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Benevento, 20-03-2017 20:17 ____
Se le cose stanno cosi' male in Europa, ma allora perche' non ce ne andiamo? Non possiamo perche' siamo un Paese troppo debole
Ne ha parlato Luciana Castellina, storico volto della Sinistra italiana, nel corso di un convegno oganizzato dal Centro Studi del Sannio, diretto da Mario Pedicini in occasione del 60esimo anniversario dei Trattati fondativi di Roma
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Se le cose stanno così male in Europa, ma allora perché non ce ne andiamo?
Non lo possiamo fare perché i Paesi quanto più sono deboli, come il nostro, entrerebbero in turbolenze finanziarie ancora più forti e difficilmente sopportabili.
Questo, in estrema sintesi, il resoconto del ragionamento fatto da Luciana Castellina, nome storico della Sinistra italiana, che è stata ospite del Centro Studi del Sannio, diretto da Mario Pedicini, che ha voluto sottolineare così la ricorrenza del 60esimo anniversario dai Trattati di Roma, il 25 marzo 1957, che diedero poi vita a poco a poco alla odierna Comunità Europea che conosciamo.
Castellina, nella Sala del Centenario del Convento della Basilica della Madona delle Grazie, ha parlato sul tema: "Da dove viene e dove va questa Europa".
Ad introdurre i lavori è stato Mario Pedicini.
Quindi, la parola è passata a Raffaele Simone prima delle lunga chiacchierata di Luciana Castellina che ha preliminarmente confutato il fatto che il manifesto di Ventotene possa essere stato l'indicatore per la nascita dell'Unione Europea.
Intorno all'Europa, al contrario di oggi, negli anni Sessanta, gli anni del boom economico, si era creato un clima favorevole che fu attribuito al mercato comune.
In verità, ha detto Castellina, la Democrazia Cristiana pensava anche che, con l'avvento dell'Europa, si sarebbe in qualche modo diluita la presenza del Partito Comunista che in Italia era il più grande dell'Europa occidentale.
Poi giunse il pessimo trattato di Maastricht del 1992, approvato in Italia in un solo giorno e mezzo di discussione in Parlamento mentre altrove, in altri Stati, ci furono lunghe dispute e contrapposizioni.
Quel Trattato segnò l'avvento della competizione come obiettivo fondante dell'Unione, una competizione che è il contrario della solidarietà.
Da quel momento, cominciò il liberismo più estremo.
Poi è arrivato anche l'Euro che ha incentivato gli squilibri ed ha alimentato i disastri che da esso sono nati.
In realtà l'Europa in questi anni ha perpetrato un vero e proprio colpo di Stato, così come ha più volte sottolineato Giuseppe Guarino, già ministro nel Governo Andreotti.
La Troika, ad esempio, chi l'ha nominata ed a chi risponde?
La verità è che sono state dilatate le decisioni dell'Esecutivo ed accantonate quelle del Parlamento europeo.
Anche l'ingerenza forte nel bilancio nazionale potrebbe andare bene se fosse però valevole per tutti.
Mario Draghi, ha proseguito Castellina, è quello che si è comportato meglio ed ha prodotto liquidità anche se la gabbia impedisce che vengano date ai Governi queste liquidità ma vanno alle banche.
E qui il monito di Castellina: La Corte Costituzionale italiana farebbe bene a guardare a quello che succede a Bruxelles, così come invece fa e bene, quella tedesca.
La verità è che per i tecnici ed i burocrati la democrazia è cresciuta troppo ed il sistema non se la può permettere.
C'è bisogno, al contrario, di più esperti.
Se questa è la democrazia e cioè solo votare ogni cinque anni, allora ha ragione la gente ad allontanarsene perché senza più entusiasmo per essa.
Alla fine, Castellina ha chiuso con un auspicio: Io sono per conservarla l'Europa, cambiandola però, ma non la buttiamola a mare.
Abbiamo degli elementi che ci uniscono ed essi sono essenzialmente due, altri non ne vedo: Il Sindacato e la enogastronomia.

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