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Benevento, 14-04-2019 19:32 ____
Peppino De Lorenzo stavolta si rivolge ai ragazzi invitandoli a vivere, intensamente, la propria giovinezza
Arricchitela di affetti e di amore per la vita, sino a sazieta'. L'altro giorno andando a Milano ho perso il treno con i miei familiari ed ho viaggiato da solo... Davanti a me ha preso posto una ragazza, poco piu' che ventenne
Nostro servizio
  

Peppino De Lorenzo, da un'esperienza vissuta giorni fa, di ritorno da Milano, in occasione della Domenica delle Palme, si rivolge ai ragazzi invitandoli a vivere, intensamente, la propria giovinezza, arricchendo, quest'ultima, di affetti e di amore per la vita, sino a sazietà.
Ecco quanto scrive.
"La memoria da onorare, quella vera, è chiusa nella interiorità di ognuno di noi, nelle nostre piccole storie personali, nella sensibilità che ci ha educati ad apprezzare la vita.
Domenica scorsa, di ritorno da Milano, d'un tratto, senza volerlo ed inaspettatamente, mi sono imbattuto in un viaggio gonfio di ricordi.
La difficoltà di prenotare, per il ritardo, un posto sulla Frecciarossa (foto), mi ha fatto ritrovare in un vagone lontano dai miei familiari, graditi compagni di viaggio.
In tutta sincerità, intimamente, ho anche apprezzato di occupare quel posto in solitudine, con la convinzione di ritrovarmi solo con me stesso, accompagnato dal rumore del treno che, a velocità sostenuta, correva spedito sulle rotaie, lontano dal mondo d'oggi, così urlato e volgare.
Mi sono, però, completamente sbagliato non immaginando affatto che un altro cassettino della memoria, di lì a breve, lentamente, si sarebbe aperto.
A mia insaputa.
Mentre il treno era ancora fermo nella stazione di Milano, di fronte a me, ha preso posto una ragazza, poco più che ventenne. Semplice nel tratto, ben curata nell'abbigliamento, aspetto solare, viso dolce, sguardo luminoso.
Giù, a lato dei binari, il suo fidanzato, a salutarla. I due, nell'attesa che il treno prendesse la corsa, non hanno mancato d'incrociare i loro sguardi, intrisi d'amore, con tenera delicatezza, senza cadere in eccesso.
Poi, il treno è partito e lei ha aperto un libro. Questo il titolo: "Manuale di specializzazione al sostegno didattico", Edises edizioni (foto).
A tratti, con una matita, segnava i punti, forse, a suo giudizio, più utili.
La lettura veniva intervallata da messaggi, di cui il suo cellulare annunciava l'arrivo con uno squillo.
Scorrendo il testo, una volta, un sorriso, un'altra, gli occhi che si inumidivano.
Uno spettacolo, mi si creda, meraviglioso che, fingendomi distratto, ho goduto appieno.
Tre lunghe ore, sino a Roma, ove la giovane è scesa. Sicuramente, l'indomani doveva sottoporsi a qualche prova concorsuale.
Lì, a Roma, ho avvertito che quella esperienza, giunta da una ragazza, vista per caso, si concludeva.
Mentre, lungo il percorso, assaporavo tutto questo, d'improvviso, si è aperto un altro cassettino della mia memoria che credevo chiuso per sempre, valutando che il contenuto, questa volta, risaliva a cinquant'anni fa.
Avevo, allora, anch'io vent'anni ed era consuetudine, ad ogni estate, prima del periodo delle vacanze fuori sede, al mare od in montagna, che, in quel tempo, si trascorrevano con la famiglia, fare prima un viaggio in auto con gli amici dell'epoca.
Con questi ultimi, avevo raggiunto un patto. Avrei assecondato ogni loro desiderio a condizione, però, che fossi libero per una intera giornata, appunto in una zona ben precisa della Lombardia, ove era solita trascorrere un periodo di ferie la ragazza dell'epoca. L'avventura ebbe a ripetersi per tre anni di seguito.
Una giornata, tutta nostra, di noi due, fuori sede. E lì, in quelle campagne, in periferia, avevamo trovato un lungo viale alberato, solitario, ove trascorrevamo ore meravigliose, tra lunghi discorsi, progetti per il futuro, ed un allegro picnic.
Domenica osservavo, in treno, quella mia sconosciuta compagna di viaggio e mi sono rivisto, ventenne, tra quei prati.
Un sogno, davvero un sogno. Allora, i cellulari non esistevano.
Le vere emozioni aumentano d'intensità nel ricordo, più di quanto avvenga nel momento in cui si provano. Il tempo è passato, i decenni sono volati, la maturità e l'immaturità, la giovinezza si sono concluse. Tuttavia, mentre la Frecciarossa correva spedita raggiungendo, in taluni momenti, la velocità di trecento chilometri l'ora, anche lì, in quelle distese campagne lombarde, mi sono rivisto ragazzo, vivo e mai fermo.
Dopo, la vita mi ha sottoposto a tante prove. Alcune tollerabili, altre forti, altre, ancora, spietate.
