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Benevento, 12-04-2019 18:57 ____
La nostra citta' e' assurta agli onori delle cronache nazionali per le ripetute chiusure delle scuole al primo stormir di foglie
Le temperature anomalmente basse di questi giorni e le previsioni meteo che annunciano per il fine settimana delle Palme freddo, pioggia e nevischio, non valgono una ordinanza per riaccendere i termosifoni, dice Del Vecchio
Redazione
  

Una nota di riflessioni ci è giunta da Rosario Del Vecchio (nella foto è a destra).
"Illustre direttore - scrive - in questa città, assurta agli onori delle cronache nazionali per le ripetute chiusure delle scuole al primo stormir di foglie, sembrerebbe che non si riesca, o forse non si vuole, fronteggiare un problema tanto diffuso, quanto sottaciuto.
Le temperature anomalmente basse di questi giorni e le previsioni meteo che annunciano per il fine settimana delle Palme freddo, pioggia e addirittura nevischio a quote collinari, giustificherebbero ampiamente l'adozione di un'ordinanza sindacale di autorizzazione all'accensione degli impianti di riscaldamento, in deroga ai limiti imposti dalla fascia climatica di appartenenza della città, almeno fino ai vespri del lunedì santo.
Il problema, in verità, nasce 25 anni or sono allorquando un appartenente alla categoria di "color per cui vien notte avanti sera", verosimilmente cittadino dell'Urbe, stabilì per decreto che Benevento, in quanto lambita dalle placide onde del mare, dovesse essere inserita nella medesima fascia climatica di appartenenza di ben più note località marittime dalla storia millenaria, quali Napoli e Salerno, quasi come se sugli scogli delle Maurelle taluno abbia udito il canto suadente e menzognero delle sirene.
Ovviamente agli abitanti della Città eterna, ben più vicini al mare e notoriamente sofferenti per il caldo intenso nella stagione estiva ben più degli sfortunati cittadini del capoluogo sannita, venne riservata una sorte diversa, più consona al clima di una località prealpina.
I rappresentanti della civica comunità di Benevento di allora, così come quelli odierni, nulla ebbero (ed hanno tutt'ora) da ridire su questa stridente anomalia climatica (evidentemente già a quel tempo si pensò al riscaldamento globale della dormiente del Sannio) che vede i cittadini romani autorizzati all'accensione degli impianti di riscaldamento dal 1° novembre al 15 aprile, mentre i beneventani, residenti in quella ridente località marina dal clima sub-mediterraneo, sono costretti a patire il freddo generato dal clima impazzito degli ultimi anni, potendo godere del tepore dei termosifoni solo dal 15 novembre al 31 marzo.
Non oltre, pena l'emissione eccessiva di quelle fantomatiche "polvere sottili" a causa delle quali ogni Giorno del Signore viene vietata in città la circolazione degli autoveicoli.
Qualcuno potrebbe (incautamente) osservare che "poiché anni or sono mi sono svenato per realizzare l'impianto di riscaldamento autonomo, io della zona climatica me ne... "disinteresso", perché la caldaia l'accendo quando e come voglio".
Eh no, la legge è uguale per tutti, così come per tutti valgono i limiti imposti dal decreto del 1993.
Tuttavia siamo in Italia, quel bel Paese dove le norme le osserva chi non può proprio farne a meno, mentre chi, come nel nostro caso, è sicuro di poter contare su una probabilità di subire un controllo e la correlata sanzione pari allo zero assoluto, continua a godersi il tepore tra le mura domestiche, mentre migliaia di cittadini, sfortunati, "sparagnini" o indigenti, che vivono in condomini con impianto di riscaldamento centralizzato, sono costretti a patire, nel mese di ottobre e novembre inoltrato, così come in questi giorni di temperature anomale, il freddo fuori stagione o, meglio, "fuori Decreto".
Analoga sorte per gli studenti e i lavoratori, ma questo interessa ancora meno ai nostri... "rappresentanti democraticamente eletti".
Ovviamente, in questo caso, maggioranza e opposizione sembrano accomunate da un afflato non comune orientato alla logica del "non si può far niente", mentre i numerosi circoli, associazioni e pro-loco di cittadini sembrano unite dalla più cupa rassegnazione, magari scaldandosi al tepore delle stufette nelle rispettive sedi.
Ma di qui a poco anche gli ultimi strascichi del generale inverno dovranno lasciare il posto alle "giornate radiose di maggio" e, con lo schiudersi dei boccioli di rose, popoleranno le strade e le piazze virtuali dei "social" i candidati alle elezioni europee, che si profonderanno in promesse e impegni solenni, la cui realizzazione segnerà il radioso avvenire della comunità e della nazione intera.
Costoro siano fin d'ora avvertiti.
In quei giorni, saremo ancora troppo infreddoliti, anche solo per ascoltarli".

comunicato n.121520




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