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Benevento, 15-05-2018 16:36 ____
Prima o poi un libro lo scrivero' sui faccendieri, raccontero' 20 anni di personaggi che hanno inciso sulla gestione delle varie forme di lavoro
Severo, ancorche' raccontato con una buona dose di ironia, il giudizio che Antonio Pileggi ha dato della normativa di cui si e' discusso al Dottorato di Ricerca Persona Mercato Istituzioni del Corso di Laurea in Giurisprudenza di Unisannio
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Prima o poi un libro lo scriverò sui faccendieri, racconterò 20 anni di questi personaggi che hanno inciso sulla gestione delle varie forme di lavoro nel nostro Paese e di tutti quelli che non riescono nella professione e fanno i consulenti, non tutti ovviamente, al Ministero del Lavoro.
Severo, ancorché raccontato con una buona dose di ironia, il giudizio che Antonio Pileggi, avvocato e docente dell'Università di Roma "Tor Vergata", ha dato della normativa che disciplina quei lavori che forse lavori non sono se non per chi li presta.
Della "Subordinazione ed autonomia del lavoro nella transizione verso l'economia digitale" si è discusso nel corso di un Seminario di Diritto del Lavoro svoltosi all'Università degli Studi del Sannio, corso di laurea magistrale in Giurisprudenza, Dottorato di Ricerca Persona, Mercato, Istituzioni coordinato da Antonella Tartaglia Polcini a cui è toccato aprire i lavori e portare i saluti del rettore Filippo de Rossi.
Tartaglia Polcini, docente di Diritto Civile, ha descritto il Dottorato che è interdisciplinare ed è dedicato proprio alla persona ed ai suoi diritti tra mercato ed istituzioni ed ha poi ringraziato molto i suoi colleghi Felice Casucci, Rosario Santucci e Marco Mocella per aver voluto portare al centro della riflessione un tema che si pone al crocevia di tutti i processi di sviluppo economico, vale a dire la precedenza della socìetas, della società e le sue componenti di natura personale rispetto all'altra parola che l'accompagna nelle espressioni più frequenti, l'informazione che oggi si divide tra digitalizzazione ed automazione.
Quanto questo incida sui rapporti di lavoro ma soprattutto sulla persona del lavoratore sarà oggetto del confronto di oggi.
Il tema centrale resta quello dell'innovazione dei processi di sviluppo che non può non tenere conto della centralità della persona umana e dei suoi diritti.
Resta dunque il tema della stretta corrispondenza tra sviluppo economico e tutela promozionale di nuove istanze di garanzia della persona e dei suoi diritti inviolabili correlati sempre a doveri inderogabili.
Laddove il diritto-dovere del lavoro muta, nei suoi processi di articolazione, di organizzazione, muta la sicurezza, le regole di accesso, di reclutamento e di contrattualizzazione e dove sembra scomparire a volte la persona dall'attività lavorativa attraverso soprattutto i processi di automazione, si creano invece nuove istanze e nuove opportunità di tutela e di promozione di interessi meritevoli.
Su questo, soprattutto le nuove generazioni dovranno concentrare la propria attenzione.
A prendere la parola è stato, quindi, Felice Casucci, docente di Unisannio e coordinatore dell'evento assieme a Rosario Santucci, il quale ha sottolineato che è questo del Seminario di studi un tema su cui necessariamente confrontarsi per trarre occasione di approfondimento.
E' sostanziale, ma anche fortemente estetico e la semantica, a parte il linguaggio, su questo tema gioca un ruolo abbastanza importante con tutte le sue nuove occasioni o nuove finalizzazioni verso la fine del lavoro.
Siamo in una fase intermedia, ne conosciamo alcuni sviluppi, non immaginiamo tutto ciò che può accadere ed è dunque importante che gli studenti, che quotidianamente si confrontano con questi temi, assistano a cosa possa venirne fuori dal dibattito.
Il lavoro non è di un mondo standardizzato, questa mancanza di tipicità forse lo porta verso nuovi orizzonti ma forse si può anche rischiare di perdere la strada da cui si è partiti.
La tecnologia ha inciso moltissimo ma forse un po' più di creatività da parte dei giuristi su questi argomenti, va pensata.
A prendere la parola è stato quindi Rosario Santucci, docente di Unisannio, il quale ha sottolineato che il problema sia quello del rapporto tra le esigenze dell'economia e la tutela della persona.
Tra questi due elementi bisogna sforzarsi di trovare, quando è possibile, sempre una linea di compromesso.
