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Benevento, 09-03-2018 21:33 ____
Giuseppe Di Pietro ha presentato il suo libro "San Giovenale Martire. Per secoli venerato ed implorato oggi dimenticato" un titolo emblematico
Gli interventi di Giovanni Fuccio, monsignor Felice Accrocca e don Mario Iadanza poi la stoccata dell'autore: Le Confraternite oggi sono solo uffici per le vendita e la compera dei loculi cimiteriali. Di religioso, in esse, non c'e' piu' nulla...
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Giuseppe Di Pietro, il mitico docente di Tedesco al Liceo Scientiico "Rummo", oggi in pensione, ha presentato il suo libro "San Giovenale Martire. Per secoli venerato ed implorato oggi dimenticato", un titolo emblematico e foriero di tante verità che porteranno l'arcivescovo Felice Accrocca a dire: La storia è una scienza e deve agire con i suoi strumenti tipici e per questo non è sbagliato dire che di tanti Santi sappiamo ben poco...
Questo di San Giovenale, oggettivamente è oggi poco conosciuto.
Ma si consideri, aggiungiamo noi, che lo stesso ed anche lì alla presenza dell'arcivescovo Accrocca, è stato detto addirittura di San Gennaro, pochi giorni fa, in un convegno moderato da Cristina Ciancio, docente del Corso di Laurea in Giurisprudenza dell'Univertistà del Sannio.
Un Santo, San Gennaro, di cui si mette in dubbio addirittura l'esistenza.
dunque...
Giovanni Fuccio, presidente dell'Assostampa Sannita, nell'introdurre i lavori ha sottolineato con soddisfazione il lavoro fatto dal collega giornalista Di Pietro, una categoria, quella dei giornalisti, spesso criticata ma da cui poi si attinge per tanti fatti rilevanti che vengono proposti nell'ambito della storia cittadina.
I libri, i giornali, si è detto che sarebbero scomparsi, soppiantati da Internet.
I volumi scompaiono solo se dei folli li mettono fuoco, ha detto Fuccio con veemenza, altrimenti non c'è mai un libro tanto brutto che non serva a qualche cosa ed anche questo libro, che apparentemente tratta di un santo poco conosciuto, serve certamente a qualcosa.
Il vescovo Felice Accrocca ha anch'egli sottolineato l'importanza di un libro: E' un lievito che agevola la discussione.
Quindi ha ripartito l'analisi del testo in tre momenti: quello della Confraternita; di San Giovenale ed infine quello dedicato al culto di questo Santo sottolineando come sia stata di particolare importanza l'indagine sulle Confraternite.
Ed a proposito di questi sodalizi, quello che spesso appare è come fatto folcloristico.
Si vedono nei loro costumi tradizionali alle processioni e poi che fanno, si chiede la gente?
Ed invece esse hanno sostenuto per secoli la formazione dei cattolici. Esse fanno parte delle tante storie che hanno  segnato la vita del laicato e non è di secondaria importanza.
L'arcivescovo, che ha dovuto lasciare anzitempo il convegno essendo atteso altrove, ha quindi passato la palla al vicino di banco, così ha detto, vicino di banco che è stato stasera don Mario Iadanza.
E qui l'intervento è stato finemente storiografico con citazioni frutto di ricerche documentarie che distinguono l'azione di questo sacerdote dotto che è a capo dei Beni Culturali della chiesa beneventana, degno successore dell'altrettanto grande don Giovanni Giordano, storico e studioso grande rilevanza.
Mons. Iadanza ha subito voluto sottolineare della passione che li contraddistingue per la storia della Chiesa e per l'agiografia, la vita dei Santi, che oggi hanno una lettura molto più complessa e dove anche la preoccupazione delle fonti assume una diversa importanza.
Mons. Iadanza, a proposito di Confraternite, ha citato il suo predecessore, don Giovanni Giordano, che ad esempio scrisse una storia importante sull'assistenza ospedaliera a Benevento.
Un buon lavoro quello, un buon lavoro questo di Giuseppe Di Pietro di tipo essenzialmente divulgativo e con un buon corredo iconografico, di immagini.
Don Mario Iadanza ha però riconosciuto che è oggi ancora ben difficile individuare di quale San Giovenale si parli visto che c'è contezza di almeno 5 o 6 santi con questo nome. Di un San Giovenale vescovo e martire di Narni c'è testimonianza nel martirologio per l'VIII e IX secolo.
Già dal VI al VII secolo si riscontrano chiese intestate a San Giovenale e si contempla una festa in suo onore il 2 maggio.
Le testimonianze partono invece dal XI secolo e parlano di un San Giovenale in Santa Sofia così come un breviario destinato alla chiesa del Santissimo Salvatore a Porta Somma consacrata nel 1161 e che era destinata ai religiosi ammalati mentre quelli in salute restavano a Santa Sofia.
Nella Biblioteca Pacca, ha detto don Mario Iadanza, Biblioteca che è anche storia di saccheggi antichi e moderni, ci sono altri dati contenuti nel manoscritto 80.
Ed è stato propprio grazie al mecenatismo della Confraternita di San Giovenale se è stato possibile restaurare due antichi volumi tra cui quel martirologio contenente apputo San Giovenale.
A chiudere la serata è stato l'autore, Giuseppe Di Pietro il quale ha esordito dicendo: Qui il gioco si fa duro.
Uno parte per gioco, appunto e si accorge poi che si deve continuare ad indagare.
Dal 1700 al 1900 il culto di San Giovenale nella chiesa beneventana era molto forte.
Egli era il patrono di Benevento. Poi non se ne è saputo più nulla.
Ora cerchiamo innanzitutto di capire chi fosse.
Si pensi, ha detto Di Pietro, che la festa in occasione della sua ricorrenza era paragonabile addirittura a quella della Madonna delle Grazie.
Ma San Giovenale era stato veramente un vescovo?
Ancora: Conserviamo veramente il suo corpo o una sua reliquia come ci indica La Vipera?
Insomma si intenda questo testo solo come un punto di partenza per una futura indagine.
Poi Di Pietro ha tirato una stoccata formidabile alle Confraternite: Vanno radicalmente rivisitate.
Oggi sono solo uffici per le vendita e la compera dei loculi cimiteriali.
Di religioso, in esse, non c'è più nulla.

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