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Benevento, 03-02-2019 18:45 ____
Nel dibattito aperto da Piero Mancini che ha scritto a don Nicola De Blasio, interviene Gianluca Martone
Si parla unicamente di migranti ma non si dice una sola parola sui 5 milioni di poveri in Italia e sui terremotati dell'Umbria e delle Marche o degli alluvionati del Sannio
Redazione
  

Nel dibattito aperto da Piero Mancini che ha scritto a don Nicola De Blasio, interviene Gianluca Martone (foto), giornalista.
"Caro direttore - scrive - vorrei fare brevemente alcune osservazioni alla lettera aperta scritta da Piero Mancini ed indirizzata a don Nicola De Blasio e pubblicata su "Gazzetta".
Perché, mi chiedo, Mancini si scaglia unicamente verso il ministro Salvini, reo di difendere i confini nazionali in base all'articolo 52 della Costituzione, parlando unicamente dei migranti, mentre non dice una sola parola sui 5 milioni di poveri in Italia e sui terremotati dell'Umbria e delle Marche o degli alluvionati del Sannio che, a distanza di anni, attendono ancora la ricostruzione delle loro abitazioni o il risarcimento dei danni provocati da queste calamità naturali?
Tutto ciò, caro Mancini (premetto che non la conosco di persona) è razzismo verso i vicini, verso gli italiani.
Nostro Signore Gesù Cristo, nel Santo Vangelo, afferma: Ama il prossimo tuo come te stesso.
E il mio prossimo, caro Mancini, è innanzitutto quello della porta accanto, l'italiano che non sa come arrivare a fine mese e che attende un lavoro dignitoso da anni.
Lei parla giustamente di disumanità, ma non si riferisce, caro Mancini, evidentemente figlio della nefasta ideologia sessantottina alla vera tragedia silenziosa di questi ultimi 40 anni, di cui ci dovremmo vergognare tutti, spesso complici con il nostro silenzio-assenso.
Mi sto riferendo all'aborto, crimine dei crimini, che ha condannato a morte dal 1978 ad oggi ben 6 milioni di bambini innocenti, senza alcuna colpa, i cui resti sono stati gettati nei rifiuti speciali e magari riutilizzati come cosmetici.
Di questo, caro Mancini, ci si dovrebbe vergognare, come anche dei 500 nostri figli sanniti, uccisi nel solo 2017 all'Ospedale Rummo di Benevento, nonostante l’assenza di medici abortisti.
Concludo il mio intervento con le significative parole del grande San Tommaso D'Aquino, pensatore ai tempi di oggi politicamente scorretto, il quale cosi scrisse e forse sarebbe definito da Mancini Santo razzista: "Con gli stranieri ci possono essere due tipi di rapporti: L'uno di pace, l'altro di guerra.
E rispetto all'uno e all’altro la legge contiene giusti precetti. Infatti gli ebrei avevano tre occasioni per comunicare in modo pacifico con gli stranieri.
Primo, quando gli stranieri passavano per il loro territorio come viandanti.
Secondo, quando venivano ad abitare nella loro terra come forestieri. E sia nell'un caso come nell'altro la legge imponeva precetti di misericordia; infatti nell'Esodo si dice: "Non affliggere lo straniero"; e ancora: "Non darai molestia al forestiero”.
Terzo, quando degli stranieri volevano passare totalmente nella loro collettività e nel loro rito.
In tal caso, si procedeva con un certo ordine. Infatti non si riceveva subito come compatrioti: del resto anche presso alcuni gentili era stabilito, come riferisce il filosofo, che non venissero considerati cittadini, se non quelli che lo fossero stati a cominciare dal nonno, o dal bisnonno".
Questo perché, ammettendo degli stranieri a trattare i negozi della nazione, potevano sorgere molti pericoli; poiché gli stranieri, non avendo ancora un amore ben consolidato al bene pubblico, avrebbero potuto attentare contro la nazione".
Ecco perché la legge stabiliva che si potessero ricevere nella convivenza del popolo alla terza generazione alcuni dei gentili che avevano una certa affinità con gli ebrei: cioè gli egiziani, presso i quali gli ebrei erano nati e cresciuti, e gli idumei, figli di Esaù fratello di Giacobbe.
Invece alcuni, come gli ammoniti e i moabiti, non potevano essere mai accolti, perché li avevano trattati in maniera ostile.
Gli amaleciti, poi, che più li avevano avversati, e con i quali non avevano nessun contatto di parentela, erano considerati come nemici perpetui.
Tuttavia qualcuno poteva essere ammesso nella civile convivenza del popolo con una dispensa, per qualche atto particolare di virtù: Si legge infatti nel libro di Giuditta, che Achior, comandante degli Ammoniti, "fu aggregato al popolo d’Israele, egli e tutta la discendenza della sua stirpe".
Così avvenne per la moabita Rut, che era "una donna virtuosa".

comunicato n.119601




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