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Benevento, 07-02-2019 16:16 ____
Per non dimenticare Esther Johnson, la donna nigeriana proveniente da Castelvolturno, costretta a prostituirsi ed uccisa a Benevento nel 2016
Presentate le ragioni del progetto della Caritas Diocesana finanziato per un valore complessivo di 105mila euro, di cui 80mila messi a disposizione dall'Otto per mille della Chiesa cattolica
di Simone Razzano
  

Per non dimenticare Esther Johnson, la donna nigeriana proveniente da Castelvolturno, costretta a prostituirsi ed uccisa a Benevento nel 2016 e per fare in modo che casi come il suo non accadano più, rendendo Benevento una zona territoriale libera dal fenomeno della tratta delle donne: ecco le ragioni del progetto della Caritas Diocesana dal titolo: "Esther per non dimenticare", finanziato per un valore complessivo di 105mila euro, di cui 80mila messi a disposizione dall'Otto per mille della Chiesa cattolica, interventi di carità e promozione umana, della Conferenza Episcopale Italiana e per la restante parte dalla Diocesi di Benevento.
La genesi del progetto e le azioni che si intendono porre in essere sono state illustrate, questa mattina, presso il Centro di Pastorale Giovanile di piazza Orsini, nell'ambito di una conferenza stampa a cui hanno preso parte monsignor Felice Accrocca, arcivescovo Metropolita di Benevento; Angelo Moretti, direttore generale del Consorzio "Sale della Terra"; Michelangelo Fetto, direttore artistico della Solot Compagnia Stabile di Benevento; Mariaelena Morelli, coordinatrice Sprar della Rete Caritas - Consorzio "Sale della Terra".
Don Maurizio Sperandeo, introducendo gli interventi, ha ricordato che proprio domani si celebra la Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani.
Un appuntamento fortemente voluto da Papa Francesco che si integra con la campagna "Liberi di partire, liberi di restare" promossa dalla Cei attraverso cui anche il progetto "Esther per non dimenticare" è stato finanziato.
"A due giorni dal corpo trucidato di Esther, ci ritrovammo tutti e in pochi giorni mettemmo su una risposta civica di questa città con una marcia", ha detto Angelo Moretti.
"L'indirizzo specifico sulla tratta ha a che vedere con la libertà.
Rispetto a ciò noi abbiamo scelto di stare sulla strada, per restare accanto alle donne che cercano una chance per uscire dalla loro condizione di sfruttamento.
Dopo la morte di Esther la prostituzione in strada è nettamente diminuita, ma è nato un altro fenomeno che è quello della tratta del caporalato.
Il sistema di disvalore è il medesimo e questo progetto potrebbe essere d’aiuto anche per quest’altra questione.
Le attività previste dal progetto intendono creare occasioni di animazione culturale attraverso una logica che non è solo di denuncia ma di cambiamento delle coscienze tramite laboratori che puntino ad intervenire anche sulla domanda di sfruttamento".
Nel dettaglio, il progetto intende creare un ponte tra le vittime di abuso e i cittadini dei rioni interessati dal fenomeno per diminuire lo status di vulnerabilità delle vittime di tratta e sfruttamento sessuale ciò avverrà tramite la formazione di una Rete civica contro la tratta che metterà in campo una serie di azioni che vanno da un Numero Verde dedicato a chi voglia denunciare un caso di tratta alla creazione di uno sportello di ascolto protetto per consulenze mediche, psicologiche e legali fino a  laboratori interculturali di quartiere (si pensa di tenerli al Rione Ferrovia, al Triggio e a Capodimonte) in cui saranno affrontati i temi della cultura di genere e il fenomeno della tratta.
Per quest'ultima attività, il progetto si avvarrà della competenza della Solot: "Attraverso questo progetto vorremmo parlare ai giovani", ha esordito Michelangelo Fetto, direttore artistico della compagnia teatrale.
"I laboratori intendono provare a coinvolgere il meglio della società civile per ragionare con i ragazzi di questioni spesso al centro del dibattito.
Vorremmo provare, inoltre, a valorizzare quel tesoro vivente che sono i nostri anziani che possono favorire argomenti utili a dialogare con i giovani per raccontare loro cosa è successo nella nostra città nel corso degli anni".
"L'idea è di custodire e dare dignità ad una donna, Esther, brutalmente uccisa nella nostra città", ha aggiunto Mariaelena Morelli.
"Con lei, ridare dignità a tutte le vittime di tratta. Ma questo progetto mira a rivolgersi non solo alle vittime ma anche ai potenziali clienti, con azioni di sensibilizzazione rivolte a tutta la città.
Anche il camper del Welcome sarà pronto per accogliere vittime della tratta ma anche chiunque sia interessato a capire di più".
Monsignor Accrocca, chiudendo l'incontro, ha detto che si tratta di "un percorso in salita anche perché uno degli obiettivi è riconoscere il cliente che ha tutti gli interessi a non voler far sapere che lo è.
La tratta è molto più ampia di quello che vediamo e molto più estesa: è una questione complessa, diffusa, insidiosa.
Un certo cambio di mentalità passa anche attraverso la mia e la nostra conversione: credo che questa sia un'opportunità per aggiustare un po' i nostri stili di vita, affinché le cose abbiano una piega diversa".

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

comunicato n.119691




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