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Benevento, 16-04-2017 12:08 ____
L'arcivescovo Felice Accrocca celebra la Pasqua nella Casa circondariale, assieme ai detenuti che hanno voluto assistere alla Messa
Accogliamo, amiamo e non rifiutiamo le persone. L'amore puo' essere importantissimo, ha detto il prelato. Occorre fare della vita un dono e sperimentarlo. Tutti abbiamo peccato, anche io
di Diego De Lucia
  

"Accogliamo, amiamo e non rifiutiamo le persone.
L'amore può essere importantissimo".
L'arcivescovo di Benevento, monsignor Felice Accrocca, ha celebrato, questa mattina, presso la Casa circondariale di Benevento, la Messa per la Santa Pasqua.
Amare e il sentirsi amati è la parola d'ordine di questa festa religiosa e, per spiegare questi concetti che sono non sempre di facile attuazione, monsignor Accrocca ha raccontato agli ospiti della Casa e a quanti lo ascoltavano una storia realmente accaduta ad una coppia di suoi amici romani.
Costoro, ha detto l'arcivescoco, circa 30 anni fa decisero, dopo molte perplessità di adottare un bambino, non potendo loro avere figli.
Il piccolo, all'epoca di due anni, aveva però problemi motori a ragione di una malformazione congenita al piede.
Questo handicap, per loro, era difficilmente accettabile al punto che avevano quasi deciso di rinunciare all'adozione: anche se i medici avevano dato loro la ragionevole speranza che il bimbo, crescendo, avrebbe recuperato quasi completamente la funzionalità dell'arto, la coppia fu assalita da pesanti dubbi.
Alla fine, decise di adottarlo comunque e fece anche un voto alla Madonna nel corso di un pellegrinaggio in Spagna, a Santiago di Compostela, chiedendo la guarigione completa del piccolo.
Adottatolo, l'amore, la cura, l'affetto di questi genitori dopo solo un anno contribuirono a superare tutti gli handicap motori ed a recuperare l'uso dell'arto con largo anticipo rispetto alle aspettative degli stessi medici curanti.
Parole di speranza, di fiducia e di sapienza, dunque, quelle che monsignor Accrocca ha rivolto ai detenuti nel corso di quello che è ormai divenuto un appuntamento tradizionale per l'autorità religiosa cittadina.
Anche in questa Pasqua 2017, monsignor Accrocca ha teso la mano simbolicamente a quei detenuti che hanno voluto assistere alla celebrazione Santa Messa.
Per chi deve da saldare un conto con la giustizia è stata, dunque, un giornata speciale nel segno di quello che l'arcivescovo ha voluto indicare come una festa per la resurrezione del Signore dalla morte sulla Croce, per gli stessi detenuti che vogliono risorgere ad una vita di relazioni civili senza reati.
Ha esortato ad una rinascita morale dell'uomo e della società combattendo per la liberazione e lottando contro la corruzione e le intollerabili giustizie.
Ha voluto sottolineare come la presenza di Dio tra gli uomini sia stata stabile e continua.
Monsignor Accrocca, sulla festività pasquale, ha, quindi, voluto citare un altro aneddoto questa volta molto personale: "Quando ero bambino questa festività non mi attraeva più di tanto.
Ero molto attratto invece dal Natale con la tombola e il cenone della Vigilia.
Poi a 17 anni capii il vero significato della ricorrenza pasquale e capii che Cristo era morto anche per me".
Poi ha aggiunto: "Cristo ha subìto la vergogna, l'umiliazione affinché ci sia una rinascita per tutti noi e noi possiamo e dobbiamo farlo".
Ai detenuti presenti, questa mattina, nella Palestra ha rimarcato: “Occorre fare della vita un dono e sperimentarlo.
Dio crede in noi e non ha perso la fiducia. Tutti abbiamo peccato, anche io".
Infine ha aggiunto: "Prendete in mano questa vita e fatene un capolavoro".

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

comunicato n.101424



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