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Benevento, 16-05-2017 07:24 ____
Smantellata una organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti
La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha emesso 21 ordinanze di custodia cautelare. Indagini condotte dai Carabinieri di Montesarchio. Sequestrata quasi una tonnellata di droghe. Contestati anche la detenzione ed il porto d'armi
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La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha emesso 21 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettante persone residenti nella provincia di Benevento, Napoli, Roma ed in Spagna, nell'ambito dell'Operazione Higado.
Sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di hashish e cocaina, concorso in numerosi episodi di detenzione e spaccio di quantitativi anche ingenti di droga, nonché detenzione e porto di armi.
L'operazione (nelle foto alcuni momenti, sulla pagina Facebook di "Gazzetta" il video), coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli - Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, è stata eseguita anche nel Sannio dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Montesarchio, supportati dal Nucleo Elicotteri e Cinofili di Napoli.
Venti le ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di: Antonio Minauro, 56enne di Solopaca; Orlando Minauro, 52enne di Solopaca; Angelo Ferrante, 41enne di Pagani; Pierluigi Goglia Calabrese, 41enne di Vico Equense; Luafi Aesin Mesaud, 38enne di nazionalità marocchina e soprannominato "Jhonny"; Diego Uccellini, 41enne di Benevento; Letizia Uccellini, 55enne di Benevento; Vincenzo Marotta, 55enne di Castelcampagnano; Gianfranco Di Donato, 28enne di Telese; Giovanni Colombo, 50enne di Benevento; Pasquale Colombo, 56enne di Montesarchio; Paolo Taverna, 29enne di Maddaloni; Michele De Lucia, 52enne di Montesarchio; Rosa Perone, 47enne di Bonea; Fabio Mauriello, 25enne di Benevento; Rosaria Colombo, 25enne di Benevento; Pietro Luciano, 51enne di Bonea; Vincenzo Campidoglio, 45enne di Benevento; Michele Moio, 51enne di Marano di Napoli; Maria Agnese Zedda, 56enne di Napoli assistiti, tra gli altri, dall'avvocato Vittorio Fucci jr.
Ai domiciliari: Basilio Tanzillo, 42enne di Benevento.
L'indagine dei militari dell'Arma è partita nell'autunno 2012 con le intercettazioni telefoniche ed ambientali di alcuni personaggi del beneventano.
Sarebbe stato scoperto, quindi, un commercio di hashish sulla rotta Marocco-Spagna-Italia, gestita da esponenti della criminalità organizzata operante nei tre Stati.
La ragione del coinvolgimento di diverse persone, si legge nella nota del procuratore aggiunto presso la Dda di Napoli, Giuseppe Borrelli, dipendeva dal fatto che per organizzare, acquistare, trasportare e distribuire ingenti quantità di sostanze stupefacenti era indispensabile apprestare una pianificazione di uomini e mezzi, cioè disporre di una "infrastruttura completa".
Per questo, i vari membri dell'organizzazione avevano realizzato una vera e propria rete internazionale per il traffico della droga: gli italiani avevano contatti con gli spagnoli che, a loro volta, comunicavano con gli esponenti marocchini.
Nel corso dell'indagine, inoltre, sono state identificate diverse persone, italiane e no, dedite al reperimento, alla contrattazione, al deposito ed al trasporto della droga dal Marocco alla Spagna, attraverso l'enclave di Ceuta, piccola cittadina spagnola in territorio marocchino, con cittadini marocchini naturalizzati spagnoli.
Dalla Spagna, poi, lo stupefacente arrivava in Italia.
Dalle prime intercettazioni registrate, è emerso che Giovanni Colombo, residente a Montesarchio, era tornato dalla Spagna ed insieme ad altri complici, poi via via identificati, avrebbe organizzato una "holding" per far giungere in Italia ingenti quantitativi di droga e con il quale riusciva a coprire circa l'80% del mercato dello spaccio in Valle Caudina e Valle Telesina.
L'ordinativo del carico avveniva mediante la raccolta delle cosiddette "puntate".
Secondo quanto ritenuto dal Gip, per tutti gli indagati dediti al traffico di stupefacenti individuati nel corso delle indagini, l'anello di congiunzione è risultato essere Antonio Minauro di Solopaca in quanto principale approvvigionatore di grandi quantitativi di stupefacenti per terzi soggetti, ma anche per il gruppo di spaccio dallo stesso diretto nella sua terra d'origine.
