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Benevento, 02-02-2019 13:41 ____
Le elargizioni lasciate sul territorio con le sponsorizzazioni non sono sufficienti a far diventare Gesesa un ente benefico
Il Comitato Sannita Acqua Bene Comune insiste sul fatto che bisogna fare chiarezza: Una societa' per azioni deve fare profitto e proprio per questo non puo' gestire un bene comune, primario per definizione, come l'acqua
Redazione
  

Il Comitato Sannita Acqua Bene Comune (Abc), con il presidente Giannicola Seneca, ha svolto alcune precisazioni in merito al dibattito tenutosi lo scorso 29 gennaio (nella foto un momento della manifestazione).
"Si esprime soddisfazione - si legge - per l'incontro e si intende ringraziare l'Università del Sannio Dipartimento Demm per aver ospitato l'evento, Alberto Lucarelli, per il prezioso contributo scientifico offerto in materia della tutela dei beni comuni ed il sindaco Clemente Mastella, per aver assicurato la sua presenza ed essersi fatto parte attiva per agevolare lo svolgimento della raccolta firme: con la consegna, appunto, di 3.200 firme, avvenuta simbolicamente in sede di conferenza, lo svolgimento del referendum consultivo comunale può considerarsi un'attività esclusivamente da calendarizzare.
Intendiamo qui fare alcune precisazioni in merito alla discussione.
In primo luogo, il Comitato ha apprezzato che il sindaco, nella prima parte, del suo intervento si sia detto pienamente d'accordo con il principio dell'Acqua Bene Comune e, proprio per questo, pur comprendendo le situazioni contingenti del Comune, non possono essere giustificate le sue perplessità legate alla mancanza di risorse necessarie per tramutare nei fatti le enunciazioni teoriche.
Si ricorda che l'articolo 4 della convenzione firmata nel 1991 dal Comune di Benevento per la creazione della "Beneventana Servizi", concessionaria della gestione dei servizi di acquedotti e fognature, prevedeva che "il recupero dei finanziamenti apportati dalla Società avverrà attraverso equi aumenti delle tariffe...".
Del resto, non poteva essere diversamente visto che Acea è una società di diritto commerciale con evidente fine di lucro, la quale gestisce l’acqua nel Sannio in aperto contrasto con i principi costituzionali sanciti dal referendum del 2011.
A meno che qualcuno non sia tanto ingenuo da credere o da voler far credere ai beneventani che le elargizioni lasciate sul territorio attraverso le sponsorizzazioni siano sufficienti a far diventare la Gesesa un ente benefico.
E' bene fare chiarezza una volta per tutte: una società per azioni può e deve fare profitto e proprio per questo non può essere il soggetto che gestisce un bene comune, primario per definizione, come l'acqua.
Ricordiamo, senza andare troppo indietro nel tempo, che a dicembre 2018 è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania (Burc) un provvedimento firmato dell'ex amministratore delegato della Gesesa, Piero Ferrari, il quale stabiliva un aumento delle tariffe, in attuazione delle direttive impartite dall'Arera.
In tale circostanza, il sindaco dichiarò pubblicamente di non essere stato preventivamente informato e che si riservava di impugnare l'atto nelle sedi opportune per tutelare sino in fondo gli interessi dei cittadini.
Questo episodio a nostro avviso è emblematico e dimostra come il socio pubblico minoritario non solo ha difficoltà a tutelare i cittadini e l'interesse pubblico, ma non può effettuare neanche un controllo preventivo sull'investitore privato all'interno di uno di quei cosiddetti "mostriciattoli" (citazione di Lucarelli) che sono le società a partecipazione mista pubblico-privato.
Appropriarsi della gestione dell'acqua nel nostro territorio, in pieno disprezzo della volontà di 27 milioni di Italiani, che nel 2011 avevano chiesto a gran voce che la risorsa idrica restasse fuori dal mercato, è inaccettabile.
Le tariffe a Benevento negli ultimi decenni sono lievitate a dismisura.
Quanti di noi hanno dai 40 anni in su ricorderanno sicuramente che le bollette dell'acqua sino agli anni '80 non superavano le poche migliaia di lire... mentre oggi il costo imposto ai beneventani è elevatissimo, a fronte di un servizio che non è nemmeno ottimale dal punto di vista qualitativo.
Infine, è necessario ricordare che ad oggi Gesesa non può essere considerato il Gestore Unico, perché tale può essere definito soltanto chi gestisce il ciclo integrato dell’acqua dalla captazione sino alla depurazione.
Non ci risulta, infatti, che ad oggi sia stata esperita nessuna gara di appalto o altra procedura ad evidenza pubblica che abbia affidato la costruzione e la gestione della depurazione.
Il Comitato ovviamente da atto all’attuale amministrazione dell’impegno profuso per la soluzione di questa antica vicenda ed auspica che venga risolta in tempi brevi sempre nel rispetto della legalità e dell’ambiente.
Oggi e domani, domenica 3 febbraio, il Comitato, nonostante l'obiettivo di quota 3.000 sia stato ampiamente superato, intende continuare la raccolta firme (in piazza Risorgimento angolo ex Inail - sabato dalle 18.00 alle 20.00 e domenica dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 20.00) per sensibilizzare i cittadini in vista della campagna referendaria".

comunicato n.119576




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