supera addirittura il 50%.
Tra i giovani dai 15 ai 24 anni uno su due è disoccupato.
La professoressa Nifo ha, quindi, parlato del livello di produttività dei vari Paesi europei.
Tra quelli a produttività media rientrano le economie della Mittle Europa, quelle più antiche e tradizionali e dunque Francia, Germania, Grecia, Italia e Regno Unito.
Poi i Paesi a bassa produttività in cui ci sono tutte le Nazioni dell'Est europeo ed il Portogallo e poi le economie avanzate del Nord Europa.
L'Italia condivide la stagnazione della produttività con grandi difficoltà ad avanzare.
Dall'Europa, dunque, all'Italia al Sannio.
Il Pil pro-capite di Benevento è il più basso tra le province campane ed al di sotto della media della Regione e del Mezzogiorno e nazionale che è di 26mila euro.
Benevento produce quasi il 4% della ricchezza totale della Campania con 4 miliardi e mezzo nel 2017 del valore della produzione, una produzione quindi piccola ed esigua e parte da qui il principale elemento di volatilità della economia del nostro territorio che risente in maniera certamente maggiore lo shock esogeno ed infatti così è per le performance di crescita che sono le più deboli.
In realtà il Sannio già prima della crisi aveva il segno meno nella sua economia.
Si viaggiava intorno al meno 17,5%, mentre con la crisi era ad un meno 16,5%.
Se vogliamo la crisi noi non l'abbiamo proprio vissuta.
La struttura produttiva di Benevento è fatta da 35mila imprese che producono il 6% del pil in agricoltura; il 19% nel manifatturiero, un settore strategico nonostante tutte le difficoltà del territorio; il 18% nel commercio; poi i 30% nei servizi ed il 27% nel settore pubblico che, come si può notare, è circa un terzo della ricchezza prodotta e questo dimostra anche come il presidio del pubblico sia una componente centrale nella formazione del Pil.
Le caratteristiche strutturali delle nostre imprese, ha proseguito spedita Annamaria Nifo, danno come primo dato la loro eccessiva frammentazione.
L'87% dell'occupazione sannita viene da imprese che hanno fino a 49 dipendenti.
La cosa interessante è che quelle da 0 a 9 addetti sono il 66% del totale delle imprese. Ma delle imprese micro, il loro 80% ha fino a due addetti.
Nonostante questo Benevento è la provincia campana che si colloca nell'indice dell'innovazione totale relativamente meglio rispetto alle altre province campane pur condividendo con esse la parte bassa della classifica.
Relativamente alla produttività si registra un ritardo di efficienza nel settore manifatturiero e delle costruzioni.
Il trend però è positivo in quanto la crisi avendo eliminato le imprese più fragili e meno efficienti, quelle che sono rimaste sono le più forti e questo ha fatto salire il trend della produttività che è in aumento dal 2012 al 2015.
Ma il dato ancora più interessante è quello nel mercato delle costruzioni che è migliore della macro area e questo non tanto per meriti dell'edilizia sannita ma forse per demerito del settore costruttivo in Italia che è particolarmente né innovativo né avanzato tecnologicamente.
Le costruzioni meritano grande attenzione da qui in avanti perché costituiscono oggetto di attenzione ponendo il settore in una strategia di accredito economico di forte innovazione e dunque cogliere questa occasione potrà evitare che quei divari che al momento sono ancora contenuti, con il tempo possano ampliarsi.
Relativamente alla demografia il dato è negativo non tanto a causa dei flussi di partenza ed arrivi ma soprattutto per quanto riguarda l'invecchiamento della popolazione.
Questo fa sì che ogni anno nel Sannio perdiamo un comune grande quanto San Lupo.
Emigrano i giovani laureati e li formiamo anche bene nella nostra Università del Sannio, emigrano specialmente perché sono quelli a rischio di non trovare occasioni di lavoro e che non hanno prospettive di carriera.
Benevento è poi al 90esimo posto con il 33,4%, per quanto riguarda i Neet, cioè quella speciale classifica che monitora i giovani dai 15 ai 29 anni che non studiano, non si formano e non sono in cerca di lavoro.
L'ultima parte della relazione di Nifo ha riguardato le istituzioni per cercare di capire cioè perché l'economia sannita non riesce a decollare.
La domanda delle domande è: Perché alcuni paesi sono più poveri degli altri? Perché alcune regioni ristagnano ed altre crescono?
Quale è la ragione per cui anche a parità di capitale umano impiegato e di innovazione, non riusciamo a registrare gli stessi livelli  di pil pro-capite?
