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Benevento, 11-04-2018 14:05 ____
All'Ospedale "Rummo" e' stato cambiato il nome senza che nessuno ne sapesse nulla e senza rispetto per le abitudini locali
Prima di addentrarsi in una mera azione di facciata, sarebbe stato utile rendersi conto delle condizioni assistenziali in cui il nosocomio e' ridotto
Nostro servizio
  

Il nostro Peppino De Lorenzo ritorna ad interessarsi dell'Ospedale "Rummo".
Questa volta, però, trattando un problema che esula dall'attività sanitaria.
Si sofferma, infatti, sul cambio dell'intestazione dell'azienda, passato sotto silenzio.
Nel contempo, l'occasione gli permette di aprire un altro cassettino della sua memoria.
Ecco quanto scrive.
"Non è mia intenzione, in questa circostanza, ritornare, ancora una volta, ad interessarmi dell'assistenza sanitaria che, qui da noi, è pessima, da qualsiasi angolazione si valuti e tanti medici, malgrado il quotidiano impegno, ne subiscono le amare conseguenze.
Colgo, dapprima, l'occasione onde precisare che le considerazioni sulla sanità di cui, segnatamente in questi giorni, mi sto interessando, sono il risultato dei malumori riscontrabili tra la gente e non già il frutto di notizie ottenute dagli operatori sanitari.
Ciò, ad esempio, è avvenuto anche per gli ultimi passaggi su cui ho soffermato l'attenzione e, segnatamente, su alcuni medici del "Rummo", nello specifico, Giuseppe Catapano, Cristiano Huscher e Pasquale Zagarese, con i quali non ho affatto avuto scambi di idee e qualcuno, addirittura, come già ho avuto modo di precisare, neanche conosco.
E' ovvio che se qualche notizia, è può verificarsi, non abbia un riscontro concreto, il nostro giornale, come da consuetudine, è ben disponibile ad ascoltare e dare spazio alla voce di tutti.
Ciò precisato, mi soffermo sul motivo che mi spinge all'odierna osservazione.
Il giorno della visita di Papa Francesco a Pietrelcina, un mese fa, senza che alcuno sapesse alcunché, si è provveduto a cambiare l'intestazione dell'ospedale cittadino.
Da "Gaetano Rummo", così come da sempre da tutti conosciuto, con quella di "San Pio".
Sembrerebbe che, così come prevede la normativa, non vi sia stata in proposito neanche una concertazione sindacale.
La motivazione è dovuta all'accorpamento del nostro ospedale con quello di Sant'Agata dei Goti.
Sull'aspetto sanitario di questa scelta non è mio intento entrare. Personalmente, non la condivido affatto, ma la mia rimane una valutazione personale.
Le intestazioni, però, quelle almeno, sarebbe stato opportuno lasciare inalterate.
Dedicarsi, invece, a tentare un cambio di rotta dell'attività di un Ospedale che, da modello di efficienza, si sta riducendo ad un poliambulatorio ove, in alcuni reparti, mancano sinanche le garze (sic!).
Non v'è, sia ben chiaro, nulla di prevenuto, ma, per i beneventani, da decenni, il nostro Ospedale è stato sempre e solo il "Rummo".
Gli attuali dirigenti dell'azienda, di nomina politica, e, tra l'altro, non locali, sono completamente digiuni della storia di questa città che appartiene solo a noi, che di questa terra siamo figli. Rimangono degli estranei e restano tali.
Tra qualche anno, concluso il mandato, andranno via e di loro, sia ben chiaro, qui da noi, si può essere certi, non rimarrà traccia.
E' stata questa, purtroppo, un'altra colpa, tra le tante, del governatore De Luca. Quella, per la precisione, di ignorare le professionalità locali che, in tutta onestà, nulla hanno da invidiare a quelle napoletane e zone limitrofe.
Bene. Gaetano Rummo rimane, infatti, uno dei migliori figli del Sannio. Nacque a Benevento il 6 luglio 1853, nel Palazzo Dell'Aquila in piazza Orsini, dove, oggi, una lapide ricorda il lieto evento (nella foto).
Figlio di modesti genitori, il padre era commerciante, la sua attività di medico, politico e giornalista fu, dal giorno della laurea, un continuo crescendo.
Sarebbe oltremodo difficile racchiudere qui, in un piccolo spazio, la descrizione di tutta la sua opera, nei tre campi descritti, espletata in modo mirabile, sino al giorno della morte avvenuta a Napoli l'11 maggio 1917.
Proprio per i meriti accumulati nel corso dell'intera vita, a ragione, la nostra città intitolò al suo nome una strada che sorge nei pressi della casa natia, il Liceo Scientifico ed, appunto, l'Ospedale.
Ecco perché, nella dizione popolare, andare in ospedale si è sempre identificato, come l'andare al "Rummo".
Per tale motivo, questo cambio d'intitolazione, senza, è ovvio, nulla togliere alla figura di San Pio, è apparso frettoloso ed azzardato dal momento che sarebbe doveroso e giusto, prima di addentrarsi in azioni di facciata, rendersi conto, ripeto, delle condizioni assistenziali in cui l'Ospedale è ridotto. Il che, ormai, è un dato da tutti riconosciuto.
Prima di concludere, mi sia concesso un ricordo che, in questa occasione, è emerso, prepotentemente, dal magazzino della mia memoria.
Anni addietro, in occasione di consulenze psichiatriche presso il Pronto Soccorso, uscendo dal mio reparto, lungo il percorso, mi accorsi che la parte superiore del busto di Gaetano Rummo, posizionato nei giardini dell'Ospedale, quella, per la precisione, che raffigurava il volto, era da tempo coperta da un manto di polvere in un angolo del magazzino che custodiva gli attrezzi metallici per giardinaggio, opere murarie, idrauliche e manutentive varie.
La parte inferiore, quella marmorea per intenderci, invece, era rimasta al suo posto.
Dinanzi a quello spettacolo che, quotidianamente, si presentava ai miei occhi, un giorno decisi d'informare l'allora direttore generale, Lanzetta, al fine che si provvedesse a far ritornare tutto allo stato originario.
Così, io vi partecipai in qualità di assessore, organizzammo una semplice cerimonia ed il busto fu ricomposto.
Con me, parteciparono i direttori generale e sanitario, alcuni medici e l'attuale neo-senatrice Danila De Lucia, all'epoca, addetto stampa del nosocomio.
Questa è storia locale, con un incidente di percorso dovuto fors'anche ad imperdonabile trascuratezza.
Cambiare l'intestazione è un'altra storia.
Una decisione, frutto di un estraneo di questa terra, capitato qui per caso, che non rispetta abitudini e volontà incarnate nel credo popolare.
Le abitudini di una comunità, spesso gelosamente custodite, vanno difese.
Sempre ed in ogni occasione".

comunicato n.111798



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