Riprendendo una domanda lasciata in sospeso da Casucci e cioè se il Jobs Act sia vivo o meno, Santucci ha detto che questo nuovo istituto è certamente vivo non fosse altro per la incidenza attuale come quello sulle tutele crescenti.
Le filosofie di fondo forse potrebbero essere messe in dubbio.
Da tenere presente poi la recente legge del 2017 che è lo Statuto, tra virgolette, del Lavoro Autonomo che ha preso in considerazione una nuova forma di lavoro subordinato che è il lavoro agile. In questo disegno c'è tutto questo ed anche una razionalizzazione in taluni settori portando, peraltro, la normativa stratificata del passato che è stata inserita tutta all'interno di questa nuova normativa all'interno della quale sono state portate tutte le discipline.
E', dunque, assolutamente vivo il Jobs Act.
Un tema rilevante, dunque, quello che si affronta oggi anche per l'impatto che le forme di economia digitale possono avere sul lavoro.
Un argomento importante anche nei contesti territoriali.
L'industria 4.0 che non si è sviluppata in Italia, nel sud e qui nel Sannio non è ancora giunta e siamo abbastanza arretrati rispetto ad essa.
Bisogna spingere lungo questo nuovo percorso, ha concluso Santucci, anche la Pubblica Amministrazione che è ancora molto lontana.
Antonio Pileggi, come detto, docente all'Università di Roma, ha attinto anche alla sua esperienza di avvocato per tentare di descrivere quanto sta avvenendo.
Tra subordinazione, subordinazione attenuata, parasubordinazione, la qualificazione del rapporto è una questione di sfumature e dunque è ben difficile districarsi.
A chi spettano le tutele?
Vorrei scrivere un saggio sul diritto del lavoro dei faccendieri negli ultimi venti anni.
Ho l'impressione di avere a che fare con dei faccendieri di cui voglio raccontare agli studenti gli ultimi 20 anni.
E' qui Pileggi, ha parlato dell'istituto delle Collaborazioni Coordinate e Continuative, i famosi Co.Co.Co. che rappresentò la fuga dalla subordinazione per la parasubordinazione tranne poi le cause intentate dal lavoratore con le quali rivendicava, con le cause, la sua figura di subordinato.
Con la legge Biagi si reagì a questa fuga ma in realtà il vero obiettivo era un altro e cioè quello di fare cassa recuperando i contributi al 33% che con i Co.Co.Co, non erano previsti.
Questo era il vero fine del cambio della normativa che introdusse poi ad un nuovo istituto che fu quello del lavoro a progetto.
Questa nuova trappola ha funzionato?
Certamente no perché mentre il faccendiere promuove i progetti, il giudice del lavoro li considera quale lavoro subordinato e li censura.
Dov'è il progetto, che cos'è questo progetto? Non si sa.
Tutte prestazioni, quelle citate, non riconducibili a progetto.
E dunque è stato superato anche il contratto a progetto perché abusato nel metodo elusivo e non è stato affatto antielusivo.
Si voleva combattere il precatriato ma non è stato così. Tutti fasulli i contratti a progetto, superati dal dal pareggio contributivo.
Per ultimo siamo alle collaborazioni organizzate dal committente ma anche qui le perplessità superano le certezze.
A chiudere i lavori, è stato Severino Nappi, docente dell'Università Pegaso di Napoli.
Nei giorni in cui si assiste al tentativo di costruire affannose geometrie economico-giuridiche, per provare ad offrire ai nostri giovani esclusivamente asfittici percorsi assistenziali, coloro che conoscono profondamente le reali dinamiche del diritto del lavoro si interrogano, invece, sui concreti percorsi che vanno messi in campo per garantire prospettive, dignità e tutela in particolare a chi si affaccia al mercato del lavoro.
L’economia globalizzata e le nuove tecnologie hanno cambiato faccia al lavoro e inciso profondamente sulle sue regole.
La costruzione di strumenti adeguati a cogliere e disciplinare gli effetti del cambiamento dell’economia e impedire la codificazione di una stagione di precarietà del lavoro è il vero obiettivo che si deve porre chiunque abbia a cuore gli interessi dei nostri giovani.
Ecco perché Istituzioni e politica devono guardare con attenzione agli sforzi scientifici che vanno in questa direzione.
E' dal "sapere" che si traggono le risposte, non dalle avventure propagandistiche.
Sono grato a Rosario Santucci, ha concluso Nappi, faro della cultura giuslavoristica non solo sannita, per avermi offerto l’opportunità di partecipare.

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