Una risposta viene data dalla produttività che segna la diversa capacità dei territori di organizzare i fattori economici e quindi di rendere più efficiente l'investimento.
E dunque lo stesso investimento fatto a Benevento o a Modena o a Bolzano può avere una produttività differente che avrà poi un ruolo centrale nell'economia.
Gli economisti attribuiscono questa differenza al ruolo centrale delle Istituzioni.
Il concetto di Istituzione su cui concorda la teoria è un concetto che non lascia scampo a nessuno: Sono quelle regole del gioco che la società si dà ed in ragione delle quali ciascuno di noi che partecipa al gioco, sia esso imprenditore, funzionario delle forze dell'ordine, giudice, studente, docente o genitore, operatore economico, deve rispettare essendo quello il contesto dentro il quale avviene poi l'attività produttiva ed i mercati non possono funzionare in modo efficiente se non si determinano quelle condizioni di ambiente e di contesto che supportano tantissimo l'azione di produzione.
A questo processo partecipano certamente i policy maker che hanno un ruolo centrale quali amministratori pubblici al punto da influenzare l'ambiente, ma a formare il contesto c'è anche il ruolo cruciale dei singoli cittadini chiamati ad operare giorno per giorno con i propri comportamenti formando così il contesto nel quale viviamo ed operiamo formando quello che è capitale sociale che dà la migliore o peggiore performance di un paese, di una regione e di una piccola provincia come la nostra.
Le istituzioni si misurano con indici che valutano la burocrazia, le infrastrutture, la capacità amministrativa, ma ci sono anche aspetti economici sociali e culturali quali la corruzione dei territori, la evasione fiscale.
Questo consente di fare comparazione anche tra i Paesi.
Assieme al collega Vecchione, la professoressa Nifo ha costruito l'Institutional Quality Index (Iqi) che misura la qualità delle istituzioni nelle 103 province italiane per gli anni che vanno dal 2004 al 2012.
L'indice rileva anche la qualità istituzionale che è la più bassa nelle regioni del Mezzogiorno ed in Campania che ha una media la più bassa del Sud ed in particolare su questa negatività gioca la qualità istituzionale di Napoli e Caserta mentre il trend della Regione Campania comincia a salire dal 2008 grazie alle performance altamente positive delle province di Benevento, Avellino e Salerno.
A penalizzare la Campania è maggiormente la corruzione che è aumentata in modo particolarmente sensibile.
Infine, ha detto Nifo, abbiamo anche fatto un rapporto tra province simili per dimensione e per struttura anagrafica della popolazione residente e percentualità del territorio medesimo ma differenti per conferimento della qualità istituzionale e dunque Benevento l'abbiamo confrontata con Ferrara e Siena.
E' stato quindi osservato che Benevento ha una significativa debolezza istituzionale.
Ha però un trend di miglioramento dal 2008 pur condividendo con le province della Campania, che supera, le parti basse della classifica.
La fotografia, in chiusura, è quella di una provincia dalla economia piccola, fragile e molto volatile.
Le imprese hanno bisogno di essere aiutate, ha concluso Nifo, ma da intendersi come aiuto di un contesto favorevole e di istituzioni di qualità.
Giuseppe Marotta, direttore del Demm dell'Università degli Studi del Sannio, si è soffermato sulle opportunità dell'economia sannita con implicazioni di policy.
E dunque Marotta ha parlato della desertificazione sociale con tasso di laureati molto alto ma i giovani una volta formati dalla nostra Università poi vanno via.
Noi ne sopportiamo i costi e gli altri territori beneficiano della loro preparazione e competenza.
Benevento è al primo posto in Campania quanto a laureati ma è il Mezzogiorno che è distante ancora dal resto del Paese.
Sono dunque realtà fragili che non sono in grado di sopportare shock esterni.
Partendo dalle criticità, ha proseguito Marotta, ci sono diverse positive dinamiche produttive.
E dunque c'è uno studio sull'impatto che sul territorio dovrà avere l'alta velocità ferroviaria che deve essere concepita come corridoio polifunzionale e come metropolitana veloce.
L'impatto in questo modo potrebbe essere certamente positivo perché potremmo avere un aumento di residenzialità nel senso che la gente potrebbe venire a risiedere a Benevento, città tranquilla e con una migliore qualità della vita e poi andare a lavorare magari a Napoli se ci sono mezzi di comunicazione adeguati.
