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Benevento, 17-03-2019 08:57 ____
Non ho mai fumato ne' ho conosciuto il sapore del vino ma non sono un virtuoso perche' sono un goloso all'inverosimile...
Sapere che nel frigo vi sia un residuo di torta ed essere costretto a limitarmi, mi provoca una insonnia indomabile. Ad alimentare il vizietto la mia segretaria con 'e zeppole 'a fessella 'e volpe... ma il gallinone...
Nostro servizio
  

Peppino De Lorenzo, questa volta, parla della zeppola di San Giuseppe che, anche qui da noi, ha la sua storia.
Ecco quanto, in proposito, ricorda.
"Nel corso della vita intera non ho mai fumato, forse, dopo aver assistito, da ragazzo, mio padre che, di sigarette, ne consumava ottanta al giorno.
Nè, parimenti, ho conosciuto il sapore del vino. 
Per questo, a ragione, sarei un virtuoso se, invece, non fossi goloso, all'inverosimile.
Ad alimentare la mia incarnata predisposizione verso i dolci, nel corso del tempo, hanno provveduto molti miei pazienti.
Quando, ancora oggi, vedo comparire, nello studio, questi ultimi, con qualche dolciume in mano, da subito, prendo contezza di prepararmi ad una notte insonne.
Sapere, infatti, che, nel frigo, vi sia un residuo di torta ed essere costretto a limitarmi, mi provoca una insonnia indomabile.
Il vizietto, si fa per dire, verso torte ed affini, è stato reso vivo dalla mia fedele segretaria di una vita che, ad ogni ricorrenza, anche quelle più banali, arriva, puntualmente, con le zeppole della pasticceria di via Rummo. Queste ultime, tra l'altro, nella fattura e grandezza, mi ricordano quelle che preparava mia nonna paterna. Nel gergo popolare, qui da noi, essendo di contenute dimensioni, sono state sempre chiamate " 'e zeppole 'a fessella 'e volpe".
E' stata proprio la mia collaboratrice di studio, qualche settimana fa, ad informarmi che quell'esercizio commerciale sia stato ceduto.
Per un goloso incallito come me è stato un colpo ben assestato anche se, poi, la notizia, senza volerlo, mi ha permesso di aprire, un altro cassettino dei ricordi.
E', infatti, proprio vero che la memoria spesso ci conceda di poterci aggrappare ad un sicuro appiglio onde evitare di smarrirci nell'oceano sconfinato dell'individualismo.
Quella più sincera e genuina è legata alla famiglia, agli affetti, ai nostri cari. Il che ci permette di rivivere, quasi per incanto, i momenti belli vissuti, di quanto ci ha dato la vita, di chi non c'è più, di coloro che ci hanno educato e formato.
Rimane, questa, una memoria preziosa e strettamente personale.
Solo così, ritornando al passato e riesumando gli eventi che la storia personale ci conserva, possiamo superare le tristi vicende del mondo d'oggi, che spesso ci gettano nell'incertezza e nel dubbio.
A fondare quella pasticceria fu Pellegrino D'Auria. In quel tempo, dopo il secondo conflitto mondiale, erano pochi in città gli esercizi commerciali di prodotti dolciari.
Tra i ricordi di allora, uno più degli altri, occupa un posto particolare nel mio cuore.
Don Pellegrino, puntualmente ad ogni Pasqua, per un ristretto numero di clienti che ne facevano richiesta, presso la ditta Zaini di Milano, nota, allora come oggi, per la produzione di cioccolato, ordinava un gallo, appunto di cioccolato, che, per le dimensioni, veniva chiamato "Il gallinone" (nella foto).
E' superfluo ricordare che quest'ultimo conteneva sempre una sorpresa, di solito, di gusto raffinato.
Non dimenticherò mai di quanto l'attesa della Pasqua, legata a quel dono particolare, mi rendesse felice. Ricordo lo sguardo luminoso di don Pellegrino D'auria, la sua tempra tenace di lavoratore, la gioia che mostrava quando, all'arrivo, mi consegnava il grande pacco contenente "Il gallinone", giunto da Milano.
Ecco, il paradiso, come quello di tanti, è rimasto racchiuso in quegli anni, nella meravigliosa infanzia che il destino mi ha riservato.
Del resto, in quel tempo, la vita costava poco. Tutto era meraviglioso, malgrado si fosse reduci da un conflitto mondiale, che tanti danni aveva procurato.
E l'apertura del "Gallinone" rappresentava un momento di festa che io condividevo con gli amici del rione Ferrovia, a me legati in modo indissolubile, Sergio, Franchino ed Umbertino.
Quando penso alle feste pasquali di allora, il tempo per me non esiste più e ringrazio, ancora oggi, don Pellegrino D'Auria per la gioia che, nell'infanzia, mi ha procurato.
Alla sua memoria rivolgo il mio pensiero affettuoso.
Giorni fa, ho telefonato alla ditta Zaini di Milano chiedendo lumi in proposito.
Il mio intento era quello di voler ripetere, ora, con i miei nipotini, quell'avventura.
L'interlocutrice, al telefono, molto garbatamente, mi ha informato che quel prodotto, oggi, non è più nella linea di produzione dell'azienda. Spero non mi abbia ritenuto un vecchio rincoglionito.
E, allora, se "Il gallinone" non lo potrò avere più, spero, almeno, che le zeppole restino a deliziare il mio palato, malgrado gli anni trascorsi in fretta. Troppo in fretta".

comunicato n.120709




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