In sostanza, era colui che si portava sulla "montagna", zona impervia, posta in altura e subito dopo il confine tra Ceuta (Spagna) ed il sud del Marocco a contrattare l'acquisto delle sostanze stupefacenti con il "capo" della zona.
Inoltre, dalle conversazioni intercettate, è risultato che per recarsi sulla "montagna" occorreva innanzitutto essere accreditati di fiducia, andare a piedi per percorsi sterrati, non in possesso di armi (le guardie che garantivano la sicurezza del luogo perquisivano gli acquirenti), incontrare il "capo", scegliere la qualità della sostanza a seconda della "pezzatura", stabilire il prezzo e pagare.
Grazie alla stima acquistata da Minauro, spesso lo stupefacente gli è stato ceduto a credito.
Era poi il "capo" a far arrivare la sostanza stupefacente al porto di Ceuta oppure ad altri porti lungo la costiera africana, da dove poi veniva trasportata attraverso la Spagna.
Giunta in Spagna, la sostanza veniva stoccata e trasportata a Madrid, Malaga oppure Barcellona, dove Minauro organizzava il trasporto per l'Italia a mezzo di camion di ditte ed imprenditori compiacenti, tra i quali Pierluigi Goglia Calabrese, imprenditore beneventano nel campo dell'export-import di carne congelata, il quale metteva a disposizione dell'organizzazione sia i suoi conti correnti, sui quali far girare i soldi che poi Minauro utilizzava per acquistare lo stupefacente, che i suoi "viaggi" di carne per far trasportare la sostanza stupefacente.
In altre circostanze, l'organizzazione ha utilizzato, per il trasporto dello stupefacente, persone anziane compiacenti che si recavano in visita a Roma con l'autobus proveniente da Madrid.
Come evidenziato dal Gip nell'ordinanza cautelare, elevato è risultato il guadagno derivante dall'attività illecita.
Infatti, l'hashish comprato in Marocco a 150 euro al chilo, risulta venduto in Italia anche a 2.000 euro al chilo.
Il prezzo della sostanza stupefacente variava, poi, a seconda del luogo: il prezzo originario dell'hashish in Marocco è risultato diverso in base alla qualità, oscillando da 150 euro a 300 euro al chilo; in Spagna la stessa quantità di hashish aveva un valore maggiore, precisamente da 850-900 euro a 1.300 euro al chilo.
Inoltre, le modalità di pagamento sono risultate organizzate in modo tale da ripartire il rischio dall'eventuale fallimento del trasporto.
Infatti, venendo pagato il carico di droga in Spagna, il rischio della perdita incombeva unicamente sugli esponenti marocchini dell'organizzazione e non sugli acquirenti.
Diversamente, se lo stupefacente veniva perso dopo il carico dei camion in Spagna, il rischio della perdita incombeva esclusivamente sugli acquirenti italiani.
Una volta arrivato in Italia, l'hashish aveva un valore dai 1.600 ai 2.000 euro al chilo a seconda del luogo dove veniva destinato e si trattava di prezzi all'ingrosso.
Al dettaglio, il prezzo della sostanza stupefacente arrivava anche ad oltre 5.000 euro al chilo, dipendendo molto anche dalla piazza di smercio (Benevento, Caserta, Avellino, Montesarchio e Napoli).
Vari i carichi di droga sequestrati per un totale di quasi una tonnellata: a Monterotondo, in provincia di Roma, furono bloccati oltre 194 kg di hashish e 1 kg e 190 grammi di coca provenienti dal Marocco.
Ancora una tonnellata di hashish, sempre proveniente dal Medioriente, da trasportare in tempi diversi con due distinti viaggi da 500 kg: del trasporto dalla Spagna all'Italia se ne occuparono due rumeni residenti nel Bel Paese che furono intercettati ad Anagni, in provincia di Frosinone, con 76 pacchi contenenti ognuno 60 panetti di hashish da 600 grammi per un peso complessivo di 456 kg.
Altri sequestri furono messi a segno a Benevento (35 kg di hashish), a San Felice a Cancello (4 kg di hashish) e a Montesarchio (60 kg di marijuana).
Diversi anche gli assuntori segnalati alle Prefetture, oltre al sequestro preventivo, da parte dei Carabinieri della Compagnia di Montesarchio e della Guardia di Finanza della Tenenza del centro caudino di svariati rapporti finanziari risultati intestati agli indagati ed ai loro familiari conviventi, a fronte di redditi dichiarati esigui o pari a zero.