Cerchiamo anche di lavorare allo spostamento del trasporto delle merci dalla gomma al ferro attrezzando delle zone in tal senso nell'area del Consorzio Asi a Ponte Valentino e nel territorio della vitivinicoltura
Marotta ha quindi parlato della esperienza ritenuta molto positiva e portata avanti con la Caritas relativa al Comune Welcome un progetto finanziato dalla Commissione per il Sud con 10 cooperative in ogni Comune per integrare l'extra comunitario.
Andiamo insomma verso la ricomposizione del puzzle territoriale guardano però il disegno che sta sulla scatola senza il quale il puzzle non potrà mai essere realizzato.
Tra gli obiettivi c'è poi quello della managerialità delle imprese ed il rafforzamento delle capacità amministrative dei nostri Enti Locali, ha concluso Marotta.
Clemente Mastella ha detto che siamo una realtà provinciale povera di giovani e di giovani poveri. Nel 2025 Benevento ed Avellino vedranno chiudere il 50% delle scuole elementari.
Ed allora si è chiesto: E' il mercato il regolatore o è il pubblico che però non interviene?
Qui occorre, ha detto Mastella, un regolatore politico senza il quale la Fiat, ad esempio, non si sarebbe mai insediata a Melfi o a Pomigliano d'Arco o a Grottaminarda.
Il pubblico deve tornare in campo ed io dico che anziché pensare a quota 100 bisognerebbe anche scendere addirittura a quota 90.
La media dei dipendenti del Comune di Benevento si avvicina ai 60 anni.
Come faccio con questo materiale umano a migliorare la burocrazia?
Ed allora tutti a casa e fate entrare i giovani qualificati e laureati. Solo con una cura forte come questa costruiremo un economia capace a competere e ad affrontare il mercato.
Abbattere per ricostruire, questo occorre fare anche con le proprietà pubbliche che sono fatiscenti oramai.
Benevento sollo così potrà fare la sua parte.
Antonio Di Maria, presidente della Provincia ha detto che bisogna rivedere l'ordinamento degli enti locali e bisogna dire no all'assegnazione delle risorse solo in base ai residenti senza tener conto della estensione territoriale.
Nei nostri Comuni c'è una emergenza di mobilità che non si riesce a soddisfare.
Filippo Liverini, presidente di Confindustria, ha parlato della necessità di affrancare le imprese dal nanismo evidenziato dalla relazione di Nifo.
Non si può continuiare con la conduzione affidata al manager familiare.
Ne siamo consapevoli e dunque bisogna aiutare le imprese a fare passi in avanti e quindi anche export con l'ingresso di giovani laureati ed altamente preparati dalla nostra Unisannio.
C'è poi carenza nel chiedere aperture di credito ma a chi si chiede questo credito?
Le banche investono poco rispetto a quanto raccolgono sul territorio.
Ed allora ai giovani laureati chiediamo anche questo, imparare a chiedere un credito per l'azienda.
Liverini ha lamentato poi scarsa solidarietà istituzionale anche per quanto riguarda il rimborso dei danni causati dall'alluvione.
E poi, con rammarico, ha evidenziato un dato: Nel Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale di Ponte Valentino non siede nessun rappresentante di Confindustria!
Vincenzo De Luca, presidente della Regione, ha chiuso il lungo pomeriggio di lavoro affermando che l'Ente da lui diretto ha in particolar modo attenzione per le aree interne della Campania e per il beneventano.
Il presidente della Provincia, ha detto De Luca, si è fermato in tempo rispetto a quello che stava dicendo e con me questo non funziona perché le aree interne sono trattate in maniera uguale alle altre e mai come oggi.
Quindi affrontando temi nazionali De Luca ha detto che se non si ricompone lo scontro con l'Europa, il Sud è condannato a morte, andiamo verso la catastrofe se ci sarà la procedura d'infrazione.
E questo per la imbecillità di giovanotti al governo che hanno scambiato la campagna elettorale con l'azione di governo. Il mondo reale non è quello dei twitter e non si può perdere una mattinata per vedere come vanno le palle che devono poi mettere in rete.
Che dire poi dell'allegra brigata che si è presentata sul balcone di Palazzo Chigi perché aveva deciso di indebitare il nostro Paese.
Si racconta che avrebbero dovuto spezzare le reni a Juncker... Dalla guerra a Trumt ai cinesi ed ora stanno mettendo i piedi a terra.
Hanno pensato di spendere 7 miliardi per quota 100 e 9 miliardi per il reddito di cittadinanza, ha proseguito De Luca, ma chi lo ha pensato deve essere ricoverato in manicomio tanto è demenziale l'atto pensato.
