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Benevento, 12-02-2018 21:09 ____
Il sostituto procuratore della Repubblica, Filomena Patrizia Rosa ripercorre le tappe fondamentali del processo ai sindaci "inquinatori" dei fiumi
L'azione giudiziaria si e' poi conclusa senza alcuna condanna. Il magistrato ne ha parlato nel corso di un seminario di studio voluto da Flavio Argiro', docente di Diritto Penale, dell'Ambiente e delle Frodi Alimentari di UniSannio
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Il Corso di Laurea in Giurisprudenza dell'Università del Sannio, cattedra di Diritto Penale, dell'Ambiente e delle Frodi Alimentari del professor Flavio Argirò, ha ospitato Filomena Patrizia Rosa (entrambi nella foto di apertura), sostituto procuratore della Repubblica di Benevento, che ha relazionato al seminario sul tema: "La tutela penale dell'ambiente. Interventi legislativi e prassi giurisprudenziale".
Ai numerosi allievi presenti, Argirò ha sottolineato la necessità avvertita dal Corso di Laurea in Giurisprudenza di creare un dialogo tra diversi operatori del diritto per affiancare la teoria e la pratica in utili incontri formativi.
Il docente ha anche sottolineato le difficoltà interpretative, concetto che poi sarà ampiamente confermato dalla relatrice Rosa, relativamente all'evoluzione normativa della materia sugli ecoreati che ha però migliorato enormemente gli strumenti a disposizione della magistratura.
Il sostituto procuratore Rosa, ha ricordato i suoi inizi di carriera che, nello specifico dell'argomento, furono caratterizzati dalla vigenza del decreto Ronchi che mise in campo per la prima volta una normativa sulle tutele inerenti la gestione dei rifiuti. In quegli anni ancora non era esploso nemmeno il processo cosiddetto Eternit che è del 2004.
Si cominciò, però, già a prevedere il sequestro dei siti, misure certamente non esaustive, ma che davano il senso dell'inizio di una sensibilizzazione sull'argomento da parte dello Stato, ha detto Rosa.
In Campania in quel periodo cominciano anche le indagini sulla gestione camorristica dei rifiuti e si cominciò ad ipotizzare il loro intombamento, pratica questa poi confermata dai fatti.
Per questo motivo si giunse a prevedere per la Campania addirittura una normativa speciale e questo nella fase in cui si contestava ciò che era a vista, le montagne di rifiuti.
Restava però in vigore una normativa contravvenzionale che porta una serie di problemi e che certamente non abilita l'applicazione di misure cautelari.
Poi si passò alle multe ed alla possibilità della reclusione per gli autori del reato.
Questo avvenne quando si procedette all'enorme accumulo di rifiuti in zone non consentite e quando si cominciò con i roghi per smaltirne celermente grosse quantità.
Ovviamente, poi la normativa speciale ebbe termine.
Venne introdotto il testo Unico ma restava il nerbo scoperto per l'inquinamento ambientale, ha continuato il sostituto procuratore.
Oggi, a leggere le nuove norme, si può ritenere che gli obiettivi, tra cui l'inasprimento delle pene, sembrano essere stati raggiunti.
Con strumenti adeguati nelle mani della magistratuira c'è anche la possibilità di un concreto recupero di somme frutto di reati ambientali che vengono incamerate dallo Stato.
Per quanto riguarda il magistrato, dal 2015 ad oggi sono stati confiscati beni per circa 15milioni di euro.
Il sostituto procuratore ha anche raccontato l'episodio di un indagato che aveva intestato tutti i suoi beni a moglie e figli a mo' di vitalizi inseriti in un trust.
Col tempo e con lo studio del carteggio, provandone i collegamenti, è stato possibile smontare questo espediente.
La nuova normativa ha prodotto anche misure premiali per chi si preoccupa di porre riparo alle condotte che hanno determinato il reato. In questi casi la confisca dei beni si interrompe perché si è in presenza di una condotta operosa ed anche la eventuale pena viene scontata di 1/3.
Ancora, è stato previsto che chi denuncia deve anche essere messo al riparo dalla ritorsioni che si possono avere anche sul luogo di lavoro.
Il magistrato ha infine parlato, trasportando così il discorso su fatti locali che sono ancora citati nelle cronache, della operazione "Flumina" riferita all'inquinamento ambientale dei nostri fiumi per via dello sversamento incontrollato in essi di sostanze inquinanti.
Molti, quasi tutti, i sindaci del nostro territorio furiono inquisiti per omissione e disastro amientale.
Veniva loro contestato di essere la maggiore autorità del territorio che non aveva, però, adottato tutte le cautele e le condotte necessarie ed urgenti al fine di evitare l'inquinamento dei fiumi.
Anche chi aveva i depuratori talvolta li bypassava sversando così direttamente nei corsi d'acqua.
Nonostante il gup abbia accolto la richiesta del pubblico ministero di rinvio a giudizio per tutti i sindaci indagati, non c'è stata poi nessuna condanna in quanto è subentrata per una parte la prescrizione e per l'altra la sentenza di proscioglimento perché il fatto non costituisce reato.
Erano state, infatti, dichiarate fondate le eccezioni sollevate dalle difese degli imputati sulle procedure adottate per i prelievi dell'acqua, procedure che erano state poste in essere senza le dovute garanzie difensive.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

comunicato n.110123



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