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Benevento, 08-04-2019 16:00 ____
"Tutta mia la citta'" e' il titolo della Mostra fotografica di Maurizio Iazeolla che sara' inaugurata il prossimo 11 aprile
L'appuntamento e' nella sale della Soprintendenza Archeologica belle arti e paesaggio per le Province di Caserta e Benevento al viale degli Atlantici
Redazione
  

"Tutta mia la città" è il titolo della mostra fotografica di Maurizio Iazeolla, medico neurologo, che sarà inaugurata il prossimo 11 aprile, alle 16.30, nelle sale della Soprintendenza Archeologica belle arti e paesaggio per le Province di Caserta e Benevento al viale degli Atlantici.
"La mostra "Tutta mia la città" nasce nell'ambito dell'inaugurazione di una inedita sinergia tra vari Enti ed Associazioni sannite: la Soprintendenza Archeologica belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento, l'Associazione Culturale "Benevento Inside", l'Accademia di Fotografia "Julia Margaret Cameron", l'Archivio di Stato, l’Ente Geopaleontologico di Pietraroja.
La finalità è quella di valorizzare al massimo, mediante la creazione di archivi di immagini fotografiche, biblioteche tematiche, mostre e manifestazioni culturali, il patrimonio iconico della nostra Terra.
"A me - ha dichiarato Iazeolla - è stato affidato l’onore e l’onere di tenere a battesimo, con l'esposizione che si protrarrà dall'11 aprile al 4 maggio prossimi presso la sede della Soprintendenza di Benevento, di alcune mie opere che ritraggono la città in un attimo di emozionante magia, questa iniziativa.
"Tutta mia la città... un deserto che conosco..." è l’incipit del testo musicale che tutti conosciamo, a firma del grande Mogol e portato al successo dall'Equipe 84 nel 1969, che la mia generazione ha canticchiato chissà quante volte e che ci torna immediatamente alla mente in una situazione quale quella rappresentata in questa raccolta di scatti di Benevento.
Era una mia antica idea, non mai realizzata prima per la quasi impossibilità a trascorrere un Ferragosto in città, nella nostra civiltà del benessere e del consumo situazione quasi di sconfitta esistenziale da evitare a tutti i costi, come umoristicamente e magistralmente rappresentato da Carlo Verdone nel film "Un sacco bello".
Dunque un Ferragosto beneventano che mi vide, fotocamera in spalla, passeggiare nella controra assolata attraverso il "deserto che conosco", non smettendo di stupirmi ad ogni angolo, ad ogni prospettiva, di una città che mi appariva mai vista prima.
Credo che una città deserta sia un "non luogo", una stridente contraddizione semantica: è come parlare di un "deserto affollato" in cui la parola "deserto", nella sua contemporanea funzione grammaticale di aggettivo e sostantivo, non ammette altra accezione se non la propria.
"Città" è aggregazione, vita, folla, movimento. Il deserto è dunque la negazione della città.
Infatti, la letteratura ed il cinema hanno spesso giocato sui sentimenti di angoscia che un "abitato disabitato" genera nel lettore-spettatore: con gli incubi nucleari della Guerra Fredda si risvegliarono gli ancestrali ricordi dei villaggi fantasma decimati dalla Peste Nera nel XIV secolo e classici quali "Prigionieri della città deserta" (1953) diretto da Dick Powell e l'antologia di racconti "La città fantasma" di Patrick McGrath ne sono la testimonianza".
Come scrive il curatore della mostra, Angelo Orsillo, le fotografie restituiscono luoghi senza corpi la cui presenza viene percepita e restituita in altri luoghi.
Non dunque una "città morta" ma una città temporaneamente "sospesa" nel tempo, i cui abitanti sono in quei minuti "volatilizzati" con il corpo, con la mente o con entrambi e percepiti come fantasmi, assenti e presenti allo stesso tempo".

comunicato n.121372




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