Auguriamoci che questa fase termini senza farci troppo male.
A questo punto è meglio dire dividiamo l'Italia a metà che assecondare una fiscalità che tagli fuori il Mezzogiorno.
Il presidente De Luca, dopo aver fatto i complimenti alla professoressa Nifo per la relazione, ha detto che il Nord è riuscito a recuperare tutti i posti persi durante la crisi, al Sud, invece, noi siamo ancora a meno 350mila.
La sburocratizzazione è stata una battaglia persa da parte di tutti i governi che si sono succeduti, questi di oggi non la considerano proprio.
Non riusciamo ad utilizzare le risorse europee aprendo i cantieri e completando le opere.
Abbiamo un codice degli appalti che è un monumento alla demenzialità così come la legge Severino che ha messo in condizione i dirigenti di non firmare più nemmeno una carta.
L'Autorità Nazionale Anti Corruzione (Anac) deve assolvere ad un altro ruolo, non deve scrivere le leggi.
Quindi ha avuto parole ironiche anche nei confronti di Di Battista il quale prima va a farsi i bagni pancia all'aria e poi manda una enciclica ogni tanto.
Ai Cinque Stelle ha detto: Siete dei cialtroni se prima dite no alla Tav, alla Tap, alle opere pubbliche  e poi le autorizzate una alla volta.
Anche De Luca è tornato sulla questione della media di età dei dipendenti della pubblica amministrazione.
A 60 anni, ha detto, al massimo possono badare alla cura della prostata.
Quale digitalizzazione possono mai fare?
Io chiedo invece che vengano subito inseriti nella Pubblica Amministrazione 200mila giovani nel Mezzogiorno.
Noi il nostro piano per 10mila giovani lo abbiamo varato e mi auguro, se non lo ha già fatto, vi aderisca anche il Comune di Benevento.
E dunque che rapporto ha il reddito di cittadinanza di Di Maio con tutto ciò di cui parliamo?
E qual è poi la spesa morale o immorale da fare o non fare una volta ottenuti i soldi di questo reddito?
E chi mettiamo, Mastella, a controllare se quella determinata spesa è morale o immorale?
Concentriamoci solo sui programmi che creano lavoro.
Il Decreto del Governo chiamato Dignità è indegno, perché ha provocato una perdita di 20mila posti di lavoro. In Campania, ha continuato il governatore De Luca, l'incremento del Pil è stato del 3,2%, il doppio della Lombardia.
La nostra criticità maggiore e dettata dalle infrastrutture.
A Benevento abbiamo destinato mezzo miliardo per la mobilità. Abbiamo poi chiesto al Ministero di autorizzarci un Piano sulle strutture ospedaliere di 1 miliardo ed 80 milioni di euro.
Il Ministero su questo metta il timbro e si impegni acche ciò avvenga anche chi fa solo sciacallaggio sul territorio.
Abbiamo destinato 2 miliardi di investimenti solo su questo settore, investiamo più del Governo.
Altri 53 milioni di euro sono bloccati dai Cinque Stelle.
De Luca ha parlato ancora di Benevento a proposito del collegamento previsto dal Tirreno con l'Adriatico, uno sforzo gigantesco.
Anche la Diga di Campolattaro è nel programma degli investimenti.
E tuttavia oramai qualsiasi opera produce la nascita di un Comitato per il no spesso accompagnato da un alto prelato o dai grillini.
Io ho realizzato un impianto di trattamento dei rifiuti di compostaggio dieci anni fa a Salerno in pieno centro e nessuno ha detto niente.
Vuol dire che ci vogliono i ciucci per governare.
I Cinque Stelle sono arrivati a contraddire anche le leggi della fisica.
Il vuoto assoluito non esiste? Ed invece vi dimostro che il vuoto assoluto esiste e non hanno neanche un neutrone nelle loro teste.
Poi a proposito della mancanza di un rappresentante di Confindustria nel Consorzio Asi, De Luca ha detto con sarcasmo: Prova questa di grande creatività.
Il governatore ha concluso dicendo che la Regione starà vicina a questo territorio straordinario, il Sannio, con uno scenario interessante e prospettive di sviluppo.
Gli altri interventi del seminario sono stati quelli di Antonio Marchiello, assessore alle Attività Produttive della Regione Campania il quale ha ribadito che nessun'area sarà lasciata indietro. La Regione ha messo in campo molti tavoli di lavoro per affrontare in maniera strutturale ogni singolo argomento.