Ai giovani d'oggi, per questo, rivolgo l'invito a non sciupare gli anni della spensieratezza.
Alla loro età, naturale che sia così, si è convinti di avere la vita in pugno e di riuscirla a piegare, sempre ed in ogni occasione, ai propri desideri e capricci.
Comprendano, però, che sia solo una sterile illusione.
In seguito, scontato è il disinganno. I dubbi iniziano ad insinuarsi, le certezze, a tratti, vacilleranno e ciò che, ad un certo punto, appare immutabile ed eterno, diventa precario e sfuggente.
La sorte oscilla, l'ambizione si ridimensiona. Tutto svanisce e la realtà appare, coinvolgendo, in tutta la sua verità.
Ecco perché i giovani devono riempire i loro giorni di affetto, di cose belle, di esperienze che lascino il segno. Senza risparmiarsi, sino a sazietà, al fine che, un giorno, ricordino.
Le cose belle non si dimenticano, anzi, non si devono dimenticare.
Quindi, in questa ottica, non bisogna chiedere alla vita più di quanto quest'ultima possa dare e ciò che rimane confidiamolo al sogno, che non conosce barriere, nè l'ansimare per il tempo che fugge.
Guardando le campagne lombarde attraverso il finestrino del treno e ripercorrendo quel ricordo di giovinezza ho riflettuto su tutto questo. In quel tempo lontano non vi era il benessere odierno, tuttavia, si era più sereni.
Sì, quel mondo piaceva di più anche con le sue ombre. Ecco perchè l'ho ricordato con nostalgico rimpianto.
Oggi, ritrovandomi in quegli stessi luoghi, mi sono visto in un altro mondo che non avrei, mi si creda, mai ipotizzato. Il tutto non perchè non fossi più giovane e buona parte della vita sia alle spalle.
L'Italia di quel tempo era davvero diversa.
Era necessario vincere dopo la guerra. Ed, infatti, al di sopra di ogni cosa, contava, proprio, la Milano da bere.
Ho rivisto, seduta con me, in quelle campagne, la ragazza di allora, con la sua squisita gentilezza e la sua non comune intelligenza.
Vent'anni, l'età della speranza, ma anche dell'inquietudine, delle illusioni, ma pure degli sconforti improvvisi, delle malinconie senza motivo, delle improvvise paure, di una porta che, da un momento all'altro, dovrà pure aprirsi.
Cosa c'è dietro quest'ultima?
C'è l'amore, il lavoro, la famiglia, ci sono responsabilità da assumere, posizioni da conquistare, dolori da accettare. Ciò sembra che basti per far tremare un cuore adolescente.
Quindi, in fondo, non è, poi, tanto facile avere vent'anni.
La giovinezza è l'età più scomoda ed inquieta. E' priva di passato e ricca di avvenire. Non si sa se sia fatta d'aria o di sabbie mobili. In quel tempo, si vive in volo, in quanto qualunque castello si edifichi può sprofondare da un momento all'altro.
Ecco perchè l'unica realtà immutabile è volersi bene.
Per questo, personalmente, ho saputo apprezzare ogni piccola cosa, con grande intensità, rendendomi conto di quanto fosse preziosa e ricordandomi sempre che un giorno sarebbe finita. Non ho avuto fretta di crescere e, soprattutto, non mi sono mai annoiato. Ho cercato di vivere con intensità, giorno dopo giorno, ed ho tentato di vedere il lato bello anche nei momenti brutti.
E' vero che, quasi sempre, non riusciamo a liberarci del nostro passato, che i ricordi pesano e che le prime fondamentali esperienze amorose lasciano delle ombre che, difficilmente, si cancellano dalla memoria.
Ritengo, però, che sia inutile ribellarsi al nostro passato che, in ogni caso, fa parte della nostra vita.
L'esistenza, poi, ho ricordato seduto in quel vagone della Frecciarossa, guardando la campagna che scorreva dinanzi ai miei occhi, ci ha portato lontani, ha dato ad ognuno altri amori, una famiglia, figli, nipoti, ma il ricordo di quelle ore trascorse in una deserta campagna lombarda è rimasto lì, intatto, come addormentato e pronto, comunque, a risvegliarsi, al più semplice richiamo.
E' bastato, infatti, rivedere, anche se di sfuggita, accompagnato dal frastuono di un treno, quel luogo, tanto tempo fa, frequentato, al fine che il ricordo di quell'amore giovanile si riaffacciasse prepotente.
Un solo attimo, senza che nessuno abbia saputo di quella involontaria corsa nel tempo.
Così, nell'angolo della memoria, in un cassettino che, scendendo alla stazione di Benevento, da subito, ho ben richiuso, ha fatto capolino quel ricordo lontano, restando lì immobile, come addormentato, eppure indomabile.
All'uscita della stazione ferroviaria di Benevento, ritornato alla realtà, i nipotini, all'unisono: "Nonno, nonno, è stato proprio bello questo viaggio".
Ed io: "Bello, veramente bello e voi siete la prova che la vita sia un'avventura meravigliosa, tanto meravigliosa".

comunicato n.121562




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