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Benevento, 10-04-2018 08:15 ____
Un altro professionista eccellente, il direttore della divisione di Chirurgia del "Rummo", Cristiano Huscher lascia il posto
Ho appreso di un tuo probabile trasferimento in una clinica di Padova ove ti aspettano a braccia aperte avendoti messo a disposizione, sin d'ora, gia' tre robottini. Qui, non ne hai avuto neanche uno, scrive Peppino De Lorenzo
Nostro servizio
  

Dopo l'appello rivolto, giorni fa, al neurochirurgo Giuseppe Catapano a non lasciare la nostra città, Peppino De Lorenzo, da sempre attento ai problemi della sanità, questa volta, si rivolge al direttore della divisione di Chirurgia del "Rummo", Cristiano Huscher (foto).
Dalla nota odierna del nostro De Lorenzo emerge un quadro davvero preoccupante che invita a riflettere.
Sarebbe, in proposito, doveroso un intervento da parte delle forze politiche per porre un necessario argine a difesa di chi soffre.
Un accenno concreto è stato fatto ieri con l'Assemblea dei sindaci sulla questione sanità, appunto.
Questo ciò che si legge.
"Caro Cristiano, anche se tu sei uno dei pochi colleghi che non ho mai conosciuto di persona, mi permetterai, comunque, di rivolgermi lo stesso, pubblicamente, a te, così come, giorni fa, ho fatto con Giuseppe Catapano con il quale, invece, vi era già un rapporto professionale consolidato.
Ciò premesso, veniamo al motivo che, oggi, mi spinge a scriverti.
Qualche settimana fa, per motivi familiari, sono stato costretto a ritornare in Ospedale, tra quelle mura ove, nel bene e nel male, ho trascorso una vita intera.
Ho vissuto, nella circostanza, la stessa particolare esperienza che l'indimenticato Davide Lajolo racconta, da par suo, nel libro "Veder l'erba dalla parte delle radici", edito da Rizzoli.
Devo confessare che, lungo il percorso della strada che, nei vari tratti, divide i padiglioni, ho incontrato tanti amici e l'affetto riservatomi da parte di questi ultimi mi ha offerto, senza volerlo, oggi che mi avvio speditamente alla sera della vita, la prova che, poi, non tutto sia stato vano.
Dal cappellano, ai vari medici, infermieri, addetti al servizio del bar, ove non so quanti caffè abbia gustato in circa quarant'anni, a Mario, noto personaggio conosciuto dai più, è stato un meraviglioso tuffo nel passato.
In quella stessa strada mi sono rivisto, agli inizi della carriera, medico timido ed inesperto, a passeggiare, nei momenti di pausa, con la giovane dottoressa di allora che, poi, sarebbe divenuta, di lì a breve, mia moglie.
Il raggio di sole che brillava luminoso sui miei ricordi, però, d'un tratto, è stato offuscato da quanto, da più parti, ho ascoltato. Un generalizzato lamentarsi che ha permesso di verificare, personalmente, la cattiva gestione, politica purtroppo, che è sulla bocca di tutti.
I problemi, alcuno può negarlo, ci sono stati sempre, ma, credimi, mai, come oggi, si era arrivati ad un lassismo incarnato e senza speranza. Lungo il percorso ho incontrato un giovane il quale si lamentava, ed a ragione, che, per una visita neurologica prenotata il 9 febbraio scorso, l'appuntamento gli era stato fissato per il prossimo 10 novembre.
Nove mesi di attesa (sic!).
Lì, ho appreso che anche tu hai presentato le dimissioni, addirittura con decorrenza prossima, il primo maggio, per la precisione.
Quindi, se la notizia risponde al vero, a breve, un altro professionista eccellente come te andrà via, unitamente a tanti medici che si apprestano ad un pensionamento anticipato.
Mi è stato riferito che ogni tua richiesta rimane, sistematicamente, inevasa e la sala operatoria è stata bloccata per molto tempo in quanto, per sostituire la lampada, del modesto costo di trecento euro, c'è stata un'attesa di più di un mese. Ridotto al lumicino il numero dei tuoi collaboratori con cui, malgrado tutto, devi far fronte alle quotidiane urgenze.
In definitiva, senza entrare nei particolari, una ostilità oltre misura e senza scusanti, malgrado tu abbia sinanche rifiutato la pensione avendo già maturato il diritto.
Ho appreso di un tuo probabile trasferimento in una clinica di Padova ove ti aspettano a braccia aperte avendoti messo a disposizione, sin d'ora, già tre robottini.
Qui, non ne hai avuto neanche uno.
Del resto, appare non poco strano che, mentre il collega neurochirurgo Catapano va via, contemporaneamente, si è provveduto a fornire il reparto di un neuronavigatore al modico prezzo di quattrocentottantamila euro.
Né è da sottovalutare il fatto che l'apparecchio per la mammografia in senologia è non funzionante da diversi mesi.
Non si riesce a reperire, pur se fra tanti sprechi, la somma di settantamila euro per riattivarlo.
Quel mammografo, all'epoca, fu donato al "Rummo" dalla Banca del Piccolo Risparmio.
Non so come possa operare a pieno ritmo il collega Pasquale Zagarese, senologo preparato, cui tante donne si affidano con grande fiducia. Pasquale un'altra bella e preziosa figura di medico di cui il "Rummo", a ragione, può vantarsi.
L'elenco sarebbe lungo e, per questo, condivido appieno tutto il tuo malessere, di cui, mi si dice, sei detentore. 
E', per questo, assurdo che tutti tacciano. I politici, talvolta tanto loquaci, anche quelli che dovrebbero rappresentare il ventilato nuovo, continuano a tenere la bocca chiusa. Ben chiusa.
La sofferenza umana rappresenta un problema serio sul quale non si può affatto scherzare.
E' questa la triste realtà che ci circonda. Non c'è affatto da meravigliarsi.
Il governatore Vincenzo De Luca sta distruggendo quel poco di buono che residuava della sanità. Le sue nomine, tutte politiche, è ovvio, sono apparse le peggiori degli ultimi decenni.
Io rappresento un esempio eloquente di come si agisce. Il direttore generale dell'Asl Bn1, Franklin Picker, per ringraziarmi dei tanti miei sacrifici, nel momento in cui sono andato via anticipatamente, mi ha riservato il dono inatteso di trasferirmi in pensione.
I medici amici, nel momento del congedo, diventano primari emeriti.
Io e te, caro Cristiano, per i politicanti del momento, abbiamo solo accumulato demeriti, tanti demeriti, uno, fra tanti, quello di non essere asserviti al potere.
Ti abbraccio".

comunicato n.111734



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