Sulle Zes stiamo attivando il decreto semplificazione e verificando la questione degli sgravi Irap.
Stiamo lavorando su bandi relativi all'ingegneria finanziaria e sulla questione della banda larga che entro il 2020 riguarderà tutto il territorio campano.
La ricchezza prodotta in provincia è pari a 4.5 miliardi di euro e incide per il 4.4 % sul Pil regionale. Il PIl di Benevento dal 2008 al 2015 è drasticamente crollato e presenta una forte volatilità dagli anni 2013 al 2014 in cui si passa dal +5.8 al -6.5 questo a supportare la tesi che bisogna attuare una politica di sviluppo su fattori stabili e non legati in modo esclusivo alla spesa pubblica o a dinamiche esterne.
Il Pil della provincia è così composto: il comparto manifatturiero rappresenta il 19% del Pil, l’agricolo il 6%, tutto il resto pari al 75% un'economia legata a servizi e commercio.
Le aziende manifatturiere sono 6.177 e rappresentano il 19% del Pil della provincia (18% Campania e 24% Italia).
La frammentazione e la dimensione delle imprese determina anche un ricorso al credito difficile, la provincia di Benevento raccoglie 4.5 miliardi di euro in depositi e solo 2.8 miliardi vengono impiegati a supporto del circuito imprenditoriale. Benevento rappresenta il 6% delle imprese registrate in Campania ma con uno dei tassi di imprenditorialità più alti in Italia collocando la provincia all'11° posto nel rapporto imprese-numero di abitanti.
Per quanto concerne il Pil pro capite si attesta nel 2015 con 15.953 euro, ben al di sotto della media del Mezzogiorno pari a 19.103 euro e a quella nazionale di 27.180 euro.
Da notare che i valori Italia Mezzogiorno e Benevento sono nel 2015 quasi pari al 2008.
Le esportazioni sono poco significative, 182 milioni di euro nel 2017; 48 milioni di euro nel 1° trimestre 2018 con un +10% ma solo l'1.7% delle esportazioni regionali e per il 50% legale alla metalmeccanica ed elettronica, l'agricoltura solo il 10%.
Filippo de Rossi, rettore dell'Università degli Studi del Sannio, ha richiamato l'attenzione sull'importanza di questo studio e della fruttuosa collaborazione tra Università e Confindustria Benevento che rappresenta un punto di forza per il territorio.
Effettuare un’attenta analisi delle dinamiche sociali ed economiche di un territorio, ha affermato il  direttore generale di Banca Popolare Pugliese, Mauro Buscicchio, è la chiave di volta per individuare le azioni correttive e le corrette metodologie da seguire.
La virtuosa collaborazione tra mondo dell’industria e ricerca universitaria, tra l'altro, dimostra come la teoria, al di là dei preconcetti, si sposi bene con la prassi, soprattutto quando il fine ultimo è comune.
Ed è proprio nell’ottica della rivitalizzazione del territorio sannita che si collocano le azioni di Banca Popolare Pugliese, a sostegno dell'imprenditoria locale.
Massimo Sbatini, direttore delle Politiche Regionali di Coesione Territoriale di Confindustria ha detto che la fotografia scattata dal Rapporto sull'economia del beneventano è per molti versi rappresentativa della situazione socio economica delle regioni del Mezzogiorno.
Ci racconta, infatti, di un territorio sano, contraddistinto da una significativa vitalità imprenditoriale ma anche da altrettanto significativi vincoli, interni ed esterni, che ne ostacolano lo sviluppo.
Ci parla delle dinamiche demografiche che, qui come altrove al Sud, stanno modificando in profondità il potenziale competitivo del territorio e delle tante opportunità di impresa e quindi di sviluppo e di ricchezza, che potrebbero essere colte, a partire da un patrimonio culturale ancora pienamente da valorizzare.
E ci mostra, con poche istantanee, cosa significhi essere ai margini dei flussi di comunicazione in una economia in cui la mobilità delle persone, delle merci e dei dati costituisce una parte rilevante del valore aggiunto.
Costantino Boffa, delegato dal presidente Giunta Regione Campania per l'Alta Velocità Napoli-Bari ha richiamato l'attenzione sulle opere infrastrutturali che coinvolgono la nostra provincia.
Benevento è al centro di un sistema ferroviario e il nodo delle infrastrutture che oggi può rappresentare un punto di debolezza, grazie alle opere che stiamo realizzano si trasformerà in un punto di forza e di strategicità per il territorio.
Il seminario è stato condotto da Nando Santonastaso, giornalista.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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