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Benevento, 09-02-2018 10:16 ____
Domani, sabato 10 febbraio, nella chiesa di San Gennaro, i familiari del compianto professor Raffaele Bove lo ricorderanno ad un mese dalla scomparsa
Sottolinea la ricorrenza, un tenerissimo ricordo della pronipote Maria Gabriella
Redazione
  

Domani, sabato 10 febbraio, alle 16.30, nella chiesa di San Gennaro, i familiari del compianto professor Raffaele Bove (foto) ricorderanno il congiunto ad un mese dalla scomparsa.
Per l'occasione, ci è gradito riportare, di seguito, un ricordo scritto dalla pronipote, Maria Gabriella.
Ecco quanto in quest'ultimo si legge.
"Caro zio, nulla spiega la profondità del rapporto che ci ha legati meglio del senso di ineffabilità che ho sempre provato nel definirti con un appellativo univoco.
Come spiegare ad amici e conoscenti l'importanza che un apparentemente lontano prozio è venuto ad assume nella vita mia e di Ludovica?
Sin dai nostri più lontani ricordi un’infinità di sfumature ha caratterizzato la tua figura ai nostri occhi: la dolcezza di un nonno, l'autorità di un professore, la venerabilità di un modello di vita che ha contribuito in modo determinante a plasmare la nostra identità e quella dei  tanti studenti che hanno avuto il privilegio di formarsi attraverso le tue lezioni.
La complicità che negli anni Ludovica ed io abbiamo costruito con te è un misto tenerissimo di confidenza e stima reverenziale con cui immancabilmente hai rimarcato la tua presenza nei momenti cruciali della nostra vita. Potrei condividere, oggi, una miriade di ricordi che vivissimi si affastellano in questo frangente di profonda commozione, dai pomeriggi trascorsi nel soggiorno tuo e delle zie perdendoci nei racconti delle memorie familiari  alle chiamate quotidiane che hanno sempre prevenuto un'impreparata sul registro della mia professoressa di latino e greco. 
Ma basti adesso tornare a quell'agosto arroventato di cinque anni fa, quando decisi d'intraprendere insieme a te la preparazione al concorso d’ammissione alla Scuola Normale.
Ogni pomeriggio, con costanza e dedizione, traducevamo un passo degli Annales di Tacito, perché è il più complesso degli storici latini, mi dicevi, che mi avrebbe preparato al meglio alla sfida dell'esame.
Ebbene, al concorso assegnarono  proprio un brano di Tacito e per me è tuttora incalcolabile la centralità  che quei torridi pomeriggi ebbero nella costruzione del mio percorso di formazione.
Agli orali, poi, l'ordinario di Letteratura Latina della scuola mi sottopose alcuni versi delle metamorfosi di Ovidio da leggere in metrica e mentre ripenso al ritmo che nervosamente cercavo di battere dissimulando la tensione che mi stringeva la gola, ancora nella mia mente rivivo quando, in quarto ginnasio, mi introducesti le regole dell'accentuazione, che mi valsero il soprannome di "drago degli accenti", appellativo che ad una Maria Gabriella quattordicenne suonava come un titolo onorifico di altissimo prestigio e che, ancora oggi, non può che strapparmi un sorriso un po' compiaciuto. 
Anche ora che mi avvio alla conclusione del dottorato, il tuo modello giganteggia nella mia attività quotidiana di ricerca e di studio; la levatura morale e la devozione al lavoro, alla fede e alla famiglia che hanno contraddistinto  la tua vita  sono una bussola che quotidianamente mi aiutano ad orientarmi nella realtà difficile rispetto alla quale tu, carissimo zio, sei stato e sarai sempre un punto di riferimento costante. 
Dedico a te ogni traguardo raggiunto, ogni piccolo successo  di cui ho condiviso con te le ansie, le aspettative, le gioie, sempre tesa a perseverare nell’esercizio quotidiano alla conoscenza: ad altiora semper, per citare le parole con cui salutasti la notizia della mia prima pubblicazione. 
Grazie di tutto zio, a nome di Ludovica e mio, di mamma e papà, dei familiari che hanno sempre ricevuto da te parole e gesti di affetto e di cura  e di tutti gli studenti che hai onorato dei tuoi insegnamenti.
Dulcissime, 
Maria Gabriella"

comunicato n.110025



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