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Benevento, 17-03-2017 21:56 ____
Clemente Mastella si confessa ed ammette: Potessi tornare indietro non mi comporterei allo stesso modo con il governo Prodi di cui ero ministro
Dovevo pero' cercarmi uno spazio tra giganti dove poter giocare la mia partita senza esserne schiacciato e mi posizionai cosi' su una zattera con la quale fregai tutti. Un pezzo di storia del Paese alla presentazione del libro di Galli Della Loggia
Nostro servizio
  

E' stato presentato a Palazzo Paolo V, in una sala gremita, l'ultimo libro di Ernesto Galli Della Loggia "Credere, tradire, vivere. Un viaggio negli anni della Repubblica", edizioni "Il Mulino".
Con l'autore, ne hanno discusso Clemente Mastella, sindaco della città e padrone di casa; Ortensio Zecchino, già senatore ed ora presidente Biogem, e Marco Demarco, editorialista del Corriere della Sera.
Discussione coinvolgente anche perché ha spaziato su un segmento molto ampio della storia della nostra giovane democrazia e dunque sono stati tanti i motivi di spunto di riflessione.
Questo ha portato a dilatare i tempi, veramente esagerati, anche perché il conduttore avrebbe dovuto essere Demarco ed invece la parola è stata subito presa da Mastella che ha così "sovvertito" l'ordine e l'incedere ne ha risentito.
L'ex ministro di Giustizia ha detto di questa presentazione come di un pellegrinaggio su ciò che è avvenuto in questi ultimi decenni di vita repubblicana.
Mastella ha cercato subito di mettere punti fermi nel rapporto tra la Dc ed il Pci dell'epoca che sembrava essere immune dai difetti, al contrario di una Democrazia Cristiana che pure ha governato per circa 50 anni differenziandosi dai comunisti ma da questi ultimi incalzata anche sulla metodologia della spartizione.
In Rai, all'epoca, si parlava di 4 giornalisti perché democristiani; 3 perché socialisti; 2 repubblicani ed uno perché era bravo.
In tutto questo, sembrava che la divisione fosse tutta interna ai partiti di governo ma in realtà non era così.
Mastella ha quindi descritto Ernesto Galli Della Loggia come una penna di grande genialità e che anticipa profeticamente quello che sta per succedere.
Marco Demarco ha invece parlato di un colpo di genio, di una genialata quella messa in campo da Mastella che ha voluto la presentazione di un libro che in qualche modo è anche contro di lui quando affronta la problematica del trasformismo di cui Mastella è passato negli anni per essere l'emblema.
Questo libro affronta di petto il tema del cambiamento che ha una sua legittimità nel tempo.
Lungo ed articolato l'intervento di Ortensio Zecchino che ha descritto quello di Galli Della Loggia come un libro bello, coraggioso e di verità perché fa diradare la nebbia in cui ci siamo storicamente avvolti per 50 anni.
Galli Della Loggia ha esordito sottolineando il fatto che non tutti i sindaci leggono i libri.
Mastella, invece, non solo lo fa, ma poi invita anche gli autori a discuterne.
Questo è un punto di merito.
A proposito poi del cambiamento di casacca e di appartenenza, Galli Della Loggia ha portato l'esempio del sindaco di Feltre che passò dall'essere giolittiano, poi fascista e quindi cattolico popolare.
Quando gli fecero notare tutti questi passaggi disinvolti egli rispose: Che colpa ne ho se i miei elettori cambiano idea?
Ed allora, ha proseguito l'editorialista, questo che vuol dire che siamo tutti condannati al trasformismo?
Ovviamente non è così ma è l'Italia che lo ha reso fisiologico forse anche perché il nostro è un Paese povero e con una società che deve andare necessariamente d'accordo con la politica.
Galli Della Loggia ha quindi esaminato il "trasformismo" di Benedetto Croce e di Norberto Bobbio in relazione alla loro adesione, appartenenza o più semplicemente adesione di convenienza, al regime fascista.
Il fatto grave non è stata la lettera di adesione che Bobbio fece a Mussolini per conservare il suo posto di docente universitario, forse lo avremmo fatto tutti, ha detto Della Loggia, ma il fatto che dopo la guerra disse che se ne era completamente dimenticato di quella dichiarazione di adesione al regime del Ventennio.
Quando si cancella o si tenta di cancellare il passato, ha proseguito lo scrittore, il corrispettivo è il moralismo e non so se sia peggio del trasformismo condannato dagli italiani, ma è il trasformismo degli altri quello che si condanna, non il proprio.
Galli Della Loggia ha quindi tirato le orecchie ai democristiani dell'epoca che egli ha detto di non aver mai incontrato.
Finanche la sua cultura, quella della Dc, era subalterna alla vulgata della sinistra sulla storia del nostro Paese.
Questo libro, ha infine detto Galli Della Loggia è un viaggio nella storia della Repubblica scritto da chi non ha mai avuto un ruolo pubblico.
Il suo trasformismo, che non ha mai negato, Mastella lo ha spiegato con un esempio rugbistico.
Dovevo portare la palla al centro ma mi muovevo tra mastodontici partiti e dunque io stavo semplicemente con chi in quel momento mi consentiva di giocarla questa palla.
Si tenga conto, ha proseguito il sindaco, che le regole democratiche dei partiti di una volta, dal 1994 in avanti non ci sono più state, tanto è vero che abbiamo avuto una "moncherini" anziché una Mogherini (attuale ministro degli esteri della Commissione europea, italiana, voluta da Renzi ndr) al posto di un Massimo D'Alema!
Dalla fine dei partiti con Tangentopoli, è andato avanti il cesarismo con la dizione di chi non è con me è contro di me.
Questo atteggiamento nella Democrazia Cristiana non esisteva assolutamente.
Io se non mi fossi inserito procurandomi un mio spazio, ha ancora detto Mastella, sarei rimasto schiacciato ed allora mi sono posizionato nella zattera ed è così che ho fregato tutti.
Ma non è impossibile cambiare ha detto Galli Della Loggia a condizione che non se ne tragga solo un vantaggio personale dal cambiamento e sopragttutto bisogna dire perché lo si fa e motivarlo adeguatamente.
Mastella tornando in argomento ha detto che se si ritrovasse nelle condizioni del ministro di Giustizia del Governo Prodi, non avrebbe più fatto in modo che il governo cadesse anche se quel Governo oramai non era più in sintonia con il Paese.
Io portai a casa la battaglia vinta sui Dico. Oggi sarei più misericordioso...
Ma Prodi era finito sulle scatole agli americani, ad Istraele ed anche al mondo cattolico proprio per il suo atteggimento permissivo verso i gay.
Mastella ha chiuso con un rammarico.
Demarco nella intervista di due settimane fa al Corriere della Sera, mi ha chiesto chi avessi salvato tra Emiliano, De Luca e De Magistris.
Nessuno, gli ho risposto, ma c'è l'amarezza nel notare che di questi tre ben due sono dei magistrati.
Con questo stato di cose, alla fine, perde l'Italia visto che ciascuno in questa squadra, che è l'Italia, gioca per sé.

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