La conferenza stampa

All'appuntamento con i giornalisti è stato presente anche il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Luigi Migliozzi.
Come detto, le indagini dei Carabinieri sono partite nell'autunno del 2012 con le intercettazioni telefoniche ed ambientali di alcuni personaggi del beneventano.
Di particolare rilievo, il ruolo di Minauro, che sarebbe stato il principale approvvigionatore di "roba".
Sarebbe stato, infatti, lui a raggiungere a piedi "la montagna", una zona impervia dopo il confine tra Ceuta e il sud del Marocco, ad incontrare il capo della zona ed a scegliere sia la qualità della droga che il prezzo. Toccava poi allo stesso capo far arrivare il carico al porto di Ceuta, ma anche in Spagna sia a Madrid che a Malaga e Barcellona, dove Minauro avrebbe organizzato il trasporto in Italia con camion di ditte ed imprenditori.
Un'organizzazione, a trazione sannita purtroppo, che provvedeva all’acquisto, al trasporto ed alla distribuzione in totale autonomia e questo restituisce in toto il chiaro spessore criminale del sodalizio fermato nelle prime ore del mattino.
Secondo gli investigatori, a capo della gang c'era il 56enne solopachese Antonio Minauro, che, nelle intercettazioni, veniva definito "il capo".
Era lui ad occuparsi dell'acquisto della droga e del successiva distribuzione nel Sannio così come in altre piazze di spaccio.
Il comandante Alessandro Puel ha sottolineato: "La sicurezza dello Stato, quella al contrasto alla criminalità, è dovuta anche alla sinergia con le altre Forze dell'ordine, in questo caso la Finanza".
Per Puel, quello smantellato, era un sistema fondato sull'ingenosità: "Una modalità criminale attarverso la quale si introduceva la sostanza stupefacente all'interno della carne congelata che veniva trasportata".
Il comandante della Finanza, Migliozzi, ha sottolineato, invece, l'aspetto economico con i guadagni realizzati dalla vendita di hashish: "150-300 euro al chilo il costo per comprarlo in Marocco, più alto, 850-1.300 euro al chil in Spagna.
In Italia, invece, il valore saliva a 1.600-2.000 euro al chilo, all'ingrosso, fino a toccare, al dettaglio, anche quota 5.000.
Abbiamo perseguito, oltre alla misure di cautelare personali, anche quelle reali.
La Tenenza di Montesarchio ha condotto indagini sul patrimonio accumulato da chi ha volto delle attività illecite".

Primo lancio della notizia

La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha emesso 21 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettante persone residenti nella provincia di Benevento, Napoli, Roma e Spagna.
Le relative operazioni sono in corso di esecuzione da parte del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Montesarchio supportati dal Nucleo Elicotteri e Cinofili di Napoli.
I soggetti, raggiunti dal provvedimento, sono risultati essere a capo di una organizzazione criminale dedita al traffico intrenazionale di stupefacenti, detenzione di armi, riciclaggio ed altro.
Le investigazioni condotte dai Carabinieri di Montesarchio e dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli hanno dimostrato, tra l'altro, che l'organizzazione aveva a disposizione ingenti disponibilità finanziarie per all’acquisto di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marjiuana.
Nel corso delle indagini, è stato sequestrato un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti, circa una tonnellata di droghe di varia natura.
Altro elemento importante che è emerso nel corso delle investigazioni, è la capacità di alcuni degli arrestati di avere contatti con personaggi di alto livello criminale sia in Italia, sia in Spagna che in Marocco, luogo di provenienza di quasi tutta la sostanza oggetto di sequestro.

Le foto, ad esclusione delle ultime quattro, sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

 

 

comunicato n.102286



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