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Benevento, 19-03-2017 22:01 ____
Monsignor Pasquale Maria Mainolfi tuona contro gli abortisti ed attacca il presidente della Lidu, Luigi Diego Perifano
Mi sono vergognato quando ho letto che ha esultato perche' al "Rummo" c'e' stata la ripresa degli aborti volontari. L'intervento del parroco in un Teatro Massimo gremito per assistere alla testimonianza di Gianna Jessen, sopravvissuta ad un aborto
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Nonostante la giornata festiva e l'orario della riunione predisposto sul tardi, alle 20.30, il Teatro "Massimo" si è riempito completamente ed in tanti hanno risposto all'invito dell'Associazione "ProVita" che ha trattato il delicato tema dell'aborto volontario.
Sulla traccia "La vita è un dono prezioso" c'è stata la testimonianza di Gianna Jessen, sopravvissuta ad un aborto salino sino alla 30esima settimana, più o meno al settimo mese di gravidanza.
Se l'aborto è una questione di "diritti della donna" dov'erano i miei?, si è interrogata Jessen.
Oggi questa è una ragazza 40enne che è stata abortita ma che non è morta.
La mia madre biologica era incinta di sette mesi, ha raccontato, quando andò da Planned Parenthood nella California del sud e le consigliarono di effettuare un aborto salino tardivo.
Un aborto salino consiste nell'iniezione di una soluzione di sale nell'utero della madre.
Il bambino inghiottisce la soluzione, che brucia l'esserino umano dentro e fuori e, quindi, la madre partorisce un bambino morto entro 24 ore.
Questo è capitato a me!
Sono rimasta nella soluzione per circa 18 ore e sono stata partorita viva il 6 aprile 1977 alle 6.00 del mattino, in una clinica per aborti della California.
C’erano giovani donne nella stanza che avevano appena ricevuto le loro iniezioni ed aspettavano di partorire bambini morti.
Quando mi videro, provarono l'orrore dell'omicidio.
Un'infermiera chiamò un’ambulanza e mi fece trasferire all'Ospedale.
Fortunatamente per me, il medico abortista non era alla clinica.
Ero arrivata in anticipo, non si aspettavano la mia morte fino alle 9.00 del mattino, quando il medico sarebbe probabilmente arrivato per il turno d'ufficio.
Sono sicura che non sarei qui oggi se il medico abortista fosse stato alla clinica dato che il suo lavoro è togliere la vita, non sostenerla.
Qualcuno ha detto che sono un "aborto mal riuscito", il risultato di un lavoro non ben fatto.
Fui salvata dal puro potere di Gesù Cristo.
Signore e Signori, dovrei essere cieca, bruciata... dovrei essere morta!
E tuttavia, io vivo!
Rimasi all'Ospedale per circa tre mesi.
Non c'era molta speranza per me all'inizio. Pesavo solo nove etti.
Oggi, sono sopravvissuti bambini più piccoli di quanto lo fossi io.
Un medico una volta mi disse che avevo una gran voglia di vivere e che lottavo per la mia vita.
Alla fine, potrei lasciare l'Ospedale ed essere data in adozione.
Per via di una mancanza di ossigeno durante l'aborto vivo con la paralisi cerebrale.
Quando mi fu diagnosticata, tutto quello che potevo fare era stare sdraiata.
Dissero alla mia madre adottiva che difficilmente avrei mai potuto gattonare o camminare.
Non riuscivo a tirarmi su e mettermi a sedere da sola.
Attraverso le preghiere e l'impegno della mia madre adottiva e poi di tanta altra gente, alla fine ho imparato a sedere, a gattonare e stare in piedi.
Camminavo con un girello ed un apparecchio ortopedico alle gambe poco prima di compiere quattro anni.
Fui adottata legalmente dalla figlia della mia madre adottiva, Diana De Paul, pochi mesi dopo che cominciai a camminare.
Il Dipartimento dei Servizi Sociali non mi avrebbe rilasciato prima per essere adottata.
Ho continuato la fisioterapia per la mia disabilità e dopo in tutto quattro interventi chirurgici, ora posso camminare senza assistenza. Non è sempre facile.
A volte cado, ma ho imparato a cadere con grazia dopo averlo fatto per 19 anni.
Alla manifestazione, cui ha partecipato anche l'arcivescovo, monsignor Felice Accrocca, ha preso la parola monsignor Pasquale Maria Mainolfi ed è stato un fiume in piena.
Sono rimasto inorridito dopo aver letto su "Gazzetta di Benevento", ha detto dinanzi ad un pubblico attento, che un noto politico beneventano, ancora in carriera, presidente della Lega Italiana dei Diritti dell'Uomo (Lidu), abbia esultato alla ripresa dell'attività abortiva all'Ospedale "Rummo".
Mi era stato anche detto di questo avvocato che fosse un massone, ma non pensavo che arrivasse a tanto.
Qui monsignor Mainolfi, per sostenere l'assunto che talvolta la vita va avanti malgrado tutto, malgrado cioè anche le regole della scienza, ha raccontato un aneddoto della sua esistenza.
Io in famiglia sono il quinto figlio, ha detto.
Mia madre per via di una emorragia, nell'imminenza della mia nascita, fu ricoverata al "Cardarelli".
Lì il medico le disse: Signora lei ha altri quattro figli. Dobbiamo fare un po' di pulizia altrimenti questi bimbi perderanno la loro mamma.
Mia madre a quel punto disse: O ci salveremo entrambi o moriremo entrambi.
Il medico allora rispose: In nome della scienza le dico che se questo bambino nascerà, sarà anemico.
Bene, io sono l'anemia della sorella di quel medico, ha detto scherzosamente monsignor Mainolfi: Basta guardarmi...
Ed a questo punto mons. Mainolfi ha detto: Ho letto su "Gazzetta" che un noto presidente di un'Associazione che porta il nome della Difesa dei Diritti dell'Uomo (la Lidu, è presieduta a livello locale da Luigi Diego Perifano ndr) ha esultato alla notizia della riapertura del Reparto di interruzione volontaria della gravidanza all'Ospedale "Rummo".
Una ipocrisia più grande di così...
Io mi sono vergognato di essere beneventano perché un uomo che difende il diritto alla vita ha esultato perché uccidono i bambini con l'aborto.
Al termine del suo intervento, monsignor Mainolfi ha ricevuto i complimenti da parte del presidente nazionale dell'Associazione "ProVita" per le parole pronunciate con tanta decisione.
L'arcivescovo Felice Accrocca ha sottolineato, nel suo intervento, il dono grande della vita.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

comunicato n.100563



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