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Benevento, 09-01-2018 18:32 ____
Il libro di Antonello Santagata, "Samnes" e' un inno alla riappropriazione di una magnifica identita', quella di appartenere all'etnia sannitica
Troppo vituperata forse proprio perche' pericolosamente indomita e per niente gestibile. Ed intanto la duplice maledizione che ci portiamo appresso e' che la storia ci ha sconfitti e che forse e' stato un bene perche' non potevamo sostenerla
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Il libro che Antonello Santagata, medico e cultore di storia locale e non solo, ha presentato in anteprima alla Stampa a Palazzo Mosti, è un inno alla riappropriazione di una magnifica identità, quella di appartenere all'etnia sannitica, troppo vituperata e maltrattata forse proprio perché pericolosamente indomita e per niente gestibile.
Il suo libro "Samnes. Amore e guerra al tempo dei Sanniti" è un romanzo che narra la storia di due amanti e grazie ad essa l'autore ha la possibilità di spaziare in un tempo lontanissimo, l'82 avanti Cristo e di cui esamina ogni aspetto nei diciassette capitoli del volume: Dalla produzione del vino al confezionamento del cibo, dal contesto storico al culto degli dei, dall'agricoltura al culto dei morti e così via.
Conosciamo poco della storia e della gloria dei nostri avi, ci ha detto Antonello Santagata ed anche del ruolo centrale che l'esercito dei sanniti ha avuto nella guerra sociale e civile.
Altrettanto poco conosciamo dell'organizzazione sociale, della cultura, della civiltà di quel popolo.
Sappiamo però che aveva un capo eletto democraticamente che durava in carica un anno ed era rieleggibile.
Questo leader veniva criticato pubblicamente a dimostrazione dello spirito democratico di queste genti.
Si consideri, al riguardo, che nella loro lingua parlata, l'Osco, non esisteva nemmeno il termine che potesse esprimere il concetto di re o di sovrano.
Avevano un modo di vivere che era in armonia con la natura.
Non avevano il concetto della schiavitù mentre era insito in loro un grande rispetto per la donna ed in concreta considerazione erano tenuti i giovani.
Già nel IV secolo avanti Cristo commissionavano ai migliori ceramisti delle anfore di una bellezza straordinaria e di un valore artistico assoluto con cui adornavano anche le loro tombe.
Tutto questo, ci ha detto Santagata, non poteva essere indicativo di un popolo rozzo, incivile, incolto, ignorante come invece i romani amavano definire i sanniti proprio perché li temevano.
Fin quando resterà in vita un solo sannita, non ci sarà mai la pace, dissero.
Infatti, proprio nella battaglia dell'82 a.C., li sconfissero e li sterminarono fino a non rimanerne in vita nessuno, o quasi.
L'opinione dominante nei romani, purtroppo, ha continuato Santagata, non l'abbiamo cambiata nemmeno noi: Non ci riteniamo, infatti, essere discendenti di forti guerrieri ma di rozzi pastori.
Ed è questa la duplice maledizione di noi meridionali e di noi sanniti in particolare perché non solo la storia in qualche modo ci sconfigge ma noi nel fondo del nostro animo siamo convinti che forse sia stato meglio così perché non eravamo così bravi e civili da poter sostenere gli impegni della storia.
Ed invece ci dovremmo convincere di essere discendenti di un popolo glorioso, colto, civile e se ci convinciamo di ciò aumenteremo l'orgolio di appartenere a questa terra e forse questo potrebbe darci un motivo in più per poter investire in essa piuttosto che scapparsene via lontano.
Ad aprire i lavori dell'evento di quest'oggi è stato Vittorio Vallone che ha sottolineato come l'approccio a questo lavoro sia stato fatto, da parte di Santagata, con il piglio del giornalista indagatore, un divulgatore storico-scientifico del Sannio beneventano.
Il saluto dell'Amministrazione comunale è stato portato invece da Giovanni Zanone, capogruppo dell'Udc a Palazzo Mosti il quale ha anch'egli sottolineato come la nostra storia possa vantare tradizioni che vanno addirittura anche al di là della sconfitta dei romani, ad opera dei sanniti, alle Forche Caudine.
Al termine della manifestazione, è stato proiettato un booktrailer del libro di cui è stata regista e sceneggiatrice Daniela Riccardi, mentre la voce è stata quella di Mimmo Calopresti e le musiche originali di Alessandro Fusco.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

                                                     

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